Il New York Times ha pubblicato nelle scorse ore un’inchiesta destinata a far discutere a lungo, sia nel mondo della tecnologia sia a Washington, secondo cui l’intelligence americana considera Jensen Huang, amministratore delegato di NVIDIA, il bersaglio di un’operazione di spionaggio del governo cinese, mentre il presidente Donald Trump, informato della vicenda circa un anno fa, avrebbe scelto di non intervenire. Andiamo a scoprire tutti i dettagli.
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Chi è Alice Huang e cosa c’entra con i chip NVIDIA
Tutto parte dalla sorveglianza che le agenzie di intelligence statunitensi avrebbero messo in atto su Alice Huang, cittadina cinese e dirigente di Megaspeed, società di Singapore attiva nel settore dei data center e che, nonostante il cognome, non ha alcun legame di parentela con il numero uno di NVIDIA.
Proprio monitorando le sue comunicazioni, gli investigatori avrebbero individuato i contatti con un cittadino americano, identificato in seguito come Jensen Huang, e le agenzie avrebbero concluso che la donna è una fonte dell’intelligence cinese che passa informazioni a Pechino.
Va detto che Alice Huang era finita sotto osservazione già prima delle accuse di spionaggio, perché sospettata di aver aiutato a far arrivare in Cina i chip più avanzati di NVIDIA, la cui esportazione verso il Paese è soggetta a forti restrizioni da parte degli Stati Uniti.
Il Times aveva dedicato a Megaspeed una prima inchiesta già nell’ottobre 2025, quando la società risultava sotto esame da parte del Dipartimento del Commercio statunitense e della polizia di Singapore, e i numeri emersi ora sono ancora più consistenti: la società gemella malese di Megaspeed avrebbe acquistato apparecchiature basate su chip NVIDIA per almeno 4,8 miliardi di dollari in meno di due anni, un volume d’affari che il quotidiano definisce insolito per un’azienda così piccola e poco conosciuta.
Il profilo pubblico della donna è del resto piuttosto scarno, dal momento che Alice Huang si presentava come amministratrice delegata di Megaspeed mentre nei documenti societari risultava direttrice generale soltanto per i primi otto mesi di attività dell’azienda, prima di essere rimossa dall’incarico; un fondo d’investimento cinese per cui aveva lavorato la descriveva inoltre come ex giornalista televisiva, un dettaglio che però il Times non è riuscito a verificare.

A testimoniare la vicinanza tra i due c’è anche una foto pubblicata nel 2024 sul profilo LinkedIn della società NetThunder, poco prima che Megaspeed avviasse i suoi grandi acquisti di chip, in cui, come potete vedere sopra, Alice Huang siede accanto a Jensen Huang mentre quest’ultimo brinda con altri dirigenti del settore dell’intelligenza artificiale.
Secondo la prima inchiesta del quotidiano, lo scatto risale a una serata in un locale di Taipei nel giugno 2024, e i due sarebbero stati fotografati insieme anche a maggio 2025, all’uscita da una cena di lavoro sempre nella capitale taiwanese.
Perché Jensen Huang non è mai stato avvisato
L’aspetto più delicato dell’inchiesta riguarda però la reazione della Casa Bianca, perché stando a quanto riferito dal Times il presidente Trump sarebbe stato informato della vicenda circa un anno fa senza prendere alcun provvedimento, e Jensen Huang non avrebbe mai ricevuto nemmeno un defensive briefing, l’avvertimento che le autorità statunitensi riservano di norma ai cittadini americani presi di mira da servizi di intelligence stranieri.
I motivi di questa scelta non sono chiari, anche se il quotidiano ricorda che Trump si è mostrato attento a evitare tutto ciò che potesse ostacolare le vendite di chip di NVIDIA o complicare ulteriormente i rapporti commerciali con la Cina, in un contesto in cui la stessa amministrazione, lo scorso dicembre, aveva autorizzato l’esportazione dei chip H200 verso il Paese in cambio di una quota del 25% sui ricavi. Allo stesso tempo, il Times precisa di non sapere se i funzionari abbiano evitato di avvisare il CEO di NVIDIA per non insospettire Alice Huang, che risulterebbe ancora sotto sorveglianza.
Restano insomma diversi punti oscuri, a partire dal tipo di informazioni che la donna potrebbe aver trasmesso a Pechino, su cui l’inchiesta non fornisce indicazioni. Resta dunque da capire se NVIDIA e la Casa Bianca commenteranno pubblicamente la ricostruzione del quotidiano, ma considerato il peso dell’azienda nella corsa all’intelligenza artificiale e la delicatezza dei rapporti tra Stati Uniti e Cina sui semiconduttori, è lecito aspettarsi che la vicenda abbia un seguito nelle prossime settimane.
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