Il radiotelescopio Allen Telescope Array, nella California settentrionale, d’ora in poi lavora anche con agenti di intelligenza artificiale: puntano le antenne, correggono i dati in arrivo e analizzano i segnali mentre l’osservazione è ancora in corso. L’integrazione, annunciata il 30 ottobre 2026, nasce dalla collaborazione tra il SETI Institute e Breakthrough Listen.
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Agenti AI al timone del radiotelescopio
All’Allen Telescope Array basta una sola richiesta scritta in linguaggio naturale perché gli agenti possano orientare lo strumento, ripulire e migliorare il flusso dei dati in arrivo e applicare modelli di intelligenza artificiale alla sorgente. L’array conta 42 antenne. Il materiale vivo su cui gli agenti intervengono viene dalla piattaforma NVIDIA Holoscan, che elabora i grandi flussi dei sensori man mano che vengono raccolti, senza aspettare che finiscano su disco per un’analisi successiva.
Alla base c’è l’ipotesi che una civiltà extraterrestre, se esiste, possa essere più antica dell’umanità di miliardi di anni e aver sviluppato tecnologie molto più avanzate delle nostre, comprese forme di intelligenza artificiale. Da qui l’idea di affidare la ricerca di altri agenti artificiali ad agenti artificiali costruiti da noi.
Andrew Siemion, che al SETI Institute occupa la cattedra Bernard M. Oliver per il SETI e guida Breakthrough Listen come principal investigator, invita a guardare la cosa senza timore:
Man mano che i nostri nuovi osservatori agentici si spingono nell’universo, ciò che scopriranno potrebbe avere molto più in comune con loro stessi che con gli esseri umani che li hanno creati. Ma non è qualcosa di cui avere paura. Al contrario, rappresenta una svolta nel campo della traduzione.
Dalla memoria della GPU alla pulsar del Granchio
I radiotelescopi generano volumi di dati enormi, e riconoscere un segnale interessante mentre l’osservazione procede resta la difficoltà principale. All’Allen Telescope Array la libreria DAQIRI porta i terabit al secondo dei sensori direttamente nella memoria della GPU, così l’elaborazione avviene durante l’acquisizione e non riempie gli hard disk. CyberEther, il framework di signal processing sviluppato al SETI Institute, esegue i calcoli con le librerie NVIDIA CUDA-X, tra cui cuFFT e cuBLAS.
Nexus, orchestratore web dell’osservatorio, fa da harness per gli agenti: mette a disposizione un unico punto di riferimento per lo stato dello strumento, le risorse di calcolo e le pipeline. I ricercatori possono così tenere sotto controllo la perdita di pacchetti, leggere spettrogrammi in tempo reale e riscrivere i blocchi di elaborazione formulando una richiesta in linguaggio naturale. Il sistema regge 2,4 terabit al secondo sulle GPU NVIDIA RTX PRO 6000 Blackwell, con l’inferenza che gira in locale, accanto allo strumento. Il risultato è che gli agenti comprimono in ore un lavoro che a una persona richiederebbe settimane o anni.
La pipeline ha già superato una prova concreta: il primo rilevamento di una pulsar ottenuto in tempo reale dall’intelligenza artificiale nella Nebulosa del Granchio, un residuo stellare che ruota rapidamente e pulsa come un faro cosmico. Il risultato riguarda un oggetto già noto e non un segnale extraterrestre, e poggia anche sul rilevamento dei giant pulses della pulsar del Granchio che il team aveva ottenuto nel febbraio 2025.
Modelli aperti per osservatori lontani
Il passo successivo è la valutazione di modelli aperti, tra cui NVIDIA Nemotron, nei casi in cui contano di più la vicinanza dei dati e la rapidità dei risultati, e per osservatori che un giorno potrebbero funzionare offline sul lato nascosto della Luna.
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