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Il cashback di Stato si salva, ma il governo punta a contrastare i soliti furbetti

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Nel corso degli ultimi mesi si è tornati a parlare spesso del cashback di Stato, più o meno da quando Mario Draghi è diventato il nuovo Presidente del Consiglio dei ministri. Nelle scorse ore il destino del piano per stimolare i pagamenti tramite sistemi digitali ha rischiato una brusca frenata, o almeno questo era quello che sperava di ottenere Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni.

Respinta la mozione di Fratelli d’Italia

La mozione proposta dal partito di destra si è però scontrata contro un muro di contrari (114) e di astenuti (89), mentre i soli favorevoli alla mozione sono stati appena in 20. L’idea del partito di Giorgia Meloni era quella di utilizzare i 5 miliardi di euro utilizzati per il programma e reinvestirli così a favore delle aziende in crisi e quindi anche dei posti di lavoro in bilico.

Ma non tutto è perduto: infatti, sebbene la mozione sia stata scartata dall’attuale maggioranza, il governo dovrà tenere conto degli importanti e urgenti correttivi pensati per contrastare i furbetti del cashback di Stato. In questi mesi si è più volte assistito a chi ha messo a punto alcuni stratagemmi per scalare la classifica dei cittadini più virtuosi effettuando micro pagamenti per spese quotidiane come ad esempio il benzinaio o la colazione al bar.

Non ci resta che attendere e scoprire cos’ha in mente il governo per riformare il cashback di Stato e punire chi in questi mesi ha viziato il programma con pratiche poco limpide.