Lo sapevate che Curiosity e Perseverance hanno dei veri e propri gemelli terrestri a grandezza naturale? Costruiti anni fa dagli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, questi cloni meccanici vivono sulla Terra e servono a testare aggiornamenti, sequenze di guida e comandi prima di inviarli ai rover su Marte. Ora, però, uno di questi potrebbe abbandonare la sua “Mars Yard” per un destino decisamente più ambizioso: la Luna.
Il 30 giugno 2026, la NASA ha presentato ufficialmente PROMISE, acronimo di Polar Rover for Observation, Mapping, and In-Situ Exploration. Si tratta di una versione ibrida dei modelli ingegneristici di sviluppo di Perseverance e Curiosity, pensata per esplorare il polo sud lunare, un’area di grande interesse scientifico grazie alla presenza di ghiaccio d’acqua nelle regioni perennemente in ombra. Prima di essere ribattezzato, il rover era noto come OPTIMISM (Operational Perseverance Twin for Integration of Mechanisms and Instruments Sent to Mars), e ha trascorso anni ad aiutare gli ingegneri a simulare le operazioni marziane qui sulla Terra.
L’entusiasmo dell’amministratore della NASA Jared Isaacman durante il briefing è stato evidente:
«Abbiamo anni di esperienza nell’operare i due rover sulla superficie di Marte, e abbiamo questo hardware in cui i contribuenti hanno investito molto. La domanda è stata: “E se lo mandassimo sulla Luna?” Porterà una capacità immensa al polo sud lunare in poco tempo.»
A questa visione si è aggiunto il contributo di Carlos García-Galán, program manager del progetto Moon Base, che ha sottolineato il vantaggio chiave di PROMISE: grazie a un generatore termoelettrico a radioisotopi (MMRTG) alimentato a plutonio, il rover non avrà bisogno della luce solare per operare. «Ci permette di andare ovunque vogliamo, indipendentemente dall’illuminazione. Sopravvivere alla notte lunare sarà una delle sfide più grandi, ma con questa tecnologia non dovremo preoccuparcene», ha spiegato García-Galán. Una caratteristica tutt’altro che secondaria, considerando che le zone d’ombra permanente del polo sud sono proprio quelle dove si concentra il ghiaccio d’acqua, potenziale risorsa vitale per future missioni umane.
Vale la pena ricordare il contesto in cui nasce PROMISE: la NASA aveva cancellato il rover VIPER (Volatiles Investigating Polar Exploration Rover) nel luglio 2024, salvo poi affidare a Blue Origin, nel settembre 2025, una missione che potrebbe portare VIPER al polo sud lunare nel 2027. PROMISE non è però presentato come un sostituto di VIPER, bensì come un progetto complementare all’interno di un’agenda lunare più ampia, che prevede 17 lander sulla Luna nei prossimi anni e l’obiettivo di una Moon Base operativa entro il 2030.
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Sfide tecniche, costi e qualche punto interrogativo
Se l’idea di riciclare un hardware già esistente sembra, a prima vista, una soluzione rapida ed economica, la realtà è considerabilmente più complessa. OPTIMISM non è minimamente pronto per il volo spaziale: mancano sensori per il controllo della temperatura interna, strumenti scientifici qualificati per il volo, un sistema di comunicazione e, naturalmente, il generatore nucleare. In più, i suoi componenti non sono progettati per resistere alla polvere lunare, notoriamente abrasiva e tagliente come lame di rasoio, e alcuni di essi potrebbero avere fino a 17 anni di anzianità al momento del lancio.
Sul fronte economico, né Isaacman né García-Galán avevano fornito stime durante il briefing, lasciando intendere che la conversione potesse avvenire in tempi e costi contenuti. La Planetary Society ha però offerto una valutazione ben diversa in un’analisi pubblicata il 30 luglio: basandosi su dati storici di spesa, l’organizzazione no profit fondata da Carl Sagan stima che PROMISE costerebbe tra 700 milioni e 1,3 miliardi di dollari, includendo un anno di operazioni sulla Luna, e che difficilmente sarebbe pronto per il lancio prima dei primi anni 2030.
La risposta di Isaacman alle stime della Planetary Society non si è fatta attendere ed è stata piuttosto netta: ha dichiarato che, se i costi del rover riadattato dovessero avvicinarsi anche solo a quelle cifre, la NASA «semplicemente non lo farà volare». Un’affermazione che lascia aperti molti interrogativi sul futuro reale del progetto. A complicare ulteriormente il quadro, c’è il fatto che PROMISE consumerebbe un MMRTG attualmente riservato a una futura missione scientifica competitiva, attingendo a uno stock nazionale di plutonio in progressiva diminuzione.
PROMISE rimane dunque, allo stato attuale, un concept ambizioso sostenuto da un hardware reale ma ancora lontano dall’essere pronto per la Luna, con sfide tecniche, finanziarie e di approvvigionamento che la NASA dovrà affrontare prima di poter davvero trasformare questa promessa in missione.
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