Spotify sta per compiere un passo che coglierà molti di sorpresa: permetterà agli abbonati Premium di acquistare libri fisici direttamente dall’app. La novità, in arrivo questa primavera negli Stati Uniti e nel Regno Unito, nasce da un’espansione della partnership con Bookshop.org, la piattaforma che condivide parte dei profitti con le librerie indipendenti locali.
È una mossa che ha lasciato perplessi diversi osservatori del settore, considerando che Spotify opera già in un mercato a margini ridottissimi e che la vendita di libri è notoriamente altrettanto poco redditizia.
Indice:
Da streaming musicale a libreria online, Spotify vuole andare oltre la musica
Negli ultimi anni Spotify ha tentato diverse strade per diversificare il proprio business. Prima è arrivato l’investimento massiccio nei podcast, poi l’ingresso nel mercato degli audiolibri. Al lancio del servizio audiobook, il catalogo includeva 300.000 titoli da editori grandi e indipendenti per gli utenti statunitensi. Gli audiolibri possono essere cercati tramite l’app, anche se l’acquisto avviene su una pagina web separata prima di poter ascoltare il contenuto su Spotify.
Ora l’azienda svedese va oltre il digitale e punta ai libri cartacei, una soluzione del tutto inaspettata che renderà copertine rigide e tascabili acquistabili attraverso l’app grazie alla collaborazione con il portale Bookshop.org.
Come funzionerà il servizio
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Bookshop.org si occuperà di fissare i prezzi al dettaglio, gestire l’inventario e spedire i libri. Spotify fungerà essenzialmente da vetrina e canale di vendita, indirizzando i propri utenti verso l’acquisto.
Il servizio sarà riservato agli abbonati Premium, una scelta che solleva qualche perplessità. Limitare la vendita di libri a chi già paga un abbonamento mensile restringe significativamente il bacino di potenziali acquirenti.
A partire da questa primavera, il servizio di streaming svedese consentirà agli abbonati premium negli Stati Uniti e nel Regno Unito di acquistare libri con copertina rigida e tascabile tramite la sua app, in collaborazione con Bookshop.org.
Bookshop.org, che condivide parte dei suoi profitti con le librerie indipendenti locali, stabilirà i prezzi al dettaglio, gestirà l’inventario e gestirà le vendite per Spotify.
Una strategia che convince poco
Sebbene l’iniziativa possa rappresentare una buona notizia per gli editori e le librerie indipendenti che beneficeranno della visibilità sulla piattaforma, è difficile capire quale vantaggio concreto ne trarrà Spotify.
Il problema principale dell’azienda è operare in un settore a margini estremamente bassi. La quasi totalità dei ricavi dagli abbonamenti streaming finisce direttamente nelle tasche delle etichette discografiche. Già nel 2017 Jimmy Iovine, co-fondatore di Beats, sosteneva che fosse quasi impossibile guadagnare dallo streaming musicale.
La vendita di libri è un altro business notoriamente a margini ridotti, in gran parte a causa della posizione dominante di Amazon nel mercato. Tra tutte le possibili mosse di diversificazione che Spotify potrebbe fare, questa sembra una delle meno promettenti in termini di ritorno economico.
Resta da vedere se la partnership con Bookshop.org riuscirà a ritagliarsi una nicchia tra gli utenti Spotify più appassionati di lettura, o se finirà per essere l’ennesimo esperimento destinato a non decollare.
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