Il recupero di Ship 40 è entrato in una nuova fase, SpaceX ha infatti completato le operazioni necessarie per trasferire lo stadio superiore di Starship sulla nave semisommergibile Forte, che ora lo riporterà verso Starbase, in Texas. Si tratta di un’operazione particolarmente importante per l’azienda di Elon Musk, non tanto per il valore del veicolo in sé, quanto per la grande quantità di informazioni che gli ingegneri hanno potuto raccogliere dopo il suo rientro nell’Oceano Indiano.
Ship 40 era stata utilizzata durante Flight 13, la missione di Starship effettuata nella seconda metà di luglio. Al termine del volo lo stadio superiore aveva effettuato l’ammaraggio nell’oceano e, contrariamente a quanto normalmente previsto per questa fase delle missioni, era riuscito a rimanere a galla. Una situazione inattesa che ha offerto a SpaceX un’opportunità difficile da replicare: poter esaminare direttamente il veicolo dopo il rientro e studiare in condizioni reali come aveva reagito la sua struttura, con particolare attenzione allo scudo termico.
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La nave Forte ha caricato Ship 40
Dopo l’ammaraggio, SpaceX ha deciso di non abbandonare Ship 40 nell’oceano, la permanenza dello stadio in acqua avrebbe infatti potuto rappresentare un pericolo per il traffico marittimo, oltre a creare un problema dal punto di vista della protezione delle tecnologie sviluppate dall’azienda e soggette alle normative ITAR statunitensi.
Per questo motivo Ship 40 è stata inizialmente rimorchiata fino all’isola di Natale, dove sono proseguite le attività di analisi; nel frattempo, SpaceX ha coinvolto ulteriori mezzi di supporto e ha inviato diversi ingegneri direttamente nell’area in cui era arrivato il veicolo.
L’obbiettivo principale non era semplicemente recuperare l’hardware, ma sfruttare l’occasione per ottenere il maggior numero possibile di dati. Una parte particolarmente interessante dell’analisi ha riguardato lo scudo termico, uno degli elementi più importanti e delicati dell’intero sistema Starship, considerando le condizioni estreme alle quali viene sottoposto durante il rientro atmosferico.
Gli ingegneri hanno potuto ispezionare Ship 40 per diversi giorni nelle acque al largo dell’Isola di Natale, raccogliendo anche campioni dello scudo termico. L’analisi di questi componenti permetterà a SpaceX di capire meglio come il veicolo abbia affrontato il rientro e quali modifiche possano essere introdotte sui prossimi esemplari.














La fase successiva del recupero è stata completata negli scorsi giorni, quando la nave semisommergibile Forte ha raggiunto Ship 40 e permesso agli operatori di trasferire lo stadio superiore sul proprio ponte. Le operazioni non erano particolarmente semplici, considerando le dimensioni e il peso dell’hardware coinvolto, ma SpaceX è riuscita a mettere in sicurezza il veicolo e a fissarlo alla nave; Ship 40 è quindi pronta per affrontare il lungo viaggio verso il Texas.
Il trasferimento rappresenta un passaggio significativo perché consentirà agli ingegneri di SpaceX di continuare le analisi una volta che il veicolo sarà tornato a Starbase. La società ha spiegato che il viaggio di rientro durerà diversi mesi, a conferma della complessità logistica dell’operazione.
L’aspetto più interessante dell’intera vicenda è però rappresentato dai dati ottenuti grazie alla sopravvivenza di Ship 40 dopo l’ammaraggio. Normalmente SpaceX deve ricostruire il comportamento del veicolo attraverso telemetria, immagini e altri dati raccolti durante la missione; in questo caso invece, gli ingegneri hanno avuto accesso diretto all’hardware dopo il volo, potendo osservare concretamente gli effetti del rientro.
SpaceX ha già anticipato che le informazioni raccolte saranno utilizzate per apportare futuri miglioramenti ai prossimi veicoli. Il recupero di Ship 40 assume quindi un’importanza che va ben oltre il semplice trasporto dello stadio in Texas, il veicolo diventa una sorta di banco di prova naturale dal quale l’azienda può ricavare indicazioni preziose per l’evoluzione di Starship.
Nel frattempo, SpaceX continua a preparare la prossima missione; Ship 41 e Super Heavy Booster 21 stanno infatti completando le attività di test in vista di Flight 14, il cui lancio potrebbe avvenire introno alla metà di settembre. Il recupero di Ship 40 e le informazioni ottenute dal suo rientro potrebbero quindi arrivare proprio in una fase particolarmente importante dello sviluppo del programma Starship.
L’obbiettivo di SpaceX resta quello di trasformare progressivamente Starship in un sistema di lancio completamente riutilizzabile e sempre più affidabile. In questo percorso, anche un evento imprevisto come la permanenza in galleggiamento di Ship 40 può trasformarsi in una preziosa occasione per raccogliere dati e correggere il progetto prima delle missioni successive.
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