Con la chiusura delle contrattazioni di venerdì 17 luglio 2026, Apple ha riconquistato il titolo di azienda più capitalizzata al mondo, superando Nvidia per la prima volta da aprile 2025. Un traguardo che arriva dopo mesi di recupero costante, mentre il colosso dei chip subiva una brusca frenata.
Le azioni Apple hanno chiuso a 333,74 dollari, portando la capitalizzazione di mercato a circa 4.880 miliardi di dollari. Nvidia ha terminato la seduta in calo di circa il 3,5%, fermandosi a 4.860 miliardi. Un margine sottilissimo, che potrebbe assottigliarsi o scomparire già nelle prossime sessioni, ma che racconta una storia molto più lunga di una semplice giornata di borsa.
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Un recupero lungo più di un anno
Per capire il significato di questo momento, bisogna tornare alla primavera del 2025, quando Apple navigava acque tutt’altro che tranquille. Le preoccupazioni sui dazi doganali pesavano sul titolo, che aveva perso circa il 15% nella prima metà dell’anno, mentre gli investitori mettevano sotto la lente la dipendenza dell’azienda dalla produzione asiatica. Tim Cook aveva avvertito che i dazi avrebbero potuto aggiungere circa 900 milioni di dollari di costi nel trimestre di giugno, un onere che si è poi materializzato per 800 milioni, importo per il quale Apple ha successivamente chiesto un rimborso, con l’impegno di reinvestirlo nella produzione statunitense.
Parallelamente, aleggiavano dubbi sul fronte dell’intelligenza artificiale: il debutto di Apple Intelligence non aveva convinto del tutto i mercati, e a marzo 2025 la stessa società aveva ammesso che le funzionalità più avanzate di Siri stavano richiedendo più tempo del previsto. In quel periodo, Nvidia si muoveva in direzione esattamente opposta: la domanda esplosiva di processori per l’AI aveva spinto il chipmaker oltre i 4.000 miliardi di capitalizzazione in luglio 2025, fino a sfiorare i 5.000 miliardi in ottobre, per poi raggiungere un picco di 5.700 miliardi il 14 maggio 2026.
Apple, intanto, costruiva la sua risposta trimestre dopo trimestre. I ricavi sono saliti del 10% a 94 miliardi di dollari nel trimestre di giugno 2025, poi dell’8% a 102,5 miliardi in settembre, mentre la forte domanda iniziale per iPhone 17 spingeva il titolo verso la soglia dei 4.000 miliardi di capitalizzazione già in ottobre. Il momentum non si è fermato: nel periodo natalizio Apple ha registrato ricavi record di 143,8 miliardi di dollari (più 16%), e nel marzo 2026 ha segnato un altro massimo storico con 111,2 miliardi, in crescita del 17%, stabilendo record su tutti i fronti: ricavi totali, vendite iPhone, utile per azione e, ancora una volta, i Servizi. Perfino la Cina, che aveva rappresentato una delle preoccupazioni maggiori, è tornata a crescere con vigore.
Dal punto di vista finanziario, ciò che ha impressionato gli analisti è anche la disciplina nella gestione del capitale. Mentre Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta impegnavano centinaia di miliardi in infrastrutture AI, Apple ha tenuto le spese in conto capitale a soli 12,7 miliardi di dollari nell’intero 2025 fiscale, generando al contempo 98,8 miliardi di dollari di free cash flow. Risorse che sono state reindirizzate verso riacquisti di azioni proprie e dividendi, sostenendo il valore per gli azionisti senza dover inseguire la corsa alle infrastrutture.
La narrativa sull’AI si è ribaltata
Per gran parte del 2025, Apple era considerata la grande assente nella corsa all’intelligenza artificiale. La sua strategia appariva, agli occhi di molti investitori, come un ritardo piuttosto che una scelta deliberata. Oggi quella lettura si è capovolta. Come ha spiegato Toni Meadows, responsabile degli investimenti di BRI Wealth Management: “Apple era vista come un ritardatario nella corsa all’AI perché non spendeva per sviluppare modelli, ma ora il sentiment è cambiato”, aggiungendo che la società è “meno esposta all’intensità di capex e meglio posizionata per monetizzare l’AI tramite servizi, lock-in dell’ecosistema e aggiornamenti hardware”.
Il punto di svolta sul fronte tecnico è arrivato al WWDC di giugno 2026, dove Apple ha mostrato la nuova versione di Siri con funzionalità di contesto personale, consapevolezza dello schermo, controllo delle app e conversazione avanzata, raccogliendo recensioni iniziali ampiamente positive. Le nuove funzioni arriveranno con gli aggiornamenti dei sistemi operativi in autunno e sono già accessibili ai beta tester. Nel frattempo, HSBC ha promosso Apple a “buy”, sottolineando che “questa spinta dell’AI arriva al momento giusto, quando Apple ha uno dei suoi pipeline di prodotti più innovativi”.
Dall’altra parte, Nvidia si trova ad affrontare domande sempre più insistenti sulla sostenibilità del suo modello di crescita. Il Philadelphia SE Semiconductor Index è scivolato di quasi il 19% dai suoi massimi storici, mentre gli investitori valutano se i massicci investimenti in chip e software genereranno ritorni adeguati man mano che nuovi prodotti AI entrano nel mercato. La recente quotazione in borsa di OpenAI e Anthropic, tra le società private più valorizzate della storia, ha amplificato queste riflessioni, aprendo interrogativi su chi, alla fine, catturerà il valore nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale.
Il sorpasso di venerdì è dunque frutto di un doppio movimento: Apple ha guadagnato oltre 500 miliardi di capitalizzazione da metà maggio, mentre Nvidia ne perdeva circa 900 miliardi dal suo picco. Solo due mesi fa, Nvidia valeva 1.350 miliardi in più di Apple. Per mettere in prospettiva le dimensioni in gioco, entrambe le società valgono oggi più del PIL del Giappone (4.300 miliardi), del Regno Unito (4.200 miliardi) e dell’India (4.100 miliardi), classificandosi di fatto come la quarta e quinta economia mondiale. Apple, dal canto suo, vanta un primato tutto suo: è stata la prima azienda a raggiungere le soglie di 1.000, 2.000 e 3.000 miliardi di capitalizzazione.
Con i risultati del terzo trimestre fiscale attesi per il 30 luglio e la transizione ai vertici ormai avviata, con John Ternus che subentrerà a Tim Cook come CEO il 1° settembre, Apple si presenta all’appuntamento con i mercati in una posizione che, fino a pochi trimestri fa, in pochi avrebbero pronosticato.
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