Nella notte del 10 ottobre un fascio di luce artificiale ha illuminato per alcune ore un tratto di deserto ai piedi della Sierra Nevada, poco distante da Lone Pine, in California. All’origine c’era Reflect Orbital, startup statunitense che punta a mettere in orbita 50.000 satelliti con specchi in grado di riflettere la luce del sole sulla Terra dopo il tramonto. Un fenomeno naturale o un’esercitazione militare non c’entravano.

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Una prova nel deserto con i soccorritori alpini

I riflettori sono stati sistemati su una piazzola sterrata lungo Horseshoe Meadows Road e alimentati da generatori, tra le 19 e la mezzanotte, per simulare quello che accadrebbe con un vero specchio in orbita. Il fascio copriva circa 3 miglia di terreno in ogni direzione, con un’intensità appena superiore a quella della Luna piena. Il bagliore era tanto forte che alcuni automobilisti in transito sulla Highway 395 si sono fermati a controllare. Cayden Thompson e un amico si sono avvicinati fino a circa 300 metri dalla sorgente prima di rendersi conto di quanto fosse intensa, e secondo Thompson restare davanti ai fasci poteva provocare ustioni.

Alla sessione di test hanno partecipato due gruppi volontari di soccorso alpino, il China Lake Mountain Rescue Group e l’Inyo County Search and Rescue. Dopo un primo giro effettuato con le sole lampade frontali, hanno provato ricerche a griglia, allestimento delle attrezzature e trasporto in barella sotto la luce artificiale. Per Phillip Cash, responsabile operativo del China Lake Mountain Rescue Group, muoversi sul terreno accidentato è risultato più semplice, anche se ritiene che questa tecnologia dia il meglio in scenari di disastro su larga scala più che nelle missioni ordinarie. Gli astronomi, però, non sono stati avvisati: nessuno di loro ha saputo della prova finché la notizia non è circolata sui giornali, e non è chiaro in che modo l’azienda abbia ottenuto il permesso di organizzarla.

Il satellite dimostrativo e la luce a comando

A luglio la Federal Communications Commission ha autorizzato il lancio, atteso per il prossimo anno, di un satellite dimostrativo chiamato Earendil-1, dotato di uno specchio quadrato da 18×18 metri in mylar lucido. Il veicolo orbiterà a circa 625 chilometri di quota e proietterà la luce su un’area larga circa 5 chilometri, con un’intensità regolabile da quella della Luna piena fino a quella del sole a mezzogiorno. Il test californiano serviva proprio a mostrare in anticipo gli effetti della tecnologia al suolo.

L’idea commerciale è una sorta di luce su richiesta, attivabile da un’app e pensata per illuminare i raccolti, sostituire lampioni guasti o sostenere operazioni militari. I soccorritori notturni restano il primo cliente naturale, ma il prezzo ipotizzato, 5.000 dollari l’ora, è fuori portata per gruppi che lavorano gratuitamente e su chiamata. Nello stesso mese Reflect Orbital ha annunciato l’acquisto di due lanci dalla società indiana Skyroot Aerospace per portare in orbita i futuri veicoli. L’obiettivo dei 50.000 satelliti dovrebbe essere raggiunto nel prossimo decennio, con il 2035 come traguardo indicato da alcune fonti.

Le critiche di astronomi e ambientalisti

Il progetto trova di fronte una coalizione di ambientalisti e astronomi che lo considera un attacco all’alternanza naturale tra giorno e notte. Jan Hasselman, avvocato senior di Earthjustice, parla senza giri di parole:

È un progetto idiota. Ci sono moltissime domande senza risposta e impatti potenziali enormi. Tutta la vita sulla Terra si è evoluta sul ritmo di giorno e notte, e ci sono tonnellate di dati che dimostrano quanto sia rischioso alterarlo.

Hasselman chiede un confronto pubblico prima di concedere a chiunque il diritto di modificare il cielo notturno e giudica folle l’ipotesi di arrivare a 50.000 specchi orbitali. Ad agosto quattro associazioni rappresentate da Earthjustice hanno chiesto alla FCC di rivedere l’autorizzazione, citando i rischi per la fauna che si orienta con il ciclo luce-buio per nutrirsi, ripararsi e riprodursi, e il peggioramento dell’inquinamento luminoso già prodotto dalle mega-costellazioni. Sul fronte sanitario pesano l’alterazione dei ritmi circadiani e il pericolo per la vista di chi guarda il bagliore a occhio nudo, come accadrebbe con un’eclissi solare senza protezioni. L’American Astronomical Society ha segnalato alla FCC il possibile danno per gli astrofili che osservano con telescopi di dimensioni ragionevoli, ricevendo una risposta che rinvia il tema ad altri ambiti rispetto alla gestione dello spettro radio. Un rapporto dell’ESO, l’Osservatorio europeo australe, avverte inoltre che la costellazione completa potrebbe rendere inutilizzabili tutte le immagini dell’Osservatorio Vera C. Rubin.

L’astronoma Wolters contesta anche la scelta di coinvolgere i gruppi di soccorso, che a suo avviso serve più a ripulire l’immagine del prodotto che a testarne l’utilità, e ricorda che quei volontari non hanno i fondi per acquistare un servizio così costoso. Reflect Orbital replica che la tecnologia aiuterebbe l’ambiente, aumentando di notte il rendimento dei pannelli solari e riducendo la dipendenza dai combustibili fossili, e sostiene di aver avuto discussioni approfondite con scienziati e astronomi per tenere i fasci lontani da osservatori, parchi nazionali e aree ricche di fauna. Il climatologo David Ho, dell’Università delle Hawaii, ribalta però l’argomento: alcuni propongono specchi spaziali orientati lontano dalla Terra per raffreddare il pianeta, e girarli nella direzione opposta per scaldarlo sarebbe l’esatto contrario.