Il mercato dell’auto in Italia attraversa una fase difficile, e il governo sembra voler intervenire con nuove misure di sostegno alla domanda. Il ministro del Made in Italy Adolfo Urso ha accennato pubblicamente a un ritorno degli incentivi nel 2026, ma con un perimetro ben definito e, almeno per ora, senza dettagli concreti su fondi e tempistiche.

L’occasione è stata l’evento organizzato da Federauto a Milano, intitolato “L’Automotive tra sfide nazionali e condizionamenti europei”. Urso, assente per motivi istituzionali, ha fatto pervenire ai presenti una lettera in cui ha scritto:

“Per stimolare la domanda prevediamo incentivi mirati per i veicoli commerciali e alcune categorie specifiche, in modo da facilitare il rinnovo del parco circolante e sostenere la ripresa del mercato.”

Parole che hanno subito suscitato interesse, ma che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha poi ridimensionato con una precisazione ufficiale: le dichiarazioni sarebbero state “erroneamente sintetizzate e trasmesse dalle strutture tecniche”, generando “un’interpretazione non corretta degli intendimenti del Dicastero”. Il chiarimento è netto: non è allo studio alcun incentivo per l’acquisto di auto, ma si sta solo valutando l’introduzione di misure mirate per i veicoli commerciali e alcune categorie specifiche, come già anticipato al Tavolo Automotive lo scorso 30 gennaio 2026.

Il quadro che emerge è quindi quello di un ecobonus che, se dovesse tornare, sarebbe selettivo e orientato prevalentemente ai veicoli elettrici, con differenti livelli di sconto sul prezzo di listino. Nessuna data, nessun importo comunicato.

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Una crisi strutturale e la questione dei fondi

Per capire perché si torna a parlare di incentivi, basta guardare ai numeri: in sei anni l’Italia ha perso 500.000 auto immatricolate, mentre l’Europa nel suo complesso ha registrato un calo di circa 11 milioni di unità. Un dato che pesa sull’intero tessuto industriale della filiera automotive nazionale, già sotto pressione per via delle trasformazioni imposte dalla transizione energetica.

Eppure, come ha sottolineato il ministro Urso, il mercato dell’usato continua a crescere, il che suggerisce che la domanda esiste ma non riesce a incontrarsi con un’offerta accessibile ai reali livelli di spesa delle famiglie italiane. Un problema di potere d’acquisto, prima ancora che di preferenze tecnologiche.

Trovare i fondi per nuovi incentivi non sarà semplice. Il taglio delle accise sui carburanti, attivo fino al primo maggio 2026, assorbe risorse che altrimenti potrebbero essere destinate a misure di sostegno alla domanda. Una variabile tutt’altro che trascurabile nelle valutazioni del governo.

Sul fronte tecnologico, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha offerto un segnale di cauto ottimismo, evidenziando come l’inizio del 2026 abbia mostrato dati incoraggianti sia per le immatricolazioni che per la produzione in Italia, e aprendo esplicitamente a “altre strade per decarbonizzare il mercato”. Un riferimento difficile da non collegare alla crescita costante dell’ibrido, che in Italia continua a guadagnare quote: nel 2025 la Fiat Pandina con powertrain mild hybrid è stata l’auto più venduta nel Paese, seguita dalla Toyota Yaris Cross come full hybrid più apprezzata.

Anche Geronimo La Russa, presidente dell’Automobile Club d’Italia, presente all’evento di Federauto, ha preso posizione, sostenendo che “i traguardi di carattere ambientale debbano essere conseguiti in condizioni di neutralità tecnologica: un principio che torna spesso nel dibattito europeo e che il governo italiano ha fatto proprio, anche sul piano diplomatico. Roma ha infatti guidato la pressione su Bruxelles per rivedere i target sulle emissioni di CO₂, raccogliendo l’adesione di altri 14 Stati membri già nel novembre 2024 con un non paper, poi ribadito a fine marzo 2026 con la richiesta che la proposta della Commissione Europea fosse più profondamente rivista rispetto a quanto proposto.

Federauto, dal canto suo, ha chiesto di ridurre i bonus considerati distorsivi a favore di una sola tecnologia, auspicando un approccio più equilibrato che tenga conto della varietà di powertrain disponibili sul mercato. Una posizione che si allinea con quella di chi guarda all’ibrido come soluzione concretamente percorribile nell’immediato, senza attendere un’infrastruttura di ricarica capillare che in molte aree del Paese tarda ancora ad arrivare.