Chi segue Amazfit da un po’ sa che la strada percorsa dall’azienda è stata lunga e per certi versi sorprendente: da marchio quasi sconosciuto a nome ormai popolarissimo tra chi cerca uno smartwatch sportivo senza svenarsi. Cheetah 2 Pro e Cheetah 2 Ultra sono due orologi di peso in questo percorso, non tanto per le specifiche quanto per ciò che rappresentano, ovvero la volontà di Amazfit di salire di categoria e sedersi al tavolo dei grandi. Li abbiamo provati a lungo, e vi anticipiamo subito che il verdetto non è così scontato come potrebbe sembrare. Mettetevi comodi, perché c’è parecchio da dire.

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Video recensione di Amazfit Cheetah 2 Pro e Cheetah 2 Ultra

Dove si collocano nella lineup di Amazfit

La linea Cheetah è storicamente quella che Amazfit dedica alla corsa. La prima generazione ci era piaciuta molto, perché rappresentava il primo vero passo del marchio nel mondo degli sportivi: per la sua epoca era un compagno di allenamento davvero valido. Con questa seconda generazione l’asticella si alza in modo sensibile e, soprattutto, la gamma si sdoppia abbracciando il mondo della corsa in montagna. Cheetah 2 Ultra è pensato per il trail running, mentre Cheetah 2 Pro è il classico orologio da strada per chi macina chilometri sull’asfalto.

Il nome, però, racconta solo una parte della storia. Al lancio Ultra vantava alcune funzioni esclusive legate proprio alla montagna: mappe con curve di livello a colori, molto dettagliate e aggiornate di recente, navigazione turn by turn, grafici del dislivello positivo e negativo e persino l’indicazione del dislivello che vi attende fino al waypoint successivo. Roba di nicchia, certo, ma per chi corre in montagna sapere in anticipo se dopo quella salita ne arriverà un’altra ancora più dura fa una differenza enorme. Il punto è che, aggiornamento dopo aggiornamento, tutte queste funzioni sono arrivate anche sul Pro. A oggi, a livello software, i due prodotti sono di fatto identici: stesse mappe, stessa navigazione, stesso sistema evoluto per pianificare i percorsi direttamente dall’orologio. La differenza vera, insomma, va cercata altrove.

Recensione Amazfit Cheetah 2 Pro e Cheetah 2 Ultra: la sfida ai big è servita 1

Design, materiali e scheda tecnica a confronto

Sul piano costruttivo la distanza tra i due modelli si sente. Cheetah 2 Ultra ha ghiera, cornice, fondello e pulsanti interamente in titanio di grado 5, con la cassa in polimero rinforzato con fibre, e porta in dote una certificazione di resistenza di livello militare MIL-STD-810G: ha superato test a bassa e alta temperatura, shock termico, vibrazioni, bassa pressione e impatti. Cheetah 2 Pro si “accontenta” di cassa e telaio in titanio grado 5, con i tasti in lega di alluminio e la ghiera in plastica, e rinuncia alla certificazione militare. La differenza si riflette anche sulla bilancia: 52 grammi per Ultra, 45,6 grammi per Pro, sempre senza cinturino.

Entrambi hanno quattro pulsanti fisici, e quelli di sinistra servono a scorrere menu e schermate durante l’allenamento. Può sembrare un dettaglio, ma per chi fa sport, magari d’inverno con i guanti o semplicemente con le mani sudate, avere tasti fisici per navigare è tutt’altro che secondario. La resistenza all’acqua si ferma a 5 ATM per entrambi: non i più robusti della famiglia Amazfit da questo punto di vista, ma parliamo di orologi nati per correre, non certo per le immersioni.

E poi c’è il display, che è il vero tasto dolente. Su questi schermi, purtroppo, dobbiamo spenderci due parole, perché secondo noi Amazfit li ha un po’ toppati, e dispiace, visto che in passato ha montato pannelli davvero ottimi. Sono entrambi AMOLED con vetro zaffiro: 1,32 pollici, 466 x 466 pixel e 353 PPI sul Pro, 1,5 pollici, 480 x 480 pixel e 323 PPI sull’Ultra. Curiosamente, nonostante la risoluzione nominale più bassa, il Pro ha una densità di pixel leggermente superiore, semplicemente perché lo schermo è più piccolo. Sulla carta arrivano entrambi a 3.000 nit di luminosità, ma nella pratica sono gestiti in modo molto conservativo. Il risultato è che ci siamo trovati in difficoltà nella lettura all’aperto, soprattutto con l’Ultra, che paradossalmente dovrebbe avere lo schermo migliore, più grande e con cornici più sottili.

I motivi sono due. Il primo è una luminosità massima non eccellente, complice anche il fatto che molte schermate sportive hanno sfondi scuri. Il secondo, quello che ci ha dato più fastidio, è un trattamento oleofobico praticamente inesistente sull’Ultra: durante un lungo giro in bici in una giornata calda, con le mani sudate, lo schermo si è riempito di aloni e unto che non se ne andavano, rendendo la lettura un piccolo dramma. Sul Pro la situazione è migliore, un po’ perché il vetro è leggermente più bombato, un po’ perché il trattamento oleofobico è appena più efficace. Il rovescio della medaglia sono cornici davvero generose: per una cassa da 48 mm, lo schermo del Pro finisce per sembrare piccolo. L’unico vantaggio dello schermo piatto dell’Ultra è che potete applicarci una pellicola di protezione che resta ben salda, cosa niente male su un orologio pensato per la montagna, dove una roccia o un ramo sono sempre in agguato.

Caratteristica Cheetah 2 Pro Cheetah 2 Ultra
Prezzo di listino 449,90 euro 599,90 euro
Display AMOLED 1,32″ · 466 x 466 · 353 PPI AMOLED 1,5″ · 480 x 480 · 323 PPI
Vetro Zaffiro Zaffiro
Cassa 48 x 48 mm 47,4 x 47,4 mm
Materiali Titanio grado 5 (cassa e telaio), alluminio (tasti), plastica (ghiera) Titanio grado 5 (ghiera, cornice, fondello, tasti), polimero rinforzato (cassa)
Peso (senza cinturino) 45,6 g 52 g
Resistenza 5 ATM 5 ATM + MIL-STD-810G
Batteria 540 mAh 780 mAh
Autonomia GPS (massima precisione) Fino a 31 ore Fino a 60 ore
Autonomia (uso tipico) Fino a 20 giorni Fino a 30 giorni
Sensore cardio BioTracker 6.0 (5PD + 2 LED) BioTracker 6.0 (5PD + 2 LED)
Posizionamento Doppia banda, 6 sistemi satellitari Doppia banda, 6 sistemi satellitari
Memoria 32 GB 64 GB
Modalità sportive 170+ 180+
Cinturino Silicone (20 mm) Silicone + nylon (22 mm)

A parità di piattaforma, sotto la scocca troviamo su entrambi il sensore BioTracker 6.0 (array 5PD + 2 LED), il posizionamento a doppia banda con sei sistemi satellitari, connettività Bluetooth LE e Wi-Fi a 2,4 GHz. Ultra monta una versione leggermente più spinta del chip, che sulla carta velocizza il rendering delle mappe, ma nell’uso reale non abbiamo notato differenze degne di nota. Cambia invece la memoria: 64 GB sull’Ultra contro 32 GB sul Pro, utili se pensate di tenere offline molte mappe o mappe particolarmente estese. Chiudiamo con un dettaglio che abbiamo apprezzato più del previsto: entrambi hanno una torcia integrata, a luce bianca o rossa e con due intensità, che ci ha letteralmente salvati una sera in un rifugio di montagna.

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Precisione cardio e GPS

Veniamo al capitolo che più interessa a chi corre sul serio, e per farlo abbiamo messo questi due Amazfit a confronto con alcuni riferimenti di categoria. Sul GPS il metro di paragone è stato il Huawei GT Runner 2, in assoluto l’orologio con il miglior GPS che ci sia mai capitato di provare.

A bassa velocità le tracce di Cheetah 2 Pro (verde) e del riferimento sono abbastanza simili. Si nota che quella del Huawei (rossa) è più seghettata, perché raccoglie più punti GPS anche impostando la massima precisione, mentre Amazfit tende a tirare qualche rettilineo e a uniformare un po’ di più il tracciato. Nulla di drammatico: in salita e a ritmo blando la differenza resta minima. Le cose cambiano in discesa, quando la velocità sale. Sui tornanti il GT Runner 2 si conferma una lama, mentre il Pro fatica di più e in un paio di curve ha tagliato l’angolo. Più aumenta l’andatura, più questo limite si fa sentire.

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Sorpresa positiva, invece, sull’altimetria: qui Amazfit è parso molto fedele, al punto che in un tratto è stato proprio il GT Runner 2 a perdere qualche colpo, mentre la traccia del Cheetah restava aderente al profilo reale. Con l’Ultra, tendenzialmente un filo più preciso del Pro, il discorso si ripete: a bassa velocità la traccia segue fedelmente il sentiero, mentre su una discesa veloce sull’asfalto ricompare un certo sfasamento rispetto alle immagini satellitari.

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Il confronto con un Garmin Forerunner 970 (rosso)  racconta la stessa storia. Il Garmin campiona di più e restituisce una linea leggermente più frastagliata, ma sul piano della precisione pura nessuno dei due è perfetto e li collochiamo più o meno sullo stesso livello. Curioso il comportamento in una piccola galleria: entrambi hanno perso il segnale, ma mentre il Garmin si è inventato uno zigzag improbabile, Amazfit (verde) ha ricucito i punti con un po’ più di logica. Un dato interessante: sullo stesso percorso il Pro ha registrato più campionamenti totali del Forerunner (7.072 contro 6.916), salvo poi vedere i punti GPS effettivamente validi scendere a 6.477, perché in alcuni tratti il segnale veniva interpretato come dubbio e quindi smussato.

Recensione Amazfit Cheetah 2 Pro e Cheetah 2 Ultra: la sfida ai big è servita 9

Sul cardio il verdetto è promosso. Rispetto al Garmin (verde), Amazfit (rosso) tende ad addolcire i picchi più alti, ma allargando lo sguardo i due grafici sono praticamente sovrapponibili, con frequenza cardiaca media identica. Non è l’affidabilità, e soprattutto la reattività, di una fascia toracica, ma siamo probabilmente vicini al limite di ciò che si può ottenere da un sensore ottico al polso. Sulla velocità, infine, il Pro paga la frequenza di campionamento più bassa e arriva un attimo in ritardo rispetto al Garmin, smussando quei micro cambi di passo che il rivale coglie. In sintesi: correndo la precisione è ottima, mentre in bici, alle andature più alte, qualche limite emerge.

Monitoraggio delle prestazioni e recupero

Sul fronte software i due orologi condividono tutto l’arsenale che Amazfit ha costruito negli anni, mattoncino dopo mattoncino: monitoraggio degli allenamenti, carico di lavoro a breve e lungo termine, analisi del recupero, del sonno e dello stato di forma con PeakBeats, oltre al coach Zepp per programmare le sessioni. C’è anche BioCharge, l’equivalente Amazfit del body battery, ovvero l’energia che avete in corpo calcolata sulla base degli allenamenti recenti e di come avete dormito.

Su questo si innesta l’hybrid charge, un concetto che, lo ammettiamo, facciamo un po’ fatica a digerire. L’idea è integrare i dati oggettivi con le vostre sensazioni: dato che l’orologio non può sapere se siete stanchi perché il capo vi ha fatto girare le scatole o perché i figli sono malati, l’hybrid charge vi permette di annotare manualmente il vostro stato. Lo abbiamo usato per qualche giorno e dopo una settimana ci eravamo già stancati. Se questi orologi sono comodi è perché fanno tutto da soli, e dover tenere una sorta di diario personale ci è sembrato snaturarne l’utilità. Detto questo, le statistiche su recupero e carico di lavoro restano tante e ben fatte.

Il vero limite, semmai, è un altro: questi Amazfit sono poco proattivi. Un Garmin tende a interrompervi durante la giornata per dirvi come state recuperando, se siete affaticati o se il caldo vi sta mettendo alla prova. Messaggi che a qualcuno non interessano affatto, ma a cui chi arriva dal mondo Garmin è abituato, e la cui assenza fa sembrare questi orologi un po’ silenziosi. Le informazioni ci sono tutte, sia chiaro, semplicemente ve le dovete andare a cercare.

Sul versante compatibilità non manca nulla: si sincronizza con Strava, TrainingPeaks, Intervals.icu, Runna, Google Fit e Apple Health, e c’è pieno supporto ai sensori esterni, dalle fasce cardio ai misuratori di potenza. Proprio qui, però, abbiamo incontrato un intoppo. Un infortunio al ginocchio ci ha tenuti lontani dalla corsa per un paio di mesi, così abbiamo usato molto la bici, e in questo scenario la sincronizzazione con il misuratore di potenza Magene della nostra mountain bike ha dato grossi problemi. Parliamo di uno dei power meter più diffusi ed economici sul mercato, che con smartwatch di altri brand funziona senza storie. Un limite che pesa, soprattutto in ottica multisport.

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Autonomia

Se c’è un capitolo in cui questi orologi non deludono mai, è quello dell’autonomia, complici due batterie molto generose: 540 mAh sul Pro e 780 mAh sull’Ultra. Nel caso dell’Ultra, quella capacità si traduce in un utilizzo continuativo realistico in trail running di almeno 33-36 ore, che salgono ulteriormente attivando il risparmio energetico e abbassando di un pelo la precisione. In pratica potete affrontare una gara di ultra trail senza stare lì a preoccuparvi della ricarica; i dati ufficiali parlano di 48 ore in modalità standard e fino a 80 ore negli scenari più lunghi, con circa 30 giorni di autonomia nell’uso quotidiano tipico.

Il Pro, dal canto suo, vi accompagna tranquillamente per una settimana intera di allenamenti, mettiamo tre o quattro uscite più una gara la domenica, senza mai passare dal caricatore. Sulla carta arriva fino a 31 ore in modalità GPS di massima precisione, che diventano 69 in risparmio energetico, e fino a 20 giorni di uso tipico. In entrambi i casi siamo su valori nettamente superiori a quelli dei principali concorrenti in casa Garmin, e questo resta uno dei punti di forza più solidi della coppia.

Recensione Amazfit Cheetah 2 Pro e Cheetah 2 Ultra: la sfida ai big è servita 11

Area smart

È qui che Amazfit ha una marcia in più rispetto a competitor come Garmin, Polar o Suunto, storicamente meno attrezzati sul versante smart. Visualizzate le notifiche e, collegando l’orologio a uno smartphone Android, potete anche rispondere; potete gestire una chiamata in vivavoce via Bluetooth con un audio davvero buono, sia in registrazione dal microfono sia in riproduzione dall’altoparlante. C’è Zepp Flow, l’assistente vocale basato su ChatGPT, c’è uno store proprietario di applicazioni che si arricchisce nel tempo e c’è un’enorme scelta di watch face, con una grafica curata tanto sull’orologio quanto nell’app. Non manca nemmeno il supporto ai pagamenti contactless via NFC con Zepp Pay, che in Italia si appoggia a Curve.

Su questo piano i due Cheetah non fanno nulla di diverso dagli altri Amazfit, ma sono una conferma di qualità. Valgono poi tutte le considerazioni che ripetiamo ormai a ogni recensione del marchio: campi dati personalizzabili all’interno degli allenamenti, sessioni programmabili, il coach e, soprattutto, un supporto software costante, con aggiornamenti frequenti che negli anni hanno reso questi orologi sempre più completi. Non è un plus da poco.

I punti di forza di Amazfit

Al di là dei limiti di questa specifica coppia, vale la pena ricordare perché Amazfit è arrivata dov’è: negli anni ha costruito un pacchetto sportivo che ha davvero poco da invidiare ai nomi più blasonati, e che ritroviamo per intero su Cheetah 2 Pro e Cheetah 2 Ultra. Un dettaglio che in pochi conoscono, per esempio, è che il marchio è oggi partner esclusivo di HYROX nella categoria dei dispositivi indossabili, con una modalità di gara integrata che nessun altro produttore può offrire. Ecco, in sintesi, cosa mettono sul piatto questi orologi.

  • Metriche avanzate per corsa e trail running. Dalla soglia del lattato alla potenza di corsa, dal tempo di contatto con il suolo al VO2 max, fino alla previsione del tempo di arrivo e al ritmo adattato alla pendenza: c’è tutto quello che serve per analizzare l’allenamento nel dettaglio. Sul trail, poi, la modalità dedicata calcola persino il carico di sforzo in base a pendenza, tipo di terreno e dislivello.
  • Un catalogo enorme di sport, con HYROX in esclusiva. Le modalità sportive sono oltre 170 sul Pro e oltre 180 sull’Ultra, e tra queste spicca la modalità gara HYROX, con le opzioni Single, Double e Team Relay e gli otto esercizi che compongono una prova, una funzione che trovate soltanto sugli orologi Amazfit.
  • Zepp Coach. L’allenatore basato sull’intelligenza artificiale costruisce piani adattivi su misura, dai 5 km alla maratona, e li aggiusta in corsa in base ai vostri progressi per farvi arrivare pronti al giorno della gara.
  • Allenamenti programmabili nel dettaglio. Potete creare sessioni a intervalli definendo ogni segmento con target precisi di ritmo, frequenza cardiaca, cadenza o calorie, appoggiandovi a pacer virtuali e a modelli di allenamento importabili anche da piattaforme esterne.
  • Interfaccia sportiva altamente personalizzabile. Durante l’attività potete modificare i campi dati e configurare più schermate a piacimento, scegliendo quali metriche tenere sott’occhio in ogni momento. Una libertà che, per chi si allena con metodo, fa una differenza enorme.
  • App Zepp chiara e ricca di dati. Tutte le informazioni confluiscono in un’applicazione ben organizzata e leggibile, con grafici e statistiche approfondite per valutare prestazioni, carico di lavoro e recupero senza mai perdersi.

Conclusioni e prezzi

Cheetah 2 Pro parte da un listino di 449,90 euro, Cheetah 2 Ultra da 599,90 euro. Ed è proprio qui che nasce il nostro scetticismo, perché sono cifre che li mettono in concorrenza diretta con un Garmin Forerunner o un Fenix, magari della generazione precedente o in offerta. È saltato, insomma, quel margine di risparmio importante che un tempo faceva scegliere un Amazfit al posto di un Forerunner 970 pagandolo 300 euro in meno. A questi prezzi il ragionamento diventa più delicato.

Il nostro giudizio è promosso, ma con riserve. A questa fascia di prezzo Amazfit deve riuscire a offrire qualcosa in più, e non solo sul piano dei materiali o di funzioni che, alla resa dei conti, ritroviamo anche sui suoi orologi più economici. Serve un salto sull’ecosistema, sulla proattività, su quel livello di rifinitura che chi arriva dal mondo Garmin, e spende volentieri 600, 700 o 800 euro per un orologio, si aspetta e pretende. Perché qui abbiamo due bei prodotti, ma il display convince fino a un certo punto e sul GPS qualche riserva resta, almeno se non li usate solo per correre. E chi investe 600 euro potrebbe legittimamente volerli usare anche per il triathlon o per la bici: un trail runner che alterna corsa e ciclismo non è affatto una rarità, sono due discipline che si completano bene, e proprio sul multisport Amazfit ha ancora un passo da compiere.

Detto tutto questo, restano due orologi validi, destinati a migliorare ancora con gli aggiornamenti e, come da tradizione, a calare di prezzo nel tempo. Se riuscite a trovarli con 150-200 euro di sconto sul listino, quindi attorno ai 300-350 euro per il Pro e ai 400-450 euro per l’Ultra, allora diventano davvero interessanti su cui ragionare. Come sempre, ci fa piacere sapere cosa ne pensate voi.

Pro:

    • Ottima qualità costruttiva e design
    • Software completo per recupero e sonno
    • Allenamenti personalizzabili e coach AI integrato
    • Area smart curata e ben funzionante

Contro:

    • Display sottotono per entrambi
    • Ecosistema limitato

Voto finale:

7.5