Le vendite della Dodge Charger Daytona elettrica negli Stati Uniti sono state, per usare un eufemismo, deludenti. E quando il mercato domestico non risponde, la strategia più ovvia è guardare altrove. È esattamente quello che sta facendo Stellantis, che ha confermato l’esportazione della muscle car a batteria verso l’Europa, un mercato dove l’appetito per i veicoli elettrici è decisamente più robusto rispetto a quello americano.

La mossa ha senso sulla carta, ma resta da capire se basterà a invertire una tendenza che finora non ha premiato quella che viene presentata come “la muscle car più potente al mondo”. Vediamo di fare chiarezza.

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Numeri impietosi sul mercato americano e aumenti di prezzo

I dati di vendita parlano chiaro, e non raccontano una storia felice. Nel corso del 2025, Dodge ha consegnato 7.421 unità della Charger Daytona EV negli Stati Uniti, un risultato già modesto per un veicolo di questo calibro. Ma la situazione è peggiorata ulteriormente negli ultimi trimestri: nell’ultimo quarter del 2025 le vendite sono crollate a sole 346 unità, per poi scendere ancora a 240 nel primo trimestre del 2026.

Va detto che il mercato americano delle auto elettriche ha attraversato un periodo di contrazione generalizzata, con la maggior parte dei costruttori che ha registrato cali nelle vendite EV negli ultimi due trimestri. Tuttavia, i numeri della Charger Daytona appaiono particolarmente gravi, soprattutto considerando le aspettative che circondavano il lancio di questa vettura.

A complicare ulteriormente le cose ci ha pensato poi la politica dei prezzi dell’azienda; per fare un esempio, il modello 2027 della Charger Daytona parte da 74.490 dollari per la versione a due porte, con un sovrapprezzo di 500 dollari per la configurazione a quattro porte. Il problema è che rispetto al modello dell’anno precedente, il listino è salito di ben 12.500 dollari, un incremento difficile da giustificare agli occhi dei potenziali acquirenti e che inevitabilmente pesa su vendite già messe male.

Per quanto riguarda l’Europa, Stellantis non ha ancora comunicato i prezzi ufficiali, ma è praticamente certo che saranno superiori a quelli americani, come accade tradizionalmente per i veicoli importati dagli Stati Uniti. Dunque, la situazione sarebbe ancora più complicata.

Prestazioni da vera muscle car ma dubbi sull’affidabilità

Sul piano delle prestazioni, come prevedibile, la Charger Daytona elettrica non delude e non le si può imputare nulla. Stiamo parlando comunque di un powertrain dual-motor che eroga 630 CV, numeri che giustificano pienamente l’etichetta di muscle car.

La batteria da 94 kWh garantisce un’autonomia stimata di circa 430 chilometri, mentre la ricarica dal 20 all’80% richiede approssimativamente 24 minuti secondo i dati forniti da Dodge.

Indubbiamente ci troviamo di fronte a specifiche interessanti, che posizionano la vettura in una fascia premium del mercato elettrico sportivo.

Un’altra grana per l’azienda americana sembrerebbe essere quella legata all’affidabilità: infatti le prime recensioni hanno evidenziato diversi problemi software con problemi come schermate che si bloccano, immagini che scompaiono improvvisamente, interfacce instabili. Insomma, difetti che su un veicolo di questa fascia di prezzo risultano veramente difficili da accettare.

Il caso più emblematico riguarda un collaboratore della testata InsideEVs, Andrew Lambrecht, che dopo aver sottoscritto un leasing particolarmente vantaggioso per una Charger Daytona nuova di zecca, si è ritrovato dopo tre mesi a non aver ancora potuto guidare la propria auto a causa di problematiche irrisolte, ancora oggi.

L’Europa come ultimo terreno di conquista

Il vantaggio principale per Dodge nel mercato europeo è l’assenza totale di concorrenza diretta visto che nessun costruttore del Vecchio Continente propone qualcosa di anche lontanamente paragonabile alla Charger Daytona.

Di fatto, si tratta di un design da muscle car americana (lontano dalla tradizione europea) con prestazioni estreme che rappresentano una proposta unica che potrebbe attirare gli appassionati di auto americane disposti a spendere cifre importanti.

Il successo dipenderà tuttavia dai tre fattori fondamentali che abbiamo affrontato prima: il prezzo finale per il mercato europeo, l’affidabilità del prodotto e la presenza di una rete di assistenza capillare. Su quest’ultimo punto, Stellantis può contare sulla propria infrastruttura già presente nel continente, ma resta da vedere se sarà sufficiente a convincere i potenziali acquirenti.