Meta cambia rotta sul fronte energetico e abbandona RE100, l’iniziativa internazionale dedicata alla transizione delle grandi aziende verso l’utilizzo di energia proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili. La decisione arriva mentre l’azienda sta investendo enormi risorse nell’intelligenza artificiale e nella costruzione di data center sempre più energivori.

Il problema è che, per soddisfare questa crescente domanda di elettricità, Meta sta ricorrendo in maniera significativa al gas naturale, una scelta che rischia di entrare in contrasto con gli obbiettivi ambientali sostenuti dall’azienda negli ultimi anni.

Meta aveva aderito a RE100 nel 2016, impegnandosi a raggiungere il 100% di energia rinnovabile entro il 2020; l’iniziativa, supervisionata dall’organizzazione britannica no profit Climate Group, riunisce oltre 400 aziende tra cui Microsoft, Google e Apple. Ora però, Meta non fa più parte del gruppo.

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Il fabbisogno energetico dell’IA spinge Meta verso il gas

Alla base della decisione ci sono soprattutto le dimensioni raggiunte dai nuovi data center dedicati all’intelligenza artificiale, un esempio è Hyperion, il gigantesco data center che Meta sta costruendo in Louisiana con un investimento di circa 27 miliardi di dollari.

Una volta completato, Hyperion potrebbe consumare tanta elettricità quanto l’intero South Dakota. Per sostenere una richiesta energetica di queste proporzioni, Meta ha annunciato il finanziamento di sette nuove centrali a gas naturale, che si aggiungono alle tre già previste, portando a dieci gli impianti associati al progetto.

Stando a quanto riportato, le dieci centrali potrebbero generare complessivamente circa 7,5 gigawatt di elettricità, una quantità leggermente superiore al fabbisogno energetico dell’intero South Dakota.

La scelta appare particolarmente significativa considerando che Meta, negli ultimi anni, ha investito fortemente in energia solare, batterie e nucleare, arrivando anche ad acquistare energia da una centrale nucleare per un periodo di 20 anni.

Il gas naturale viene spesso considerato un combustibile di transizione, utile per garantire una produzione stabile mentre rinnovabili, sistemi di accumulo e nucleare aumentano la propria capacità. Nel caso dei giganteschi data center IA di Meta però, il ricorso al gas rischia di avere un peso tutt’altro che marginale.

Stando ai dati del Dipartimento dell’Energia statunitense, le dieci centrali a gas naturale in Louisiana potrebbero produrre circa 12,4 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno, il 50% in più rispetto all’intera impronta di carbonio registrata nel 2024.

La stima inoltre, non considera le emissioni legate alla filiera del gas naturale; il metano, principale componente del gas, ha un impatto sul riscaldamento globale molto superiore a quello della CO2 e anche perdite relativamente contenute lungo la catena di approvvigionamento possono peggiorare significativamente il bilancio climatico del combustibile. Negli Stati Uniti, le perdite nella produzione e nei gasdotti sarebbero vicine al 3%.

Un aspetto significativo è che l’ultimo rapporto sulla sostenibilità di Meta non farebbe riferimento né al metano né al gas naturale, nonostante quest’ultimo possa diventare uno dei principali responsabili dell’impronta di carbonio dell’azienda nei prossimi anni.

Meta può comunque continuare a sostenere il proprio obbiettivo di utilizzare il 100% di energia rinnovabile attraverso certificati di attributi energetici e altri strumenti di compensazione, il problema è che, aumentando il consumo di gas, cresce anche la quantità di emissioni da compensare.

Secondo Climate Group, Meta non sarebbe più in grado di soddisfare i criteri tecnici di RE100 proprio a causa degli investimenti nelle nuove centrali a gas. L’azienda ha invece dichiarato di rimanere impegnata a fornire energia pulita e rinnovabile al 100%, definendo l’uscita dall’iniziativa una decisione consensuale.

La vicenda evidenzia così uno dei grandi paradossi della corsa all’intelligenza artificiale, mentre le aziende tecnologiche investono in rinnovabili, batterie e nucleare per rendere più sostenibile la nuova infrastruttura digitale, la crescita vertiginosa della domanda energetica le sta contemporaneamente spingendo verso fonti fossili.

Meta potrebbe compensare le nuove emissioni attraverso crediti di rimozione della CO2, ma più aumenterà il ricorso al gas naturale, maggiore sarà la quantità di emissioni da compensare e più difficile diventerà sostenere concretamente l’immagine di un’azienda alimentata al 100% da energia rinnovabile.