Il Sistema Solare potrebbe avere un nuovo candidato pianeta nano, individuato nelle regioni più remote del Sistema Solare grazie alle osservazioni del Vera C. Rubin Osservatory. L’oggetto, identificato con la designazione provvisoria 2026 ED138, è il primo candidato pianeta nano scoperto dall’osservatorio e orbita oltre Nettuno. Se le stime saranno confermate, potrebbe essere uno dei corpi più grandi e luminosi mai individuati in questa zona del Sistema Solare; la scoperta è stata annunciata dal Minor Planet center dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU) e presentata durante il 58° meeting annuale della Division for Planetary Sciences, a Spokane, negli Stati Uniti.
Non si tratta ancora di un pianeta nano confermato: le dimensioni stimate e le caratteristiche orbitali rendono ED138 un candidato particolarmente interessante, ma saranno necessarie ulteriori osservazioni per determinarne con maggiore precisione la natura. Il risultato rappresenta comunque un’importante dimostrazione delle capacità dell’osservatorio, realizzato grazie alla collaborazione tra la National Science Foundation (NSF) e il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE), che studierà sistematicamente il cielo australe per i prossimi dieci anni.
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2026 ED138, un oggetto da 600 a 1.500 km di diametro
La scoperta si deve a Matthew Holman, ricercatore del Center for Astrophysics | Harvard & Smithsonian e collaboratore del team operativo del Rubin Observatory. La sera del 13 ottobre 2026, Holman stava analizzando i dati raccolti nei mesi precedenti attraverso un codice sviluppato insieme al collega Kevin Napier, progettato per confrontare miliardi di rilevamenti e riconoscere quelli riconducibili allo stesso oggetto in movimento.
La luminosità e la distanza del corpo hanno subito attirato l’attenzione del ricercatore, che ha inizialmente verificato che non ci fossero errori nell’analisi o nel funzionamento del codice. Per fugare ogni dubbio, Mario Jurić, docente all’Università di Washington e responsabile scientifico del progetto Rubin per lo studio del Sistema Solare, ha esaminato i cataloghi e le immagini dell’osservatorio, recuperando ulteriori rilevamenti.
Le verifiche hanno permesso di ricostruire un quadro molto più completo: il Simonyi Survey Telescope del Rubin ha osservato ED138 per 30 volte in 20 notti, tra il 4 marzo e l’11 luglio 2026. A queste rilevazioni si sono aggiunte immagini d’archivio della Dark Energy Camera (DECam), installata sul telescopio Victor M. Blanco da 4 metri in Cile, e dati recuperati attraverso il servizio ADAM Precovery dell’Asteroid Institute. Il materiale disponibile ha consentito di ricostruire l’orbita dell’oggetto per oltre dieci anni, recuperando osservazioni risalenti fino al 2016.
Attualmente ED138 si trova a circa 46 unità astronomiche dal Sole, dove un’unità astronomica corrisponde alla distanza media tra la Terra e la nostra stella; per confronto, Plutone ha una distanza media dal Sole di circa 40 unità astronomiche, si tratta quindi di un oggetto transnettuniano, appartenente alla popolazione di corpi che orbitano oltre Nettuno.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda le sue dimensioni. Sulla base della distanza, della luminosità e dell’albedo superficiale stimata (ossia la capacità di una superficie di riflettere la radiazione solare), il team ritiene che ED138 possa avere un diametro compreso tra 600 e 1.500 chilometri. Per essere classificato come pianeta nano, un copro deve avere una massa sufficiente affinché la propria gravità gli conferisca una forma pressoché sferica; secondo le indagini preliminari, un oggetto ghiacciato di queste dimensioni potrebbe soddisfare tale requisito.
Serviranno però osservazioni nell’infrarosso per misurarne meglio le dimensioni e verificare se possa essere effettivamente classificato come pianeta nano. Se le ipotesi saranno confermate, ED138 entrerebbe a far parte della famiglia dei cinque pianeti nani attualmente riconosciuti dall’IAU: Plutone, Cerere, Eris, Haumea e Makemake.
Anche la sua orbita offre indicazioni interessanti. ED138 presenta un’inclinazione di quasi 25 gradi rispetto al piano del Sistema Solare, una caratteristica che lo colloca tra gli oggetti transnettuniani classici caldi. Questa configurazione suggerisce che le interazioni gravitazionali con Nettuno possano aver modificato la sua orbita originaria nel corso dell’evoluzione del Sistema Solare.
Perché il Vera C. Rubin Observatory potrebbe scoprire altri pianeti nani
Una domanda sorge spontanea: com’è possibile che un corpo potenzialmente così grande sia rimasto inosservato fino a oggi? Con ogni probabilità, la risposta riguarda soprattutto la regione di cielo in cui si trova, ED138 è stato individuato vicino al piano della Via Lattea, un’area particolarmente affollata di stelle e sorgenti luminose che può rendere difficile distinguere oggetti relativamente deboli o distanti.
Il Rubinb Osservatory può affrontare questo problema grazie alla capacità di riprendere ripetutamente vaste proporzioni del cielo e confrontare le immagini attraverso algoritmi in grado di individuare piccoli spostamenti. In questo modo, anche un oggetto che appare immerso in un campo stellare molto denso può essere riconosciuto seguendone il movimento nel tempo.
La scoperta arriva mentre il Legacy Survey of Space and Time (LSST) è entrato nella sua fase operativa, avviata nel giugno 2026. Già ad aprile, durante le attività preparatorie, il team aveva trasmesso al Minor Planet Center osservazioni relative a oltre 11.000 nuovi asteroidi, tra cui circa 380 oggetti transnettuniani. Un risultato che gli stessi ricercatori avevano descritto come soltanto la punta dell’iceberg rispetto a ciò che l’osservatorio potrebbe individuare nel corso della sua missione.
L’obbiettivo è riprendere ripetutamente il cielo dell’emisfero australe per dieci anni, costruendo un archivio sempre più ricco di osservazioni. La possibilità di confrontare nuove immagini con dati raccolti mesi o persino decenni prima consente di recuperare oggetti che erano già transitati in una determinata regione, ma che all’epoca non erano stati riconosciuti.
Una capacità che potrebbe rivelarsi decisiva per individuare altri corpi distanti, migliorare la ricostruzione delle loro orbite e comprendere meglio come si sia formato il Sistema Solare. Gli oggetti transnettuniani, infatti, conservano informazioni preziose sulle fasi iniziali della sua evoluzione e sulle interazioni gravitazionali che hanno contribuito a distribuire i corpi minori nelle regioni più esterne.
Ora che 2026 ED138 è stato identificato, gli astronomi potranno organizzare ulteriori osservazioni per approfondirne le caratteristiche. I dati disponibili ai ricercatori autorizzati sono accessibili attraverso la Rubin Science Platform, mentre chiunque può esplorare la sua traiettoria tridimensionale tramite Orbitviewer.
Per il momento dunque, ED138 resta un candidato pianeta nano, ma la sua scoperta mostra quanto possa ancora nascondere il Sistema Solare esterno; e con dieci anni di osservazioni sistematiche davanti a sé, il Rubin Osservatory potrebbe contribuire a individuare altri mondi finora sfuggiti alle indagini astronomiche.
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