C’è un’idea che negli ultimi anni si è fatta strada con sempre maggiore forza nei palazzi e nelle aziende del continente, ovvero che l’Europa non possa continuare a dipendere dai grandi fornitori tecnologici americani per gli strumenti che usa ogni giorno. Da questa convinzione nasce Euro-Office, la suite per ufficio open source sviluppata da un consorzio di aziende europee, che ha appena raggiunto un traguardo importante con il suo primo rilascio stabile, pubblicato il 9 giugno 2026. È una notizia che vale la pena raccontare non solo per il prodotto in sé, ma per le tensioni e le ambizioni che porta con sé.

Partiamo dai fatti. Euro-Office è una piattaforma pensata per la modifica collaborativa di documenti, fogli di calcolo e presentazioni direttamente nel browser, senza bisogno di installare una suite completa sul proprio dispositivo. Il cuore tecnico è il componente DocumentServer, giunto alla versione 9.3.1 e disponibile per architetture x86_64 e ARM64 nei formati deb e rpm, sotto licenza AGPLv3. Gli utenti aprono gli editor direttamente da browser sui propri dispositivi, e la piattaforma è progettata per essere integrata in archivi di file, wiki aziendali, sistemi di gestione dei progetti e altri servizi dove i documenti devono essere visualizzati, modificati e discussi tra colleghi. Sul fronte della compatibilità, il progetto supporta sia i formati Microsoft Office sia quelli OpenDocument, includendo DOCX, PPTX, XLSX, ODT, ODS e ODP.

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Un fork nato dalla sfiducia verso ONLYOFFICE

Euro-Office non è costruita da zero. Si tratta di un fork, ovvero una derivazione, del codice open source di ONLYOFFICE, la suite nota per gestire particolarmente bene i formati di Microsoft. L’operazione è stata annunciata il 27 marzo 2026 al Bundestag di Berlino da una coalizione di aziende europee, e le ragioni dichiarate sono state piuttosto nette. Gli sviluppatori sostengono che la collaborazione con ONLYOFFICE fosse diventata impraticabile, citando il fatto che il progetto originale in genere non esamina né accetta i contributi di codice esterni, e che le istruzioni di compilazione fossero inaffidabili, obsolete o semplicemente non funzionanti.

A pesare, però, è soprattutto la questione geopolitica. Il team dietro Euro-Office sottolinea che ONLYOFFICE, pur registrata in Lettonia, avrebbe gran parte del proprio gruppo di sviluppo ancora basato in Russia, e che l’attuale situazione politica del paese, con riferimento alla guerra in corso in Ucraina, rende difficile la collaborazione e la fiducia. Per molte istituzioni pubbliche europee, e in particolare per le installazioni nelle pubbliche amministrazioni, questo aspetto rappresenta un ostacolo insormontabile. La volontà di avere strumenti software liberi da qualsiasi potenziale influenza di stati esteri è uno dei motori principali dell’intera operazione.

Il consorzio che sostiene il progetto mette in fila alcuni nomi di peso del panorama tecnologico europeo. Tra i partecipanti e i sostenitori figurano Nextcloud, IONOS, Proton, Eurostack, XWiki, OpenProject, Soverin, Abilian e BTactic, con un totale di dodici aziende e organizzazioni che hanno aderito allo sviluppo. La presenza di realtà come Proton e Nextcloud, già note per il loro impegno sulla privacy e sulla sovranità digitale, dà la misura di quanto il progetto sia inserito in un disegno più ampio di autonomia tecnologica del continente.

Le polemiche su licenza e standard aperti

Come spesso accade quando un progetto open source si separa dal suo capostipite, anche la nascita di Euro-Office non è stata indolore. Sul fronte legale, ONLYOFFICE ha contestato pubblicamente la legittimità del fork, sostenendo che le condizioni della licenza AGPLv3 siano state violate. Secondo l’azienda, qualsiasi argomentazione secondo cui una versione modificata o derivata del software possa essere distribuita sotto una licenza AGPLv3 pura, escludendo le condizioni aggiuntive imposte ai sensi della Sezione 7, sarebbe giuridicamente infondata. A complicare ulteriormente il quadro, a fine marzo ONLYOFFICE ha annunciato la sospensione della propria partnership con Nextcloud, una delle aziende di punta del consorzio.

Ma le critiche non arrivano solo da chi è stato “forkato”. Anche The Document Foundation, l’organizzazione che sviluppa LibreOffice, ha pubblicato una lettera aperta l’8 giugno per esprimere le proprie riserve. Il punto sollevato è insidioso, perché tocca proprio la bandiera che Euro-Office sventola. Secondo la fondazione, il progetto utilizza per impostazione predefinita OOXML, un formato sviluppato da Microsoft, anziché lo standard realmente aperto OpenDocument. È una contraddizione non da poco, perché una piattaforma che rivendica la sovranità digitale europea non dovrebbe, secondo questa lettura, aumentare la dipendenza degli utenti da un formato controllato da un’azienda americana.

The Document Foundation contesta anche la rivendicazione di Euro-Office di essere la prima suite per ufficio aperta nata in Europa. L’organizzazione ricorda infatti che OpenOffice.org e lo stesso LibreOffice sono progetti di matrice europea, nati dal codice StarOffice sviluppato dall’azienda tedesca Star Division. Un promemoria storico che ridimensiona, almeno in parte, la narrazione di novità assoluta che accompagna il lancio.

Al di là delle polemiche, resta il significato di fondo dell’operazione. Euro-Office si inserisce in uno sforzo più ampio per mantenere infrastrutture critiche, dati e strumenti di produttività sotto la giurisdizione europea, in un momento in cui il controllo sul codice, sulla gestione e sulla direzione di sviluppo di un prodotto è diventato importante quanto la capacità di eguagliare le funzionalità delle suite americane affermate. Costruire sul codice di ONLYOFFICE offre a Euro-Office un vantaggio concreto su quello che di solito è il punto debole delle alternative a Microsoft Office, ovvero la compatibilità con i file esistenti. Se il progetto saprà trasformare questo vantaggio tecnico in un’adozione reale da parte di pubbliche amministrazioni e imprese, e soprattutto se saprà sciogliere i nodi legali e identitari che ne accompagnano la nascita, lo diranno solo i prossimi mesi. Per ora, l’Europa ha messo una bandierina su un terreno che fino a ieri sembrava esclusivo appannaggio dei colossi d’oltreoceano.