Dopo diversi mesi di assenza dalla scena (l’ultimo volo risaliva infatti a fine 2024), SpaceX torna a puntare i riflettori sul suo vettore più potente attualmente operativo, il Falcon Heavy, impiegato nelle scorse ore per una missione particolarmente significativa: il lancio del satellite ViaSat-3 F3 destinato a coprire la regione Asia-Pacifico.

Un ritorno tutt’altro che banale, soprattutto considerando che, mentre il più piccolo Falcon 9 continua a macinare lanci a ritmo serrato, Falcon Heavy resta una soluzione utilizzata con maggior parsimonia, spesso e volentieri riservata a carichi particolarmente impegnativi o missioni strategiche; ed è esattamente questo il caso.

Falcon Heavy di SpaceX torna a volare

Il lancio è avvenuto il 29 aprile alle 16:13, dopo un rinvio causato dal maltempo, con partenza dal celebre Kenedy Space Center Launch Complex 39A, una piattaforma storica opportunamente adattata per supportare il vettore pesante (con modifiche anche strutturali, come la rimozione del braccio di accesso per le capsule Crew Dragon).

Il protagonista della missione, ViaSat-3 F3, è un satellite geostazionario di circa 6 tonnellate, progettato per offrire connettività avanzata su un’area estremamente ampia. Una massa e una destinazione orbitale che, com’è facile intuire, richiedono capacità ben superiori rispetto a quelle di un vettore tradizionale, rendendo Falcon Heavy (ad oggi) una delle poche opzioni commerciali realmente adeguate.

Come spesso accade con questo vettore, la missione ha offerto anche diversi spunti tecnici interessanti. I due booster laterali sono rientrati correttamente presso le zone di atterraggio della Cape Canaveral Space Force Station, confermando ancora una volta l’affidabilità del sistema di recupero riutilizzabile sviluppato da SpaceX. Discorso diverso per il core centrale (B1098), che non è stato recuperato, scelta non insolita quando si privilegia la massima capacità di carico verso orbite più energetiche.

Un dettaglio che alcuni di voi potrebbero aver notato guardando la diretta riguarda lo spegnimento di un motore Merlin-1D su ciascun booster laterale poco prima della separazione: si tratta, ovviamente, di una procedura del tutto prevista, utile a ridurre la spinta complessiva in una fase in cui la massa del razzo è ormai sensibilmente diminuita.

Con questo lancio, Falcon Heavy raggiunge quota 12 missioni complessive dal debutto del 2018, quando portò in orbita la celebre Tesla Roadster con il manichino Starman a bordo; nel corso degli anni, il vettore ha trovato spazio in missioni civili, militari e scientifiche, collaborando sia con il Dipartimento della Difesa statunitense sia con la NASA.

Proprio la NASA continuerà a sfruttare Falcon Heavy anche nei prossimi mesi, il vettore sarà infatti utilizzato per il lancio del telescopio spaziale Nancy Grace Roman Space Telescope, inizialmente previsto per settembre 2026 ma che potrebbe essere anticipato ad agosto, qualora si concretizzasse un accordo attualmente in discussione.

Vale la pena sottolineare come il ritorno di Falcon Heavy si inserisca in un momento particolarmente dinamico per il settore spaziale statunitense, nel solo mese di aprile sono stati lanciati ben tre vettori pesanti, tra cui il Space Launch System della NASA per Artemis II e il New Glenn di Blue Origin.

Uno scenario che evidenzia, ancora una volta, quanto la competizione (e al tempo stesso la complementarietà) tra attori pubblici e privati stia accelerando lo sviluppo tecnologico, con SpaceX che, parallelamente, continua a lavorare sul suo obbiettivo più ambizioso: rendere operativa la nuova Starship completamente riutilizzabile.

Il ritorno in attività di Falcon Heavy suggerisce che vedremo questo vettore con maggiore frequenza nel corso del 2026, sopratutto per missioni che richiedono elevate prestazioni. Allo stesso tempo, resta da capire quanto rapidamente Starship riuscirà a entrare in servizio operativo, ridefinendo potenzialmente gli equilibri del settore.

Nel frattempo, missioni come quella appena completata dimostrano come Falcon Heavy continui a rappresentare una soluzione solida, affidabile e, soprattutto, ancora centrale nella strategia di SpaceX.

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