La sonda della JAXA è decollata il 19 ottobre a bordo di un razzo H3 e raggiungerà il Pianeta Rosso nel 2027. L’obbiettivo è studiare Phobos e Deimos, chiarire l’origine delle due lune marziane e riportare sulla Terra almeno 10 grammi di materiale da analizzare in laboratorio.

L’esplorazione di Marte non passa soltanto dallo studio della sua superficie, ma anche dai due piccoli satelliti che orbitano attorno al Pianeta Rosso; è proprio a loro che guarda Martian Moons eXploration (MMX), la missione dell’agenzia spaziale giapponese JAXA che punta a raccogliere nuovi dati su Phobos e Deimos, due corpi celesti la cui origine è ancora oggetto di dibattito scientifico.

Il lancio è avvenuto alle 21:41 italiane del 19 ottobre 2026, quando il razzo H3 è decollato dal Tanegashima Space Center, in Giappone. Dopo aver completato le fasi previste della salita e le accensioni del secondo stadio, la sonda si è separata dal vettore alle 22:52, iniziando ufficialmente il viaggio interplanetario.

MMX è una missione particolarmente ambiziosa, che coinvolge anche partner internazionali come l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e la NASA. Il programma prevede osservazioni ravvicinate delle due lune, il rilascio di un rover sulla superficie di Phobos e il prelievo di campioni da riportare sulla Terra nel 2031. Un percorso che potrebbe aiutare gli scienziati a ricostruire alcuni passaggi ancora poco chiari della formazione del sistema marziano.

Riproduci il video: Launch live streaming of Martian Moons eXploration (MMX)/H3 Launch Vehicle flight No.10(English)

MMX raggiungerà Marte nel 2027 e studierà da vicino le sue due lune

Secondo il programma della JAXA, la sonda dovrebbe raggiungere Marte nell’agosto 2027, il veicolo spaziale, con una massa di circa 4,5 tonnellate, è composto da tre moduli principali: quello di propulsione, quello dedicato all’esplorazione e quello di ritorno, che ospita la capsula destinata a riportare i campioni sulla Terra.

Una volta arrivata nel sistema marziano, MMX entrerà in una particolare orbita quasi satellitare attorno a Phobos, seguendo una traiettoria che le consentirà di osservare da vicino la luna durante il suo movimento attorno al pianeta. Nei primi mesi la sonda studierà la superficie da diverse distanze, utilizzando fotocamere, spettrometri e altri strumenti per analizzarne le caratteristiche e individuare le aree più adatte alle operazioni di campionamento.

A bordo sono presenti diversi strumenti scientifici, tra cui TENGOO, una fotocamera telescopica per ottenere immagini dettagliate del terreno, e OROCHI, un sistema di imaging multispettrale per analizzare la topografia e le caratteristiche della superficie. MIRS permetterà di studiare minerali e possibili tracce di acqua e molecole organiche, mentre MEGANE analizzerà la composizione elementare attraverso raggi gamma e neutroni. Sono inoltre presenti un sistema LIDAR e altri strumenti dedicati all’analisi dell’ambiente e dei materiali presenti su Phobos.

Uno degli elementi più interessanti della missione è IDEFIX, il rover sviluppato congiuntamente dalle agenzie spaziali francese CNES e tedesca DLR; con una massa di circa 25 chilogrammi, il piccolo veicolo dovrebbe raggiungere la superficie di Phobos tra la fine del 2028 e l’inizio del 2029, prima delle operazioni di atterraggio della sonda.

La gravità estremamente debole della luna rappresenta una sfida importante: il rover dovrà riuscire a stabilizzarsi sul terreno e muoversi in condizioni molto diverse da quelle sperimentate sulla Terra o sulla Luna terrestre. I suoi strumenti, tra cui il radiometro miniRAD e lo spettrometro Raman RAX, serviranno a studiare le proprietà termiche e mineralogiche della superficie, oltre alle caratteristiche del materiale su cui si muoveranno le ruote.

Dopo la fase dedicata alle osservazioni e alle operazioni sulla superficie, MMX tenterà due discese su Phobos per raccogliere almeno 10 grammi di materiale; la missione utilizzerà due sistemi distinti: un campionatore a carotaggio, capace di prelevare materiale anche a oltre due centimetri di profondità, e un sistema pneumatico che sfrutta gas pressurizzato per raccogliere materiale superficiale.

Conclusa la fase principale, nel 2030 la sonda lascerà l’orbita ravvicinata di Phobos per passare a una traiettoria più alta attorno a Marte, dalla quale effettuerà una serie di sorvoli di Deimos. Lo studio di entrambi i satelliti permetterà di confrontarne le caratteristiche e verificare se condividano un’origine comune.

rover idefix jaxa mmx marte

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Perché i campioni di Phobos potrebbero risolvere il mistero delle lune di Marte

Phobos e Deimos presentano forme irregolari e alcune caratteristiche che ricordano quelle degli asteroidi primitivi. Da qui nasce una delle ipotesi sulla loro origine: potrebbero essere corpi celesti formatisi in un’altra regione del Sistema Solare e successivamente catturati dalla gravità di Marte.

Questa spiegazione, tuttavia, non chiarisce completamente le loro orbite, quasi circolari e vicine al piano equatoriale del pianeta; per questo motivo gli scienziati prendono in considerazione anche uno scenario alternativo, secondo il quale le due lune si sarebbero formate dai detriti generati da un grande impatto sulla superficie marziana.

Le due ipotesi prevedono differenze importanti nella composizione dei materiali. Se Phobos fosse un asteroide catturato, potrebbe conservare tracce delle condizioni presenti nella regione del Sistema Solare in cui si è formato. Se invece derivasse dai detriti di un impatto, i suoi campioni potrebbero contenere una combinazione di materiale proveniente da Marte e dall’oggetto che colpì il pianeta, con alterazioni dovute alle elevate temperature raggiunte durante la collisione.

Le osservazioni di MMX potranno fornire i primi indizi già durante la permanenza nel sistema marziano, ma sarà soprattutto l’analisi dei campioni sulla Terra a permettere verifiche più approfondite. Nei laboratori sarà infatti possibile studiare la composizione chimica, mineralogica e isotopica del materiale con tecniche che non possono essere replicate integralmente a bordo di una sonda spaziale.

Il ritorno dei campioni rappresenta quindi uno degli aspetti più importanti dell’intera missione. La partenza da Marte è prevista verso la fine del 2030, mentre il viaggio di ritorno dovrebbe durare circa otto mesi; se il programma sarà rispettato, la capsula raggiungerà la Terra nel 2031, con un atterraggio previsto nella regione australiana di Woomera.

Il periodo sarà particolarmente interessante per l’esplorazione del sistema marziano: nello stesso anno è previsto anche il rientro dei campioni della missione cinese Tianwen-3, destinata a raccogliere materiale direttamente dalla superficie di Marte. Si tratta di programmi distinti, con obiettivi differenti, ma che potrebbero offrire agli scienziati nuove opportunità per confrontare campioni provenienti da ambienti diversi.

MMX punta dunque a trasformare due piccoli satelliti spesso meno considerati rispetto al pianeta che accompagnano in una fonte preziosa di informazioni, capire come si sono formati Phobos e Deimos significa infatti ricostruire meglio la storia di Marte e i processi che hanno contribuito a modellare il Sistema Solare.