Dopo oltre cinquant’anni dalla fine del programma Apollo, l’esplorazione umana dello spazio profondo si prepara a vivere una nuova fase cruciale. La missione Artemis II rappresenta infatti il primo vero ritorno dell’umanità oltre l’orbita terrestre bassa, segnando un passaggio fondamentale all’interno del più ampio programma Artemis, il cui obbiettivo (come ormai ben sappiamo) è quello di costruire una presenza stabile e continuativa sulla Luna e, in prospettiva, aprire la strada alle missioni verso Marte.

Il lancio è previsto per le 18:24 del 1° aprile dalla Florida (le 00:24 del 2 aprile in Italia), al netto ovviamente di eventuali rinvii legati alle condizioni meteo o tecniche. Come spesso accade in questi casi, si tratta di una finestra estremamente vincolata, non solo per ragioni meteorologiche ma anche, e soprattutto, per via degli allineamenti orbitali necessari a garantire una traiettoria sicura ed efficiente. In altre parole, non si tratta semplicemente di scegliere un giorno, ma di rispettare una combinazione molto precisa di condizioni.

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Artemis II è una missione di test, ma tutt’altro che semplice

Se ancora non fosse chiaro, Artemis II non prevede un allunaggio, ma si tratta comunque di una missione estremamente complessa e, per certi versi, anche più delicata di quanto si possa pensare. Per la prima volta, quattro astronauti voleranno a bordo della capsula Orion spinta dal razzo Space Launch System (SLS), affrontando un viaggio di circa dieci giorni che li porterà fino alla Luna e ritorno.

Come spesso accade in queste missioni, ogni fase è stata progettata con un’attenzione quasi maniacale ai dettagli; il conutdown ufficiale ha preso il via circa 49 ore prima del lancio e include una lunga serie di verifiche sui sistemi di bordo, sui computer di volo e sull’infrastruttura di terra. A circa dieci ore dal decollo viene avviato il rifornimento con ossigeno e idrogeno liquidi, una fase particolarmente delicata che in passato ha già causato diversi rinvii; nel frattempo, l’equipaggio si prepara e, nelle ultime ore, prende posto all’interno della capsula.

Il profilo di volo della missione Artemis II è articolato e ricorda solo in parte quello delle missioni Apollo, pur con tecnologie decisamente più avanzate. Dopo l’accensione dei motori RS-25 e dei booster laterali, il razzo completerà la prima fase in pochi minuti, con la separazione dei booster dopo circa due minuti e lo spegnimento del primo stadio poco dopo gli otto minuti.

A questo punto entrerà in funzione lo stadio superiore ICPS, che consentirà di portare Orion in un’orbita terrestre altamente ellittica, ed è proprio qui che iniziano alcune delle operazioni più interessanti dal punto di vista tecnico: l’equipaggio eseguirà dei test manuali di controllo della capsula, verificherà i sistemi di navigazione e simulerà alcune manovre critiche che saranno fondamentali nelle missioni future.

Solo dopo queste verifiche, circa un giorno e mezzo dal lancio, Orion effettuerà la manovra di iniezione translunare, iniziando il viaggio verso la Luna. Il tragitto durerà circa quattro giorni e includerà correzioni di rotta e monitoraggi continui dei sistemi.

La traiettoria scelta è di tipo free return, una soluzione che rappresenta una sorta  di rete di sicurezza naturale: sfruttando la gravità della Luna, la capsula può tornare verso la Terra anche in assenza di ulteriori manovre propulsive.

Il flyby lunare avverrà a una distanza compresa tra 6.000 e 9.000 km dalla superficie, permettendo all’equipaggio di osservare direttamente il nostro satellite da una prospettiva che nessun essere umano sperimenta da oltre mezzo secolo; dopo il sorvolo, la gravità lunare verrà utilizzata per impostare la traiettoria di ritorno della missione Artemis II, con rientro nell’atmosfera terrestre e ammaraggio nell’oceano dopo circa nove-dieci giorni complessivi.

artemis II nasa

Un equipaggio altamente qualificato

A bordo di Artemis II ci saranno Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, un team selezionato non solo per le competenze tecniche ma anche per il valore rappresentativo della missione.

Wiseman comandante della missione, e Glover, pilota, hanno già esperienza sulla Stazione Spaziale Internazionale, mentre Koch è nota per aver stabilito il record di permanenza più lunga nello spazio per una donna; Hansen invece, rappresenta l’Agenzia Spaziale Canadese e sottolinea il carattere internazionale del programma.

Si tratta, come alcuni di voi potrebbero aver notato, di un equipaggio che segna un netto cambio di passo rispetto al passato: Artemis II sarà infatti la prima missione lunare con una donna e un astronauta non statunitense a bordo, un dettaglio che va ben oltre la semplice composizione del team e riflette una visione più inclusiva e globale dell’esperienza spaziale.

artemis II nasa equipaggio

Test, scienza e vita nello spazio profondo

Nonostante la missione abbia una forte componente ingegneristica, non mancheranno gli esperimenti scientifici. Gli astronauti saranno coinvolti in studi approfonditi sugli effetti dello spazio profondo sul corpo umano, un tema che, come è facile immaginare, diventa centrale in vista di missioni più lunghe, come quelle verso Marte.

Verranno monitorati parametri legati al sonno, allo stress e alle prestazioni cognitive, insieme a indicatori del sistema immunitario; alcuni esperimenti utilizzeranno microchip con cellule umane per simulare il comportamento dei tessuti nello spazio, mentre altri si concentreranno sull’esposizione alle radiazioni, uno dei principali rischi al di fuori della protezione del campo magnetico terrestre.

Parallelamente, l’equipaggio avrà anche il compito di raccogliere immagini e osservazioni della superficie lunare, contribuendo alla preparazione delle missioni future, che prevedono un ritorno effettivo sulla superficie.

Finestre di lancio e possibili scenari

Come accennato in apertura, mancano ormai solo poche ore per la prima finestra di lancio utile della missione Artemis II; in caso di problemi, sono già previste opportunità nei giorni successivi fino al 6 aprile, con una ulteriore finestra il 30 aprile.

Questo perché la traiettoria scelta richiede un allineamento preciso tra Terra e Luna, un eventuale ritardo di pochi giorni può rendere impossibile utilizzare lo stesso profilo di missione, costringendo a riprogrammare il lancio. È uno di quei casi in cui anche piccoli imprevisti possono avere conseguenze significative sulla pianificazione complessiva.

Un futuro profondamente ripensato per Artemis

Nel frattempo, il programma Artemis ha subito cambiamenti importanti. La NASA ha deciso di rivedere la propria strategia, mettendo in pausa il progetto Lunar Gateway e concentrando gli sforzi sulla costruzione di una presenza stabile sulla superficie lunare.

L’obbiettivo dichiarato è quello di riportare astronauti sulla Luna entro il 2028 e avviare la costruzione di una base permanente entro il 2030, un progetto che richiederà infrastrutture avanzate, sistemi energetici affidabili e, elemento tutt’altro che secondario, la capacità di utilizzare risorse locali.

Anche la roadmap delle missioni è stata aggiornata: Artemis III sarà una missione di test in orbita terrestre, mentre il ritorno sulla superficie lunare è stato spostato ad Artemis IV. Una scelta che, se da un lato allunga i tempi, dall’altro punta a ridurre i rischi e a consolidare le tecnologie necessarie.

Perché Artemis II è così importante e come seguire l’evento

Artemis II rappresenta, in definitiva, un passaggio obbligato ma anche estremamente delicato; dovrà dimostrare che il sistema Orion + SLS è realmente pronto per operare nello spazio profondo con equipaggio a bordo, validando tecnologie, procedure e approcci operativi.

Ma c’è anche un aspetto più ampio, che spesso e volentieri tende a passare in secondo piano. Dopo decenni di missioni concentrate in orbita terrestre, il ritorno verso la Luna segna un cambio di paradigma: lo spazio profondo torna a essere una destinazione concreta, non più soltanto un obbiettivo teorico e lontano.

Per chi tra voi fosse interessato a seguire il lancio della missione Artemis II, la NASA mette a disposizione la diretta video dell’evento sui propri canali ufficiali.