Negli ultimi anni il modello in abbonamento è diventato sempre più diffuso anche nel settore dei dispositivi indossabili, tra gli esempi più noti troviamo WHOOP, il fitness tracker privo di display che ha costruito gran parte della propria identità proprio attorno a un servizio a pagamento necessario per accedere ai dati raccolti dal dispositivo.

Ora però, un nuovo progetto open source potrebbe mettere in discussione questo approccio, si chiama Goose e, pur essendo ancora nelle primissime fasi di sviluppo, dimostra che è possibile accedere ai dati generati da WHOOP anche senza sottoscrivere il costoso abbonamento ufficiale.

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Goose prova a liberare i dati raccolti da WHOOP

Per chi non lo conoscesse, WHOOP è un wearable particolarmente apprezzato da sportivi e appassionati di monitoraggio della salute, a differenza di molti smartwatch e fitness tracker tradizionali, il dispositivo è sprovvisto di schermo e punta tutto sull’analisi avanzata dei dati fisiologici, offrendo informazioni dettagliate sul recupero, sul sonno e sulle prestazioni fisiche.

Il problema, almeno per alcuni utenti, è che l’accesso a queste informazioni è strettamente legato a un abbonamento; i piani partono da circa 199 dollari all’anno e possono arrivare a cifre superiori in base alla formula scelta.

Proprio per questo motivo sta attirando attenzione Goose, un’applicazione open source che tenta di comunicare direttamente con il dispositivo e recuperare i dati senza passare attraverso il servizio in abbonamento di WHOOP.

Lo stesso sviluppatore invita alla cautela, Goose viene descritta come una versione pre-alpha realizzata rapidamente e non rappresenta, almeno per il momento, una reale alternativa all’esperienza offerta dal software ufficiale. Nonostante ciò, il progetto è già in grado di svolgere alcune operazioni fondamentali. L’app riesce infatti a connettersi al dispositivo e a visualizzare correttamente numerosi dati raccolti dai sensori integrati.

Tra le informazioni supportate figurano la frequenza cardiaca, la saturazione dell’ossigeno nel sangue (SpO2), la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), la temperatura corporea e i dati di movimento; inoltre, Goose è già in grado di monitorare attività fisica e sonno, due delle funzionalità principali per cui molti utenti scelgono WHOOP.

Si tratta di un risultato particolarmente interessante considerando che il progetto è nato da pochissimo tempo e che lo sviluppo procede grazie al contributo della comunità open source.

Naturalmente non mancano le limitazioni: attualmente Goose funziona esclusivamente con WHOOP 5.0, l’ultimo modello disponibile, mentre non esiste alcun supporto per le generazioni precedenti del tracker. Anche la compatibilità software è limitata, poiché l’app è stata sviluppata inizialmente per iPhone e non è ancora disponibile su Android.

A ciò si aggiungono problemi tecnici tipici delle versioni sperimentali, lo sviluppatore ha evidenziato la presenza di una latenza significativa nella raccolta e nell’elaborazione dei dati, oltre alla necessità di ottimizzare gran parte del codice prima di poter offrire un’esperienza davvero utilizzabile nella vita quotidiana. In altre parole, siamo ancora molto lontani da un sostituto completo dell’app ufficiale WHOOP.

Al di là dell’utilità pratica attuale, Goose rappresenta comunque un segnale interessante per il mercato dei dispositivi indossabili. Negli ultimi mesi sono emersi diversi progetti simili che cercano di restituire agli utenti il controllo sui dati raccolti dai propri wearable, senza obbligarli a sottoscrivere servizi ricorrenti per accedere a informazioni generate da hardware già acquistato.

Qualcosa di simile è accaduto recentemente anche nel mondo degli smart ring, dove alcuni sviluppatori hanno iniziato a realizzare strumenti alternativi per accedere ai dati dei dispositivi senza passare attraverso gli abbonamenti ufficiali.

Nel caso di WHOOP, il percorso è ancora lungo e non è affatto detto che Goose riesca a trasformarsi in una soluzione completa; tuttavia, il semplice fatto che un’app open source sia già riuscita a leggere e visualizzare correttamente una parte consistente dei dati del tracker dimostra che esistono alternative tecnicamente possibili.

Per gli utenti che guardano con sempre maggiore diffidenza ai servizi in abbonamento, potrebbe essere l’inizio di una tendenza destinata a diventare sempre più rilevante nei prossimi anni.