L’accordo tra Apple e OpenAI era partito, almeno nelle intenzioni, sotto i migliori auspici. Il colosso di Cupertino aveva bisogno di nuove risorse per Siri (anche tenendo conto dei numerosi ritardi e rinvii), mentre la società proprietaria di ChatGPT cercava un canale di distribuzione di massa per accelerare la propria crescita. Quando però a gennaio Apple ha scelto Google Gemini da integrare, grazie a una collaborazione pluriennale, in Siri e nella suite Apple Intelligence, quella partnership con OpenAI ha iniziato a mostrare diversi limiti. Tanto che ora la situazione si è deteriorata al punto che OpenAI starebbe valutando di intraprendere un’azione legale nei confronti di Apple.
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L’accordo e le aspettative disattese
Quando la partnership tra Apple e OpenAI venne annunciata alla WWDC 2024, l’accordo prevedeva l’integrazione di ChatGPT all’interno di iOS attraverso Siri, gli strumenti di scrittura, Visual Intelligence e Image Playground. Dal punto di vista economico, l’accordo non prevedeva un pagamento diretto da parte di Apple con la società di Cupertino che si limitava a trattenere una percentuale sugli abbonamenti di ChatGPT attivati tramite gli iPhone. OpenAI si aspettava che l’enorme base di utenti Apple si traducesse in un numero consistente di nuovi abbonati (con proiezioni che, secondo le indiscrezioni, avrebbero potuto valere miliardi di dollari l’anno). Tutto questo, però, non è avvenuto.
I dirigenti di OpenAI ritengono inoltre che Apple non abbia fatto un lavoro adeguato nel promuovere l’integrazione, con il risultato che molti utenti non sono nemmeno consapevoli della presenza di ChatGPT nei propri dispositivi.
Studi interni condotti da OpenAI avrebbero rilevato che i clienti Apple preferiscono l’applicazione autonoma di ChatGPT rispetto alla versione integrata in Siri. Parte del problema starebbe nel fatto che per accedere a ChatGPT tramite Siri è spesso necessario chiederlo esplicitamente, e le risposte ottenute attraverso l’interfaccia di Apple risulterebbero più limitate di quelle disponibili nell’app di OpenAI.
I tentativi di rinegoziare i termini dell’accordo sarebbero nel frattempo falliti, contribuendo a deteriorare ulteriormente il rapporto. Un dirigente di OpenAI ha espresso la propria insoddisfazione, rivendicando che la società ha rispettato tutti i propri impegni sul fronte del prodotto, mentre Apple non avrebbe fatto altrettanto.
La possibile azione legale
I legali di OpenAI starebbero lavorando con uno studio esterno per valutare le opzioni disponibili, tra cui l’invio ad Apple di una comunicazione formale che contesti una violazione contrattuale, senza necessariamente procedere con una causa in sede civile. Nessuna decisione definitiva sarebbe però ancora stata presa, e OpenAI avrebbe dichiarato di sperare di risolvere la controversia senza ricorrere alle vie legali. Non è la prima volta che l’ecosistema Apple si trova al centro di frizioni con i propri partner tecnologici nel settore dell’intelligenza artificiale. Ricordiamo che ad agosto dell’anno scorso xAI aveva intentato una causa contro Apple e OpenAI, accusando le due società di comportamenti anticoncorrenziali legati proprio all’integrazione di ChatGPT in Siri.
Gli sviluppi di Siri (e non solo)
La tensione emerge in un momento particolarmente delicato. Dopo la collaborazione pluriennale con Google annunciata all’inizio dell’anno e del valore stimato in circa un miliardo di dollari, la nuova versione di Siri basata su Gemini ha già accumulato ritardi rispetto al calendario iniziale, con difficoltà tecniche legate ad affidabilità e tempi di risposta. Apple ha tuttavia confermato che la nuova versione di Siri arriverà entro la fine dell’anno e alla prossima WWDC 2026 (in programma l’8 giugno), sono attesi ulteriori dettagli sui piani del colosso di Cupertino per l’intelligenza artificiale.
Secondo le indiscrezioni, iOS 27 dovrebbe introdurre un sistema di estensioni che consentirebbe agli utenti di scegliere tra ChatGPT, Gemini, Claude di Anthropic e altri modelli direttamente all’interno di Siri. Un’apertura che potrebbe paradossalmente favorire anche ChatGPT, offrendogli una visibilità maggiore rispetto all’attuale integrazione.
Per OpenAI, l’integrazione negli iPhone non rappresenta solo una questione di ricavi immediati, ma un elemento strategico fondamentale per consolidare il marchio ChatGPT e acquisire utenti paganti in un mercato sempre più competitivo. Sarà interessante vedere non solo come evolverà la vicenda, ma anche e soprattutto quale sarà la risposta degli utenti Apple su quale modello AI utilizzare all’interno di Siri.
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