Negli ultimi mesi il nome 3I/ATLAS è diventato protagonista di una discussione che ha infiammato la comunità astronomica, e gli appassionati di spazio in generale; l’oggetto, un corpo celeste proveniente da un altro sistema stellare, era stato infatti indicato dall’astrofisico di Harvard Avi Loeb come una possibile astronave aliena, forte (a suo dire) di dieci presunte anomalie che avrebbero potuto suggerirne un’origine artificiale.

Ma come spesso accade, le ipotesi più affascinanti si scontrano con i dati concreti, e in questo caso la scienza ha fornito risposte chiare: 3I/ATLAS è una cometa, e nulla più.

Spiegate le anomalie di 3I/ATLAS, la cometa si comporta come una cometa

Come spiegano diversi esperti di scienze planetarie, tutte le caratteristiche osservate di 3I/ATLAS, dalla composizione chimica alla polarizzazione della luce, passando per la luminosità variabile e la presenza di una chioma e una coda evidenti, risultano perfettamente compatibili con ciò che ci si aspetta da una cometa interstellare.

Il corpo infatti si sta comportando in tutto e per tutto come un nucleo ghiacciato che si riscalda avvicinandosi al Sole: rilascia gas e polveri, aumenta la luminosità e mostra una composizione che evolve nel tempo; elementi che, anziché sollevare dubbi, confermano la sua natura non artificiale.

Molti astronomi sottolineano inoltre un punto molto spesso trascurato: nessuna cometa è identica a un’altra. Ognuna presenta peculiarità proprie, differenze di composizione, quantità di acqua e metalli, e anche comportamenti fotometrici singolari; definire anomalo ciò che è semplicemente diverso dal solito, spiegano, è un errore metodologico che finisce per alimentare speculazioni infondate.

Tra i punti più criticati delle teorie di Loeb c’è il modo in cui sono state calcolate le probabilità di alcune coincidenze orbitali o compositive; secondo diversi scienziati le sue analisi sarebbero metodologicamente scorrette, basate su calcoli eseguiti a posteriori, cioè dopo aver già osservato i dati, e quindi scientificamente non validi.

Un esempio emblematico è l’allineamento dell’orbita di 3I/ATLAS con il piano eclittico o la presunta vicinanza al punto di origine del Wow! Signal, due elementi che se analizzati correttamente non hanno alcuna reale rilevanza statistica. Anche la cosiddetta abbondanza anomala di nichel o la rapidità con cui l’oggetto ha aumentato la sua luminosità rientrano nei limiti di ciò che già conosciamo delle comete, in particolare quelle interstellari.

Gli esperti fanno notare che, se Loeb non avesse parlato di astronave, 3I/ATLAS sarebbe semplicemente considerata la terza cometa interstellare mai scoperta, dopo 1I/‘Oumuamua e 2I/Borisov, entrambe a loro volta protagoniste di teorie extraterrestri poi smentite dai dati.

C’è poi un fatto fondamentale, 3I/ATLAS viaggia a una velocità molto più elevata rispetto alle comete della Nube di Oort, questo implica che, a parità di distanza dal Sole, il tempo a disposizione per riscaldarsi e sviluppare la sua chioma è molto inferiore; è dunque del tutto naturale che si comporti in modo diverso da una cometa tipica del nostro sistema.

Anche l’insolita quantità di nichel rispetto al ferro o la polarizzazione negativa estrema della luce riflessa, sebbene rare, non rappresentano un mistero inspiegabile: si tratta di variazioni chimico-fisiche plausibili per un corpo che proviene da un altro sistema stellare e che ha attraversato ambienti cosmici molto differenti da quelli del nostro Sole.

La comunità scientifica è piuttosto unanime, non esiste alcuna evidenza che 3I/ATLAS possa essere un oggetto artificiale, le presunte anomalie adottate da Loeb non costituiscono prove, ma semplicemente spunti di curiosità scientifica che trovano risposte naturali.

Molti planetologi ricordano che le comete sono oggetti notoriamente imprevedibili, alcune si frammentano improvvisamente, altre non mostrano code visibili, altre ancora si comportano in modi mai visti prima, ma ciò non implica che dietro ci sia un’intelligenza aliena.

Loeb peraltro, è noto per aver avanzato ipotesi simili anche in passato, e per aver poi modificato le sue argomentazioni di fronte a nuove evidenze; la scienza invece, funziona proprio al contrario: quando un’ipotesi viene smentita dai fatti, viene abbandonata, è questo che distingue il metodo scientifico dal sensazionalismo.

Il caso 3I/ATLAS rappresenta in un certo senso una lezione su come si fa scienza, è giusto mantenere la mente aperta e prendere in considerazione anche le ipotesi più audaci, ma è altrettanto importante saperle abbandonare quando i fatti non le supportano.

Gli astronomi continueranno a osservare l’oggetto nei prossimi mesi, per capire meglio la sua composizione e la sua evoluzione, ma al momento non c’è alcun motivo per credere che si tratti di altro rispetto a ciò che è: una cometa interstellare dalle caratteristiche particolari, ma perfettamente naturali.