Le vulnerabilità dei robot aspirapolvere non sono certo una novità e vi avevamo raccontato di come i ricercatori di sicurezza Dennis Giese e Braelynn Luedtke avessero dimostrato al DEF CON 32 come prendere il controllo da remoto dei dispositivi Ecovacs, con accesso a telecamere, microfoni e credenziali WiFi anche a oltre 100 metri di distanza.

Ieri il divieto di importazione USA su “dispositivi robotici avanzati” e inverter di potenza cinesi sembrava riguardare soprattutto robot umanoidi e quadrupedi come quelli di Unitree. Oggi il giornalista Sean Hollister di The Verge conferma quanto la realtà sia molto più ampia e che il governo americano ha appena vietato anche i Roomba.

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Il divieto va ben oltre gli umanoidi

Quando l’amministrazione Trump aveva annunciato il divieto, i titoli, compreso il nostro, si erano concentrati tutti su robot umanoidi e quadrupedi. Ma spiare non richiede gambe, e nemmeno il divieto della FCC. Katie Gorscak, direttrice delle relazioni media della FCC, ha confermato a The Verge che il bando sui robot travolgerà anche gli aspirapolvere robotici.

Il testo copre praticamente qualsiasi robot controllato via software che si muova sul terreno, pesi più di 2 chilogrammi (base di ricarica inclusa), sia in grado di percepire l’ambiente circostante e disponga di connettività wireless. Secondo questa definizione, la FCC sta di fatto vietando anche i futuri robot tagliaerba, i robot per le consegne sui marciapiedi e persino i robot che smistano i pacchi nei magazzini Amazon.

Che il governo avesse in mente proprio gli aspirapolvere robotici era già abbastanza chiaro dal testo dell’annuncio: nella Determinazione sulla Sicurezza Nazionale che la FCC usa per giustificare il divieto, si cita esplicitamente un’inchiesta dello stesso Hollister sulla pessima sicurezza che aveva permesso a un singolo individuo di accedere a 7.000 robovac DJI in giro per il mondo.

fcc ban robot cinesi

Come già successo con il divieto sui router destinati ai consumatori, la FCC non sta in realtà colpendo le aziende con pratiche di sicurezza scadenti. Sta colpendo praticamente ogni azienda di robot aspirapolvere, a prescindere dalle sue pratiche di sicurezza, perché praticamente ogni robovac viene fabbricato fuori dagli Stati Uniti.

Oggi la stragrande maggioranza dei robot aspirapolvere è progettata da aziende cinesi: tutti i primi cinque marchi per quote di mercato, inclusi Roborock, Ecovacs, Dreame, Xiaomi e Narwal, sono entità cinesi. Perfino Dyson si sta rivolgendo a produttori cinesi. Dopo il fallimento, il marchio Roomba è finito di proprietà di un’altra azienda cinese, Picea, che ne era il precedente produttore a contratto.

Ci sono pochissimi marchi non cinesi in questi giorni, e la loro quota è talmente piccola da essere difficile da monitorare“, dichiara a The Verge l’analista IDC Jitesh Ubrani.

Persino Matic, il robovac assemblato in California considerato il migliore sul mercato secondo la stessa redazione di The Verge, potrebbe dover richiedere una deroga per i nuovi modelli. L’azienda non riesce ancora a reperire il 65% dei componenti dagli Stati Uniti, ha dichiarato a The Verge il co-fondatore e CEO Mehul Nariyawala.

Anche le aziende americane, quindi, devono giurare che i propri robot siano prodotti negli Stati Uniti per ottenere la deroga governativa, mentre le aziende straniere dovranno impegnarsi a investire nella produzione statunitense, oppure mentire, come nel caso della società di comodo DJI di cui Hollister aveva già scritto in passato.

L’ironia sulla sicurezza ignorata

Come fa notare The Verge, si potrebbe obiettare che la FCC non dovrebbe esentare i robot per la pulizia, dato che possono spiare con la stessa efficacia di un umanoide. Il robovac DJI Romo ne era stato un esempio inquietante, permettendo a qualcuno dall’altra parte del pianeta di mappare la casa di un collega di Hollister, Thomas Ricker, e addirittura lo stesso giornalista racconta di essere stato investito da un robot tagliaerba manomesso da remoto da un hacker.

Il governo, però, non pone alle aziende alcuna domanda sulla sicurezza, per concedere la deroga che permette loro di continuare a vendere negli Stati Uniti. La FCC vuole sapere solo dove i dispositivi vengono progettati, costruiti, assemblati, testati e influenzati, oltre a un impegno specifico ad avviare la produzione negli Stati Uniti al loro posto.

Il governo non sta vietando di fatto ogni tipo di robot prodotto fuori dagli Stati Uniti senza la sua deroga speciale ma esistono già eccezioni per auto e treni a guida autonoma, veicoli aerei e sottomarini senza pilota, robot chirurgici, sedie a rotelle e bracci robotici fissi per uso industriale e medico. Ma la maggior parte dei robot ha ora un futuro incerto negli Stati Uniti.

Vale la pena ricordare che la FCC non se la sta prendendo con i robot già acquistati, esattamente come non lo aveva fatto per router e droni già in circolazione. Ma vale anche la pena ripetere che, se questi dispositivi rappresentassero davvero un rischio per la sicurezza nazionale, sarebbe piuttosto strano non fare nulla per ispezionare o vietare quelli già acquistati.