Sono passati poco più di cinque giorni dall’annuncio di Sony sulla fine della produzione dei dischi fisici per PlayStation entro il 2028, e già arriva una notizia che va a colpire il tema della preservazione videoludica da un’altra direzione. L’Internationale Computerspielesammlung, nota con l’acronimo ICS, il più grande archivio di videogiochi accessibile al pubblico mai realizzato al mondo, sta per chiudere i battenti.

I suoi azionisti hanno votato all’unanimità per lo scioglimento del progetto, dopo che i finanziamenti pubblici che lo sostenevano, circa 1,5 milioni di euro in tutto, sono esauriti alla fine di aprile senza che il governo federale tedesco decidesse di rinnovarli.

La notizia è stata riportata il 3 luglio dal portale GamesWirtschaft, la principale testata di settore per l’industria videoludica tedesca, e arriva in un momento in cui la conversazione sulla sopravvivenza a lungo termine del patrimonio videoludico è più accesa che mai.

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Cosa era l’ICS e cosa conteneva

Il progetto era nato nel 2012 dall’unione di quattro istituzioni tedesche: la USK, l’ente tedesco che si occupa della classificazione dei videogiochi per fasce d’età, il Computerspielemuseum di Berlino, l’associazione di categoria Game e l’Università di Potsdam.

Insieme avevano costruito un catalogo di oltre 60.000 titoli, distribuiti su ogni tipo di supporto immaginabile: cartucce, floppy disk, CD, DVD e Blu-ray, corredati da manuali, confezioni originali e hardware. Il catalogo online era stato reso pubblicamente consultabile nell’aprile 2019.

I finanziamenti provenivano dal Senato di Berlino e dal commissario federale alla cultura, e coprivano le spese fino alla fine di aprile di quest’anno. Il Ministero Federale per la Ricerca, la Tecnologia e lo Spazio, che ha assunto la delega sulle politiche legate ai videogiochi nel 2025, ha esaminato la possibilità di un finanziamento istituzionale permanente, concludendo però che il progetto non era economicamente sostenibile su quella scala.

La senatrice berlinese all’economia Franziska Giffey aveva già avvertito nei mesi scorsi che il sostegno oltre aprile non era garantito. Alla fine, come spesso accade, le avvertenze si sono rivelate profezie.

Il destino della collezione fisica porterà alla fine ai materiali a rimanere nelle mani delle istituzioni che li hanno conferiti al progetto. È invece più incerto il futuro del database condiviso e dell’infrastruttura informatica che lo sosteneva, attualmente oggetto di una revisione tecnica e legale.

Un problema ormai globale

La chiusura dell’ICS arriva in un contesto globale tutt’altro che confortante per chi si occupa di preservazione videoludica. Uno studio del 2023 condotto dalla Video Game History Foundation e dalla Software Preservation Network aveva già fotografato la situazione con numeri impietosi: l’87% dei videogiochi classici pubblicati negli Stati Uniti è fuori produzione e commercialmente introvabile, un tasso di sopravvivenza che i ricercatori hanno paragonato, non senza ironia, a quello dei film muti americani dell’epoca del cinema delle origini.

Sul fronte legale, le cose non vanno meglio se si pensa che nell’ottobre 2024, il Copyright Office degli Stati Uniti ha rifiutato per la quarta volta dal 2015 di concedere un’esenzione al DMCA che avrebbe permesso alle biblioteche di condividere i giochi preservati con i ricercatori a distanza. A fare pressione contro l’esenzione era stata, come nelle precedenti occasioni, la Entertainment Software Association, l’associazione che rappresenta i grandi publisher.

Anche gli archivi gestiti da appassionati non se la passano bene. Myrient, un repository che raccoglieva oltre 385 TB di giochi preservati, era sul punto di chiudere nei primi mesi del 2026 per via dell’impennata dei prezzi di RAM, SSD e hard disk trainata dalla domanda legata all’intelligenza artificiale, prima che un gruppo di volontari riuscisse a effettuare un backup completo della collezione e a generare i relativi torrent.

Va detto che la coincidenza temporale tra la chiusura dell’ICS e la decisione di Sony di abbandonare il supporto fisico entro il 2028 è difficile da ignorare. Come ricorderete, Sony ha anche annunciato la chiusura progressiva del PlayStation Store per PS3 e PS Vita nel corso del 2026 e del 2027, rendendo ogni futuro tentativo di archiviazione sistematica ancora più complesso.

Resta dunque da capire se, senza un intervento istituzionale coordinato a livello europeo, la preservazione del patrimonio videoludico possa davvero essere affidata solo alla buona volontà di volontari e fondazioni indipendenti.