La Commissione Europea si prepara a proporre nuove regole per limitare l’accesso di minori a social media e piattaforme di condivisione video prima dei 15 anni, secondo documenti preparatori visionati da POLITICO e una fonte a conoscenza della vicenda.

L’esecutivo comunitario presenterà giovedì il nuovo EU KIDS Act, che stabilisce restrizioni d’età insieme a nuove norme che impongono a prodotti come social media e compagni IA di essere sicuri fin dalla progettazione.

Oltre alle numerose iniziative dei Paesi singoli in questo senso, già nel novembre dello scorso anno il Parlamento Europeo aveva discusso la possibilità di alzare l’età minima per l’accesso ai social, introducendo anche il concetto di responsabilità diretta dei dirigenti in caso di violazioni gravi e ripetute sulla tutela dei minori; l’EU KIDS Act sembra ora tradurre quelle stesse discussioni in una proposta legislativa concreta e strutturata.

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L’UE stringe le maglie sull’accesso dei minori ai social

La proposta punta a creare un sistema a più livelli per l’accesso ai social sotto supervisione dei genitori prima dei 15 anni, secondo quanto riportano i documenti.

Le restrizioni d’età rappresentano un passo importante da parte della Commissione Europea e della sua presidente Ursula von der Leyen per tutelare meglio i minori sulle piattaforme social, in un contesto di forte contestazione da parte di esperti di salute, politici e genitori riguardo agli effetti di piattaforme come TikTok, Instagram e altre sulla salute mentale dei più giovani.

La proposta arriva dopo mesi di pressione intensa da parte di leader di governo, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, per portare il tema in cima all’agenda politica; Austria, Danimarca, Francia, Grecia e Spagna stanno già portando avanti leggi nazionali per limitare l’accesso dei minori ai social.

Von der Leyen dovrebbe presentare ulteriori dettagli nel proprio discorso sullo Stato dell’Unione Europea davanti ai membri del Parlamento a Strasburgo mercoledì; il portavoce della Commissione Olof Gil ha confermato lunedì, durante una conferenza stampa, che l’atto arriverà giovedì.

Quali categorie di app e siti riguarda la proposta

La nuova proposta dell’UE si applicherebbe a social media, piattaforme di condivisione video, giochi online e chatbot o compagni basati sull’intelligenza artificiale, escludendo però gli strumenti educativi; arriverà anche con una serie di misure formative rivolte a bambini, genitori e tutori, secondo i documenti.

Un gruppo di esperti di salute e tecnologia riunito da von der Leyen aveva già presentato quest’anno raccomandazioni simili per limitare l’accesso a quello che il gruppo definisce “social media+“, categoria che include servizi come i compagni IA. Il testo resta comunque ancora suscettibile di modifiche prima della presentazione formale di giovedì, e dovrà poi essere negoziato con i governi europei e i membri del Parlamento Europeo.

La proposta non fissa un limite netto all’accesso ai social, ma prevede invece che diversi tipi di account siano accessibili a età differenti. Queste limitazioni si applicano a social media e piattaforme di condivisione video considerate ad alto rischio, senza che i documenti chiariscano al momento come verrà determinata questa categoria.

Per i bambini sotto i 13 anni, i genitori potranno aprire account per i propri figli, completamente controllati dai tutori e destinati a servizi che rispettano standard di sicurezza rigorosi.

Tra i 13 e i 15 anni, la proposta prevede account introduttivi con limiti sui contatti con estranei e sul tempo trascorso davanti allo schermo, oltre a controlli parentali. Dopo i 15 anni, gli adolescenti potranno creare i propri account in autonomia.

La proposta richiederebbe inoltre tecnologie di verifica per social media e piattaforme di condivisione video capaci di verificare l’età degli utenti, secondo quanto riportano i documenti.

L’architettura di applicazione è simile a quella del Digital Services Act

La proposta della Commissione includerà una nuova architettura di applicazione simile a quella del Digital Services Act e dell’Artificial Intelligence Act, con tanto di canoni di supervisione a carico delle aziende, secondo quanto riportano i documenti.

Queste normative centralizzano l’applicazione delle regole per le aziende e i servizi a più alto rischio direttamente in capo alla Commissione, lasciando alle autorità nazionali la supervisione delle aziende più piccole. La Commissione non ha voluto commentare i piani.