Esistono prodotti che entrano nel mercato con l’aria di chi sa già di avere vinto. I Sony WF-1000XM6 sono esattamente questo tipo di auricolari: arrivano con la consapevolezza di chi ha già dominato la categoria per anni, con la stessa calma olimpica che solo l’esperienza può dare. Non è arroganza, è heritage, e in questo caso, l’heritage ha una solidità tecnica difficile da contestare. Questa sesta generazione (in realtà quinta, visto che la numerazione “2” fu saltata) rappresenta l’evoluzione più misurata e matura che Sony abbia mai prodotto per la sua linea true wireless flagship, e questo è insieme il suo punto di forza principale e, per certi versi, la sua critica più sottile.
Abbiamo passato settimane con questi auricolari nelle orecchie. In metropolitana, sull’aereo, durante le sessioni di lavoro da casa, nelle passeggiate serali, nelle videochiamate professionali e in qualche rara occasione anche durante una camminata più spinta. Li abbiamo usati con Android e con iOS, con LDAC e con AAC, con ANC al massimo e spento del tutto. E alla fine abbiamo capito una cosa fondamentale: i WF-1000XM6 non sono auricolari perfetti, ma sono probabilmente gli auricolari più completi che si possano comprare oggi a 300 euro.
Indice:
- Unboxing e prima impressione
- Design e qualità: evoluzione intelligente
- La custodia: funzionale ma ingombrante
- Comfort e vestibilità: buone ma non per tutti
- Qualità audio: dove Sony gioca a casa propria
- Come suonano: l’analisi
- Il “trucco” dei bassi con ANC attivo
- Cancellazione del rumore (ANC): la vera star dello show
- La filosofia diversa: meno ostruzione passiva, più ANC attivo
- Modalità Trasparenza: una delle migliori sul mercato
- Qualità delle chiamate: un salto generazionale
- App Sony Sound Connect: il centro di controllo
- Connettività: Bluetooth 5.3 e il nodo irrisolto del codec
- Autonomia: nella media, non oltre
- Prezzo e rapporto qualità-prezzo
- Conclusioni finali
Unboxing e prima impressione
Quando si apre la confezione di un prodotto da 300 euro, ci si aspetta un certo livello di rituale. Sony lo sa, e lo gestisce bene, anche se non in modo spettacolare. La scatola è compatta, sobria, con quella grafica minimal che negli ultimi anni caratterizza tutta la linea premium dell’azienda giapponese. Niente di teatrale, niente di esagerato, solo un’apertura netta che rivela gli auricolari già alloggiati nella loro custodia.
All’interno della confezione troviamo: gli auricolari nella custodia di ricarica, quattro taglie di gommini in memory foam (XS, S, M, L), un cavo USB-A to USB-C per la ricarica e i soliti libretti di istruzioni e garanzia. Il cavo, devo dirlo subito, è il primo piccolo punto dolente: è cortissimo, quasi inutilizzabile se la presa non è vicinissima. È un dettaglio, ma su un prodotto di questa fascia di prezzo, mettere un cavo degno costerebbe a Sony pochissimo e farebbe una differenza non banale in termini di percezione qualitativa.

Una cosa intelligente che abbiamo apprezzato subito: i gommini hanno una codifica colorata sul retro che permette di identificarli immediatamente e di rimetterli nei rispettivi alloggiamenti nella custodia senza impazzire. È una di quelle soluzioni talmente semplici e ovvie che ti chiedi perché tutti gli altri non lo facciano. Speriamo che diventi uno standard di settore, perché chi ha mai perso mezz’ora cercando di capire quale gommino andasse dove capisce bene di cosa parliamo.
Manca, però, una custodia in tessuto o un sacchetto per il trasporto. Non è qualcosa che ogni produttore include, ma su un flagship da 300 euro sarebbe stato un gesto di cura ulteriore verso l’utente. Bose, per fare un esempio, include elementi di questo tipo con alcuni modelli. Sony no.
Design e qualità: evoluzione intelligente
Il design dei WF-1000XM6 rappresenta forse la svolta più visibile rispetto alla generazione precedente. Via le superfici lucide che trasformavano i WF-1000XM5 in calamite per impronte digitali, e chi ha posseduto quelle cuffie sa bene di cosa parliamo, erano diventate opache di ditate già dopo il primo giorno. Al loro posto, una finitura matte che è più gradevole al tatto, più resistente allo sporco, e visivamente molto più moderna e minimale.
La forma degli auricolari abbandona il profilo “a uovo” arrotondato del predecessore per adottare un profilo ovale allungato, quasi “a pillola”. È un cambio di identità estetica non trascurabile, chi amava il look tondeggiante delle XM5 potrebbe storcere il naso, ma abbiamo trovato il nuovo design più risoluto e contemporaneo. La superficie matte è anche notevolmente più facile da afferrare rispetto alla finitura lucida delle XM5, il che conta quando si mettono e tolgono le cuffie velocemente.

Sony dichiara una riduzione dell’11% delle dimensioni rispetto al modello precedente, ma bisogna essere onesti: non è una riduzione che si traduce automaticamente in maggiore comfort per tutti. Il design senza astine, scelta controcorrente rispetto a quasi tutta la concorrenza, continua a essere una caratteristica distintiva di Sony, e ci sono sia fan sfegatati che detrattori di questa soluzione. Personalmente, dopo settimane di utilizzo, possiamo dire che ci si abitua anche se non rapidamente soprattutto perché la comodità di estrazione e di introduzione con le astine è assolutamente impagabile.
Un elemento di design molto intelligente è la piccola rientranza sul corpo dell’auricolare che si aggancia alla conca dell’orecchio, usando l’anatomia naturale come punto di ancoraggio aggiuntivo. Non è un accessorio, non è un gancio, è semplicemente la forma dell’auricolare che lavora in sinergia con la morfologia dell’orecchio. Funziona bene nella maggior parte dei casi, anche se chi ha orecchie particolarmente piccole o con conformazioni atipiche potrebbe trovare la tenuta meno soddisfacente.
La custodia: funzionale ma ingombrante
Sul corpo degli auricolari non ci sono molte critiche da muovere. Sulla custodia, invece, abbiamo qualcosa da dire. Il case dei WF-1000XM6 è più alto rispetto a quello del predecessore, con superfici piatte sia superiori che inferiori. Il coperchio si apre ora con una cerniera metallica, un miglioramento di durabilità rispetto alla plastica del XM5, certamente, e l’indicatore LED è nascosto sotto la superficie, visibile solo quando attivo: un dettaglio estetico molto elegante.
Ma la custodia è grande. Troppo grande. Sta in tasca, sì, nella tasca laterale di un cappotto o in una tasca ampia dei pantaloni, ma non con quella disinvoltura di un AirPods case o di una custodia più snella. Nella tasca frontale dei jeans è decisamente scomoda, e nelle tasche dei pantaloni da ginnastica fa letteralmente rigonfiamento. Per un prodotto che molte persone useranno anche in movimento e in palestra, questa è una limitazione concreta, non solo estetica.

Detto questo, la custodia può stare in piedi da sola su una scrivania o su un pad di ricarica wireless, e il supporto alla ricarica Qi è una comodità reale che usiamo quotidianamente. La ricarica rapida è un’altra feature preziosa: 5 minuti di ricarica garantiscono un’ora di riproduzione. Quello lo abbiamo apprezzato enormemente nei momenti di panico da batteria.
Comfort e vestibilità: buone ma non per tutti
Il comfort è uno degli ambiti più soggettivi nella valutazione di un auricolare in-ear. La forma del canale auricolare varia enormemente da persona a persona, e quello che per noi è comodo potrebbe essere insopportabile per qualcun altro. Fatta questa premessa doverosa, possiamo dire che i WF-1000XM6 non ci hanno particolarmente colpiti positivamente per la loro vestibilità o almeno non in primo impatto.
Con la taglia media dei gommini in memory foam, quella pre-montata di de41 .ault, il fit è stato soddisfacente su di un orecchio meno su di un altro. Abbiamo provato anche le altre taglie seguendo la guida dell’app Sound Connect per la verifica del fit, e anche se il feedback è stato immediato non siamo riusciti a trovare una misura consona al 100%. La memoria muscolare del memory foam però agisce bene: i gommini si adattano progressivamente alla forma del canale auricolare, garantendo una tenuta che migliora nel tempo.
Gli auricolari sono rimasti abbastanza saldi nelle orecchie anche durante movimenti rapidi, inclusi quelli involontari della corsa. C’è un momento strano, nelle prime settimane, in cui si ha la sensazione che l’auricolare stia per cadere, ma è quasi sempre un falso allarme: portando la mano all’orecchio li si trova perfettamente al loro posto. Questa sensazione, come spiega bene Sony, è probabilmente collegata alla nuova struttura di ventilazione, che riduce l’effetto di “ostruzione” del canale auricolare tipico dei modelli più isolanti.

Tuttavia, dobbiamo segnalare due criticità concrete. La prima: chi ha orecchie più piccole o morfologie particolari potrebbe trovare gli auricolari leggermente scomodi o instabili. La dimensione aumentata rispetto alle XM5 potrebbe essere una barriera per alcuni utenti. La seconda: dormire con questi auricolari è praticamente impossibile, sporgono lateralmente in modo troppo pronunciato per potersi appoggiare su un cuscino. Non che sia un caso d’uso per cui questi prodotti siano stati pensati, ma è bene saperlo.
Una critica che ci sentiamo di muovere è l’assenza di alette o ear wings opzionali, come quelle incluse da Bose con i QuietComfort Ultra Earbuds. Per uso sportivo intenso, quella sicurezza aggiuntiva avrebbe fatto comodo. Sony ha scelto di affidarsi esclusivamente alla forma e al fit del gommino, e nella maggior parte dei casi funziona, ma è un rischio che avremmo preferito non correre durante una sessione di corsa con le vibrazioni di un marciapiede irregolare.

Qualità audio: dove Sony gioca a casa propria
Parliamo della cosa più importante. La qualità audio dei WF-1000XM6 è notevole. E lo diciamo avendo ascoltato negli ultimi anni praticamente tutto quello che il mercato ha da offrire.
Sony, ha raccontato, di aver lavorato a questo modello con un approccio quasi artigianale, coinvolgendo alcuni dei più rispettati mastering engineer al mondo: Randy Merrill e Chris Gehringer di Sterling Sound, Mike Piacentini di Battery Studios e Michael Romanowski di Coast Mastering. Non è marketing, o almeno, non solo. Il fine tuning con figure del genere si sente. Si sente nella naturalezza con cui le voci vengono riprodotte, nella pulizia degli alti, nella profondità controllata dei bassi.
I driver e il processore
I nuovi driver da 8,4 mm con diaframma soft edge sono stati riprogettati appositamente per questo modello, con un diaframma più rigido e una sospensione più morbida. Il risultato è una risposta alle basse frequenze migliorata, senza sacrificare la precisione in alto. Il nuovo Integrated Processor V2, poi, porta l’elaborazione da 24 a 32 bit, un salto che si traduce in una maggiore risoluzione dell’audio processato internamente.
Tutto questo, combinato con il supporto a LDAC (audio Hi-Res wireless fino a 24-bit/96kHz) e al codec LC3 per LE Audio, posiziona i WF-1000XM6 tecnicamente davanti a quasi tutta la concorrenza per quanto riguarda la catena di riproduzione audio. Gli utenti Apple si trovano limitati all’AAC, che rimane comunque un codec di qualità, ma la vera magia si esprime pienamente su Android con LDAC attivo.
Come suonano: l’analisi
Abbiamo testato questi auricolari con generi musicali completamente diversi, proprio per capire dove eccellono e dove mostrano qualche limite. Ed è qui che la nostra onestà impone di essere precisi.
- Rock e alternative: con brani ad alta dinamica, la resa è eccellente. Le chitarre distorte mantengono il loro carattere, il basso è presente e corposo, la batteria ha attacco e corpo. La separazione degli strumenti è notevole, si riesce a seguire ogni elemento del mix anche nei momenti più densi.
- Jazz e musica acustica: qui i WF-1000XM6 danno il meglio di sé in assoluto. La riproduzione delle voci è cristallina, le sibilanti non hanno asprezze, i transienti degli strumenti acustici sono resi con una pulizia impressionante.
- Musica elettronica e EDM: i bassi sono fantastici, profondi, controllati, mai sbavati. Suoni sintetici complessi vengono gestiti senza perdere coerenza anche nei passaggi più densi. L’imaging stereofonico è ampio e convincente, con una sensazione di spazialità rara per auricolari in-ear.
- Musica classica e orchestrale: probabilmente il banco di prova più impegnativo per qualsiasi auricolare. I WF-1000XM6 se la cavano molto bene, il palcoscenico sonoro è ampio, la dinamica è preservata, le sezioni orchestrali non si “impastano”. Non raggiungono la trasparenza di un buon auricolare planare, ma per la categoria true wireless wireless sono tra i migliori in assoluto.
Il “trucco” dei bassi con ANC attivo
C’è però un aspetto su cui dobbiamo essere franchi, e che rappresenta una delle critiche più concrete a questi auricolari: l’algoritmo ANC di Sony amplifica le basse frequenze quando la cancellazione del rumore è attiva. L’effetto è abbastanza netto: disattivando l’ANC in una stanza silenziosa, i bassi si attenuano in modo significativo e la risposta complessiva cambia. Questo ha un senso in ambienti rumorosi, compensare l’assenza delle frequenze basse che il rumore ambientale maschera, ma risulta meno giustificabile durante l’ascolto indoor tranquillo.



Per molti utenti questa firma sonora risulterà “potente” e coinvolgente, è il classico “suono ruffiano” di cui parlano molti audiofili. Ma chi preferisce una riproduzione più neutrale e analitica dovrà investire tempo nell’equalizzatore.
La buona notizia è che l’equalizzatore a 10 bande con ±6dB per banda è straordinariamente capace. Rispetto alle 5 bande degli XM5 è un passo avanti enorme in termini di possibilità di personalizzazione. L’app include anche preset predefiniti per chi non vuole avventurarsi nel mix manuale, e alcuni di questi preset sono genuinamente buoni.
Cancellazione del rumore (ANC): la vera star dello show
Se c’è un ambito in cui i WF-1000XM6 stupiscono davvero, è la cancellazione attiva del rumore. Sony dichiara un miglioramento del 25% rispetto ai WF-1000XM5, una cifra che di solito diffidiamo a sentire, perché spesso è più marketing che realtà. In questo caso, invece, la differenza è percettibile e reale.
Il merito va al nuovo processore QN3e, che Sony descrive come circa tre volte più veloce del precedente, affiancato dall’Integrated Processor V2. La velocità di calcolo è fondamentale per la cancellazione delle frequenze medio-alte, quelle che richiedono una risposta dell’algoritmo più rapida e precisa.
In metropolitana, uno degli ambienti più ostili per qualsiasi auricolare, i WF-1000XM6 fanno un lavoro impressionante. Il rumore bianco delle rotaie, il rombo del convoglio, il frastuono della folla, tutto viene attenuato in modo significativo, permettendo di ascoltare musica anche a volumi moderati senza che il rumore di fondo mascheri i passaggi più delicati. Non scompare tutto, i colpi improvvisi, le voci vicine continuano a filtrare in parte, ma quello che resta è gestibile. In questo contesto, la differenza rispetto a un paio di auricolari senza ANC è abissale.










Sull’aereo è ancora meglio: il rumore continuo del motore, che è esattamente il tipo di segnale che gli algoritmi ANC gestiscono meglio, viene quasi completamente eliminato. Abbiamo fatto trattte di tre ore ascoltando musica a volume normale senza mai alzarlo per coprire il rumore di fondo, cosa che con altri auricolari non riesco quasi mai a fare.
In ufficio, in un ambiente con aria condizionata, brusio di colleghi e tastiere che cliccano, la performance è eccellente. I rumori continui vengono quasi azzerati, mentre le voci dei colleghi vicini filtrano in parte. Non è un sistema telepato, e non azzerata tutto, ma crea un isolamento sufficiente per lavorare in concentrazione senza doversi rintanare in una stanza silenziosa.
La filosofia diversa: meno ostruzione passiva, più ANC attivo
Un aspetto che abbiamo trovato genuinamente interessante è la scelta progettuale di Sony per questa generazione: rinunciare a parte dell’isolamento passivo (la “tappatura” meccanica dell’orecchio) per compensarlo e superarlo con un ANC attivo più potente. La nuova struttura di ventilazione lascia il canale auricolare leggermente più “libero”, riducendo quel fastidioso effetto di “orecchie tappate” e minimizzando la percezione dei rumori interni, passi che rimbombano, masticazione, fruscii.
Per chi ha mai avuto quella sensazione opprimente con cuffie particolarmente isolanti, questa è una notizia straordinaria. L’ANC dei WF-1000XM6 crea silenzio in modo più naturale, meno “artificiale”. È la differenza tra un silenzio imposto e un silenzio coesistente. Difficile da descrivere a parole, ma chi lo prova capisce immediatamente.

Detto tutto questo, è giusto ribadire un punto fondamentale che spesso viene dimenticato nella frenesia della spec war: i WF-1000XM6 sono in-ear, non cuffie a padiglione. Un over-ear come le WH-1000XM6 attenua fisicamente più rumore per via della maggiore area di isolamento. Per i commuter più esigenti, chi vola spesso o lavora in ambienti particolarmente rumorosi, le cuffie overhead restano superiori per pura efficacia di cancellazione. Usare gli XM6 come metro di paragone per gli over-ear sarebbe un errore di categoria.
Modalità Trasparenza: una delle migliori sul mercato
La modalità Ambient Sound (trasparenza) dei WF-1000XM6 è genuinamente ottima. Le voci passano in modo naturale, non artificiale, senza quel caratteristico suono “radiofonico” o metallico che infesta molte implementazioni di trasparenza di livello inferiore. Sony offre 20 livelli di regolazione manuale del suono ambientale, un controllo granulare raro e molto apprezzato per chi vuole decidere esattamente quanta realtà filtrare.
C’è anche una modalità Voice Passthrough che filtra le voci amplificandole ma sopprime il rumore di fondo, utile per conversazioni rapide senza togliere gli auricolari. Funziona abbastanza bene, anche se le voci molto basse in ambienti molto rumorosi possono risultare ancora difficili da comprendere. L’Adaptive Sound Control, poi, cambia automaticamente la modalità in base all’attività rilevata, ANC da seduti, trasparenza mentre si cammina. Sulla carta sembra un gimmick, in pratica è straordinariamente utile nella vita quotidiana.
Qualità delle chiamate: un salto generazionale
Questa è probabilmente la sorpresa più grande dei WF-1000XM6 rispetto al modello precedente. I microfoni, otto in totale, quattro per auricolare, combinati con il sensore a conduzione ossea, il beamforming AI e l’elaborazione di riduzione del rumore addestrata su 500 milioni di campioni vocali, producono una qualità di chiamata che si sente raramente su auricolari true wireless.
In ambienti silenziosi, la voce passa cristallina, con articolazione naturale e riverbero minimo. Ma è in ambienti rumorosi che la magia si manifesta davvero. Durante una chiamata con escavatori letteralmente a pochi metri di distanza, chi era dall’altra parte della linea non ha sentito il minimo rumore di fondo. Il sistema impiega circa un secondo a discriminare cosa è rumore di sfondo e cosa è la voce dell’utente, dopodiché azzera praticamente tutto quello che non è vocale.
C’è però un costo: in ambienti molto rumorosi, la voce dell’utente suona inevitabilmente un po’ artefatta, compressa, processata. È il prezzo dell’elaborazione aggressiva, voce comprensibile ma non naturale. Una trade-off che la maggior parte degli interlocutori troverà accessibilissima, ma chi è particolarmente sensibile alla qualità audio delle chiamate potrebbe notarlo.
L’opzione di mutare il microfono con un tap è un’aggiunta pratica per chi passa molto tempo in call e ha bisogno di attivare o disattivare velocemente l’audio. Non è rivoluzionaria, ma è il tipo di funzione che si apprezza moltissimo quando ne hai bisogno.
App Sony Sound Connect: il centro di controllo
L’applicazione Sony Sound Connect è aggiornata e ulteriormente arricchita in occasione del lancio dei WF-1000XM6, ed è uno degli ecosistemi software più completi che si possano trovare su auricolari consumer. Non è esente da critiche, ma in termini di funzionalità offerte è difficile batterla. Le opzioni principali includono:
- Controllo ANC: tre modalità (Cancellazione rumore, Suono ambientale, Off) con 20 livelli di regolazione per l’ambient sound
- Equalizzatore a 10 bande con ±6dB per banda, più 9 preset predefiniti e la funzione “Trova il tuo equalizzatore” per il profiling sonoro personalizzato
- Modo di ascolto: Standard e Musica di sottofondo, quest’ultima abbassa selettivamente certe frequenze per creare l’effetto di musica diffusa in ambiente, come se venisse da un’altra stanza
- DSEE Extreme: upscaling automatico dell’audio per sorgenti compresse, funziona solo in modalità Standard
- 360 Reality Audio: audio spaziale con head tracking su Android
- Adaptive Sound Control: automazione della modalità ANC basata su attività e posizione
- Gestione multipoint: connessione simultanea a due dispositivi
- Quick Access: integrazione diretta con Spotify, Amazon Music e Endel
- Controlli touch personalizzabili: ogni gesture (tap singolo, doppio, triplo, long press) su ogni auricolare è configurabile
- Integrazione Google Gemini: per i comandi vocali su Android
























La nuova funzione “Musica di sottofondo” merita un paragrafo a parte. Quando la attivi, la musica viene elaborata per suonare come se provenisse da un altoparlante in una stanza adiacente, volume più basso, frequenze alte attenuate, senso di distanza. È la modalità perfetta per lavorare, studiare o concentrarsi senza volersi isolare completamente dalla musica. L’abbiamo usata intensamente durante le sessioni di scrittura e dobbiamo dire che funziona davvero: è diversa dal semplice abbassare il volume, c’è un processing che cambia la percezione spaziale del suono.
Sul fronte negativo dell’app: l’interfaccia, pur essendo ricca, non è sempre intuitiva. Alcune opzioni sono sepolte in menu secondari che richiedono esplorazione. La traduzione italiana non è sempre accurata. Sono imperfezioni che una buona revisione editoriale avrebbe potuto evitare.
Connettività: Bluetooth 5.3 e il nodo irrisolto del codec
I WF-1000XM6 usano Bluetooth 5.3. Il supporto dei codec è: AAC, SBC, LDAC e LC3 con LE Audio. Sul lato codec, nulla da ridire, LDAC è ancora il migliore codec wireless per audio Hi-Res disponibile su larga scala, e il supporto a LC3 con LE Audio apre a possibilità future interessanti, incluso il Bassa Latenza per gaming (ancora in beta al momento della prova) e Auracast per i broadcast pubblici.
Ma Bluetooth 5.3, su un prodotto lanciato nel 2026 a 300 euro, inizia a fare fatica a giustificarsi. Alcuni concorrenti hanno già adottato il Bluetooth 6.0, che porta con sé miglioramenti in termini di precisione del ranging, riduzione delle interferenze e potenzialmente nuove funzionalità. Non è che il 5.3 sia “cattivo”, nella pratica quotidiana funziona benissimo, ma su un flagship che si vuole “state of the art” è una scelta conservativa che potrebbe limitare la longevità del prodotto.
Il multipoint (connessione simultanea a due dispositivi) funziona senza problemi. Il passaggio da smartphone a laptop avviene con fluidità accettabile, senza lag evidente. Abbiamo riscontrato sporadiche cadute di connessione camminando in zone molto affollate quando non era selezionata la modalità “Priorità stabilità” nell’app, il che suggerisce di tenerla attiva in ambienti con alta densità di dispositivi Bluetooth.
Un punto da considerare per gli utenti Apple: LDAC non è supportato su iOS, che è limitato all’AAC. Questo significa che gli utenti iPhone non possono accedere alla massima qualità audio offerta da questi auricolari. Non è una colpa di Sony, Apple non ha aperto i suoi sistemi a LDAC, ma è una limitazione reale di cui bisogna essere consapevoli prima dell’acquisto.
Autonomia: nella media, non oltre
L’autonomia è uno degli aspetti in cui i WF-1000XM6 non sorprendono, nel bene o nel male. Sony dichiara 8 ore con ANC attivo e 12 ore senza ANC per singola carica, per un totale di 24 ore con la custodia. Sono gli stessi numeri dichiarati dai WF-1000XM5 e dai WF-1000XM4 prima di loro.
In test abbiamo ottenuto quasi 9 ore di riproduzione continua, superando la dichiarazione di Sony. È un’autonomia solida per un giorno lavorativo, ma non eccezionale. Il fatto che Sony non sia riuscita a migliorare l’autonomia in tre generazioni consecutive è una delle critiche più facili, e più giuste, da muovere a questa linea di prodotti.

La ricarica rapida è una funzione che bilancia in parte questo limite: 5 minuti di ricarica per un’ora di riproduzione è genuinamente utile quando ci si dimentica di ricaricare la sera prima. La compatibilità con la ricarica wireless Qi aggiunge comodità per chi ha già un pad di ricarica sulla scrivania o sul comodino, e ormai chi non ce l’ha?
Per le chiamate vocali, l’autonomia scende a 5 ore con ANC. Per le call meeting intensive o le giornate di smart working in cui si è sempre in videoconferenza, potrebbe non essere sufficiente per coprire l’intera giornata lavorativa senza un’interruzione per la ricarica.
Prezzo e rapporto qualità-prezzo
I Sony WF-1000XM6 sono disponibili in Italia a 300 euro in colorazione nera o argento. Sono 19 euro in meno rispetto al prezzo di lancio dei WF-1000XM5, una scelta controtendenza rispetto ai competitor che spesso aumentano il prezzo ad ogni generazione.
La domanda che ci poniamo sempre in questi casi è: li vale? E la risposta, in questo caso, è sì, con qualche asterisco. Li vale se siete all’inizio della vostra esperienza con auricolari premium, se state passando da un marchio diverso o se venite da generazioni più vecchie come il XM3 o XM4. In questi casi, il salto qualitativo è abissale e 300 euro sono più che giustificati.
Se invece possedete già i WF-1000XM5, il discorso è più complesso. I miglioramenti ci sono, ANC migliore, microfoni nettamente superiori, design aggiornato, app più ricca, ma non sono così trasformativi da giustificare una spesa di 300 euro se i vostri XM5 funzionano ancora bene. Il suggerimento, in quel caso, è di aspettare un’eventuale promozione o di considerare il cambio solo quando il vostro modello attuale comincerà a mostrare i segni del tempo.
Conclusioni finali
Settimane con i WF-1000XM6 nelle orecchie ci hanno insegnato una cosa: Sony non ha bisogno di reinventare la ruota ogni generazione per mantenere la leadership di mercato. Questa volta ha scelto un approccio diverso, più maturo, più chirurgico, più mirato ai punti deboli del modello precedente, e il risultato è un prodotto che nella pratica quotidiana è difficile da battere.

L’ANC è il migliore che abbiamo mai sentito su un in-ear, per naturalezza e efficacia complessiva. La qualità audio è di livello altissimo, con la firma sonora “ruffiana” che può essere corretta con l’EQ per chi la preferisce più neutra. I microfoni rappresentano un salto generazionale rispetto al XM5. Il comfort è buono per la maggior parte degli utenti.
Le critiche che rimangono, Bluetooth 5.3 invece del 6.0, autonomia invariata da tre generazioni, custodia ingombrante, ergonomia non universale, mancanza di ear wings per il fitness, sono reali e meritano di essere considerate nell’acquisto. Nessuna di esse è un difetto capitale, nessuna compromette l’esperienza d’uso in modo significativo. Ma su un prodotto che si propone come “il massimo del massimo”, ogni limite è amplificato dall’aspettativa.
Se dovessimo riassumere i WF-1000XM6 in una frase sola, diremmo: sono gli auricolari che comprereste se poteste comprarne solo uno e volete fare la scelta giusta per i prossimi tre anni. Non perché siano privi di difetti, nessun prodotto lo è, ma perché il loro livello di completezza è tale da coprire praticamente ogni scenario d’uso con eccellenza o quasi.
Pro:
- Qualità audio eccezionale con firma sonora coinvolgente
- ANC tra i migliori sul mercato
- Microfoni nettamente migliorati
- App Sound Connect ricca di funzioni
- Prezzo in calo rispetto al predecessore
Contro:
- Autonomia invariata da tre generazioni
- Bluetooth 5.3 mentre la concorrenza adotta già il 6.0
- Custodia ingombrante, poco tascabile
- Ergonomia non universale
- Bassi amplificati artificialmente con ANC attivo
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