General Motors lo scorso mercoledì ha annunciato il suo piano per sviluppare generatori a idrogeno mobili da poter essere utilizzati per installazioni temporanee, festival musicali, cantieri e data center. I generatori a idrogeno sono basati sulla tecnologia Hydrotec, già messa in campo per lo sviluppo di veicoli a quattro ruote in grado di sfruttare questo tipo di energia rinnovabile.

Motori composti da celle a combustibile che utilizzano l’idrogeno al posto dei carburanti tradizionali sono già una realtà: in passato Toyota ha presentato un tir a idrogeno con 480 chilometri di autonomia, e Alpha qualche anno ha mostrato al mondo il progetto per una bicicletta a idrogeno con un’autonomia di 100 chilometri. E da qualche anno si parla persino di smartphone dotati di celle a combustibile a idrogeno che potrebbero avere un’autonomia record di una settimana.

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Idrogeno come fonte di energia pulita e rinnovabile

L’utilizzo dei generatori a idrogeno da parte di General Motors fa parte di un piano più ampio dell’azienda alla ricerca di investimenti per sviluppare il settore delle energie rinnovabili e affinare ulteriormente questa tecnologia.

Pensate a quei luoghi dove [si ha la necessità] di un generatore di corrente per una installazione temporanea, dove è necessario una fonte di energia pulita: Hydrotec è la soluzione al problema.

Charlie Freese, direttore esecutivo della sezione Hydrotec di General Motors, non ha dubbi sulle potenzialità dei generatori a idrogeno, ma durante la conferenza stampa non ha fornito ulteriori dettagli. Unico dato certo è la capacità di output di questi generatori, che potrebbero generare dai 60 kW ai 600 kW, a seconda della dimensione e della destinazione d’uso.

generatori a idrogeno GM hydrotec

All’appello mancano informazioni importanti, come la disponibilità di questi prodotti, il prezzo dei generatori a idrogeno e la sostenibilità dei costi. Il combustibile utilizzato per questo tipo di celle è l’idrogeno ottenuto facendo circolare una tensione elettrica nell’acqua così da scindere gli elementi di cui è composta: idrogeno, appunto, e ossigeno. Oltre ai summenzionati casi d’uso, i generatori potrebbero essere utilizzati in caso di emergenza dove è necessario disporre di fonti di energia, ad esempio in seguito a un disastro ambientale o blackout.

Spesso però l’idrogeno viene prodotto utilizzando l’elettrolisi con energia proveniente da altri combustibili fossili come il gas naturale: in questo caso si parla di “idrogeno grigio”. Costa molto di più, circa quattro volte, produrre “idrogeno green”, derivato dall’utilizzo di fonti di energia rinnovabili. Tra le altre sfide che l’idrogeno presenta c’è la capacità di stoccaggio: a temperatura ambiente il volume di idrogeno che è possibile contenere è estremamente ridotto e richiede enormi pressioni. Questi limiti al momento vedono la tecnologia ad idrogeno impiegata in ambiti in cui la dimensione dei serbatoi non rappresenta un problema, ad esempio per i mezzi pesanti come tir.

Nonostante queste incertezze, Freese si mostra ottimista dichiarando che “l’infrastruttura a idrogeno è qualcosa che stiamo costruendo ora, […] e ci sono molti investimenti in corso.” Tra gli investimenti che vedono coinvolta l’azienda c’è la collaborazione con Navistar e OneH2 per la costruzione di camion a lunga percorrenza a idrogeno. E voi cosa ne pensate? La tecnologia a idrogeno può rappresentare una valida alternativa alle auto elettriche? Fateci sapere la vostra opinione nel box commenti.