Partiamo dalla notizia, perché è tutta lì il motivo per cui Xiaomi Watch 5 merita attenzione: è uno smartwatch WearOS capace di arrivare a 4-5 giorni di autonomia e che oggi si porta a casa a circa 250 euro. Messa così può sembrare poca cosa, ma chiunque abbia avuto a che fare con questo tipo di orologi sa quanto sia complicato far convivere queste due caratteristiche. Per noi i Wear OS, insieme agli Apple Watch, restano gli unici “veri” smartwatch, quelli completamente integrati e sincronizzati con lo smartphone; il problema, storicamente, è che li paghi in autonomia.
Il modello è in commercio già da qualche mese e ci arriviamo con un filo di ritardo, ma ne valeva la pena. Negli ultimi anni il mondo Wear OS ha vissuto una fase di stallo, con una mosca bianca rappresentata dalla coppia Oppo–OnePlus, che ha inaugurato e poi portato avanti la soluzione del doppio chip e doppio sistema operativo. Quest’anno quella stessa idea viene adottata, e a ragione, anche da Xiaomi. È di fatto l’unico modo per avere un Wear OS con un’autonomia di tutto rispetto, ed è la ragione per cui questo orologio è interessante. Qualche dubbio su alcuni dettagli ce l’abbiamo, ma niente di grave: vediamolo nel dettaglio.
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Video recensione Xiaomi Watch 5
Indice:
Qualità costruttiva e design
Xiaomi Watch 5 è costruito bene, interamente in acciaio inossidabile 316L lucido. Niente titanio, niente carbonio, niente materiali esotici: un orologio dalla forma classica, che per i nostri gusti gioca forse con qualche superficie cromata di troppo. È però una pura questione di preferenze personali, perché brutto non lo si può certo definire. Le dimensioni sono di 47 mm di diametro, 12,3 mm di spessore e circa 75 grammi con il cinturino, quest’ultimo in fluoroelastomero. Le colorazioni disponibili sono Gray e Silver, e c’è la resistenza all’acqua fino a 5 ATM.

Il vetro protettivo è in cristallo di zaffiro con un trattamento oleofobico discreto: non eccellente, ma nemmeno scarso, e già questo è un buon segno visto quanto questo materiale tenda a essere problematico da quel punto di vista. Buono anche il display, un AMOLED da 1,54 pollici con risoluzione 480×480 pixel e 1500 nit di picco. Non è un pannello LTPO, quindi nella media sotto il profilo tecnico, ma ci è piaciuto: si legge molto bene anche all’aperto e dà la sensazione di uno schermo “stampato” sul vetro, che valorizza l’estetica dell’orologio. Da segnalare anche la cura riservata alle watch face, tutte gradevoli e in buona parte già disponibili tra quelle preinstallate, senza dover ricorrere ad app di terze parti. Una piccola rarità, in questa fascia.

Come funziona il doppio chip e doppio OS
Qui sta il cuore tecnico di Xiaomi Watch 5, ed è bene capirlo perché è ciò che condiziona tutto il resto. All’interno troviamo due processori distinti: uno Snapdragon W5 Gen 1 e un BES2800, ciascuno dedicato a uno dei due sistemi operativi presenti a bordo, ossia Wear OS e un RTOS a basso consumo. Detta così sembra una complicazione, ma nell’uso quotidiano non ci si accorge di nulla: l’orologio passa in continuazione da uno stato di risparmio energetico, gestito dall’RTOS, a uno stato più “carico” affidato a Wear OS, in modo del tutto trasparente.
Il concetto alla base è tanto semplice quanto intelligente. Il chip a basso consumo e il suo sistema operativo si occupano dell’80-90% delle operazioni; Wear OS entra in gioco solo quando serve davvero, ad esempio quando si apre WhatsApp, Gmail, Gemini o un’app di terze parti. Per capire quanto fa il chip efficiente da solo basta attivare la modalità di risparmio energetico e osservare cosa sparisce: in pratica resta quasi tutto, compreso il monitoraggio dello sport. Vengono meno le app di Google e quelle di terze parti, non si gestiscono le chiamate e non si può rispondere alle notifiche con la voce o con la tastiera. Si ottiene così un orologio assimilabile a uno dei tanti con sistema proprietario; tornando in modalità normale, ricompare il Wear OS completo. Il bello è proprio questo passaggio invisibile tra i due mondi.

Autonomia
Tutta questa architettura si traduce nel suo vantaggio più evidente. A supporto del doppio chip c’è una batteria da 930 mAh, un valore enorme per un orologio, praticamente il doppio rispetto a quanto si trova di solito, reso possibile dalla tecnologia ad alta densità al silicio-carbonio. Il risultato è un’autonomia realistica di 5 giorni, con qualcosa in più se si rinuncia all’always-on display e si limita il monitoraggio dell’attività fisica. Per un Wear OS si tratta di un traguardo notevole, di quelli che cambiano il modo in cui si usa l’orologio: niente più ricarica a giorni alterni e libertà di tenere attive davvero tutte le funzioni. La ricarica avviene tramite la consueta basetta magnetica.

Wear OS, l’esperienza smart
Per tutta la parte smart parliamo di un Wear OS classico e quindi molto completo, da sfruttare al meglio in abbinamento a uno smartphone Android. Si può rispondere alle notifiche, installare app di terze parti comprese quelle per lo streaming, usare i pagamenti contactless: largo alla fantasia, insomma. Sul fronte interazione Xiaomi ha aggiunto anche alcune gesture, dal doppio pinch allo sfregamento delle dita, dallo schiocco allo scuotimento o alla rotazione del polso, a cui si possono assegnare diverse funzioni. Non sono sempre precisissime, ma ci sono e fanno il loro lavoro.
Ci sono però un paio di mancanze che vale la pena segnalare. La prima riguarda il software: manca clamorosamente una vera modalità notte. Si può ricorrere a “non disturbare” e alla modalità cinema, ma sarebbe bastato poco per fare di più, anche perché la funzione è già inclusa in Wear OS. La seconda è l’assenza di una variante eSIM: lo stesso, identico limite che ritroviamo su OnePlus Watch 4 e OPPO Watch X3. Per le chiamate ci sono comunque speaker e microfono, con una buona qualità audio anche se il volume non è altissimo. Da rivedere, infine, il feedback aptico della ghiera: ruotandola per scorrere i menu la vibrazione risulta un po’ trascinata e deboluccia.

Salute e sport
Sul versante benessere, Xiaomi Watch 5 monta un sensore cardio PPG con rilevamento della concentrazione di ossigeno nel sangue e monitoraggio dell’attività cardiaca h24. Mancano però due cose che i più esigenti noteranno: non c’è l’ECG e non viene misurato l’HRV. Presenti invece il barometro e un GPS a doppia frequenza, che permette di tracciare le attività senza grandi problemi. Va detto con onestà che la localizzazione non è precisissima nei contesti più ostici, come le vie strette del centro città o le zone con palazzi molto alti, ma le modalità sportive disponibili sono davvero tantissime.
Tutti i dati confluiscono nell’app Mi Fitness, la stessa che gestisce gli altri orologi Xiaomi e Redmi, Wear OS o proprietari che siano. È ben organizzata e c’è tutto quello che serve, compresa la possibilità di impostare avvisi per il superamento di determinate soglie di battito o di SpO2. Nel complesso un monitoraggio della salute sufficientemente completo, anche se è proprio qui che si concentrano le piccole rinunce: c’è la parte sportiva ma manca l’HRV, si monitora la salute ma non c’è l’ECG. Dettagli che Xiaomi, forse, avrebbe potuto curare un po’ di più.
















In conclusione
Xiaomi Watch 5 non è perfetto, e lo abbiamo detto senza giri di parole: assenza di ECG e HRV, niente variante eSIM, GPS che fatica negli ambienti urbani complessi, feedback della ghiera da migliorare e quella modalità notte che proprio non si capisce perché manchi. Eppure, quando si guarda al prezzo, gran parte di questi appunti passa in secondo piano. A fronte di un listino di circa 349 euro, oggi si trova attorno ai 250 euro, e a quella cifra vale assolutamente la pena.
Lo consigliamo a chi cerca un orologio smart un po’ generico ma fatto bene: un vero Wear OS che permetta di interagire con le app, sincronizzarsi a dovere con il telefono, leggere e rispondere alle notifiche, e che se la cavi senza pretese eccessive anche con salute e sport. Il tutto senza svenarsi e, soprattutto, con un’autonomia che consente di usare l’orologio in tutte le sue funzioni, a differenza di tanti modelli più ambiziosi che poi non si riescono nemmeno a sfruttare al 100% per non scendere sotto i due giorni di carica. Da questo punto di vista, Xiaomi ha fatto centro.
Pro:
<ul>
<li>Lunga autonomia</li>
<li>Prezzo abbordabile</li>
<li>Smartwatch vero</li>
</ul>
Contro:
<ul>
<li>Qualche sbavatura sul software</li>
<li>Non c'è versione LTE</li>
<li>Mancano ECG e HRV</li>
</ul>
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