Il fronte legale tra intelligenza artificiale e proprietà intellettuale continua ad allargarsi, come avevamo raccontato a proposito della lunga serie di cause intentate contro OpenAI da editori e scrittori, dal New York Times fino a Encyclopedia Britannica, passando per autori del calibro di George R.R. Martin e John Grisham.

Ora arriva una mossa preventiva direttamente da OpenAI: ChatGPT ha iniziato a rifiutare le richieste di generare testi che imitano direttamente lo stile di autori famosi.

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Cosa succede quando si chiede a ChatGPT di scrivere “come” un autore famoso

Quando viene richiesto di farlo, il chatbot offre invece una risposta che attinge alle “qualità generali” di quegli autori “pur restando distinta nella propria voce”, per usare un esempio concreto fornito dallo stesso sistema.

In un test condotto da Ars Technica, alla richiesta di scrivere l’introduzione di un racconto nello stile di Stephen King, ChatGPT ha risposto: “Posso sicuramente scrivere con i tratti distintivi dell’horror atmosferico e incentrato sui personaggi, e con quel senso di inquietudine da piccola città, ma non posso scrivere nello stile esatto di Stephen King o imitare da vicino la sua voce distintiva. Ecco un’apertura originale che cattura una sensazione simile pur restando autonoma“.

Nei test, ChatGPT ha generato schivate simili per altri autori, sia viventi (J.K. Rowling, Amy Tan) sia scomparsi (Charles Dickens, Ernest Hemingway).

Un’analisi pubblicata dalla società No Latency all’inizio di questo mese aveva già individuato lo stesso comportamento per gli autori viventi, ma aveva rilevato che ChatGPT accettava di imitare lo stile degli autori deceduti.

La distinzione è sottile, ma è legalmente rilevante

Rifiutando di copiare direttamente lo “stile esatto” di vari autori, ChatGPT ha proposto invece di catturare una “sensazione” complessiva incorporando alcune caratteristiche comuni presenti nelle opere di quegli autori.

Come specifica Ars Technica nel proprio articolo, sebbene possa sembrare una modifica minore, questa piccola modifica potrebbe avere un peso legale importante, dal momento che OpenAI continua a difendersi da diverse cause intentate da autori di libri che accusano i modelli addestrati sulle loro opere di violazione del copyright su larga scala.

Una di queste cause cita specificamente la “inquietante capacità di ChatGPT di generare testo simile a quello trovato in materiali testuali protetti da copyright“. Un portavoce di OpenAI non ha risposto alla richiesta di commento di Ars Technica.

Negli Stati Uniti, la legge sul copyright protegge generalmente solo una specifica espressione di un’idea, non lo stile più intangibile di un autore. Ma un’imitazione stilistica generata dall’AI potrebbe comunque violare il copyright se diventasse “sostanzialmente simile” all’opera dell’autore originale.

Non tutti gli LLM si comportano allo stesso modo

In un documento di “buone pratiche” pubblicato dalla Authors Guild, l’organizzazione professionale invita gli scrittori a “rispettare i propri colleghi autori e non utilizzare l’AI generativa per copiare o imitare intenzionalmente gli stili, le voci o altri attributi distintivi unici delle opere di altri scrittori in modi che danneggino il valore delle loro opere o che tentino di trarne profitto. Al di là delle questioni etiche, imitare la voce o lo stile unico di un collega scrittore potrebbe esporre ad accuse di concorrenza sleale o violazione del copyright“.

La propensione degli LLM a imitare lo stile ha già portato ad alcuni casi pubblici piuttosto rilevanti nel recente passato. L’anno scorso, l’autrice Lena McDonald era finita al centro di forti critiche quando il suo libro conteneva un’apparente risposta generata dall’AI che recitava: “Ho riscritto il passaggio per allinearlo maggiormente allo stile di [altro autore del genere] J. Bree…“.

Per quanto riguarda la generazione di immagini, OpenAI specifica chiaramente che il proprio modello DALL-E 3è progettato per rifiutare richieste che chiedono un’immagine nello stile di un artista vivente“.

Però un’estesa scheda tecnica del modello pubblicata da OpenAI a dicembre non include alcun divieto chiaramente dichiarato contro la riproduzione di materiale protetto da copyright o l’imitazione dello stile nelle risposte testuali.

Non tutti i principali LLM trattano queste richieste di imitazione stilistica allo stesso modo, però. Lo studio di No Latency ha rilevato che Gemini di Google acconsente costantemente alle richieste di copiare lo stile di un autore, mentre i modelli di Perplexity AI rifiutano sistematicamente queste richieste, reindirizzandole in modo simile a ChatGPT.

In una posizione intermedia si collocano sia Claude di Anthropic sia Copilot di Microsoft, che soddisfano le richieste di imitazione stilistica ma offrono precisazioni che suggeriscono, secondo gli autori dello studio, “una consapevolezza del problema dell’imitazione”.

Per alcuni utenti storici di OpenAI, però, i cambiamenti alle regole stilistiche di ChatGPT stanno già creando qualche grattacapo con molti utenti sui social e, soprattutto su Reddit che stanno lamentando seri problemi di adattamento a questa modifica segnalando come sia già in atto.

Insomma, si tratta di un cambiamento indubbiamente lodevole che contribuisce a proteggere lo stile unico della prosa degli scrittori più celebri; ora resta da capire se anche gli altri colossi seguiranno OpenAI in questa iniziativa.