C’è qualcosa di profondamente affascinante nell’idea che un oggetto banale, una semplice lampadina avvitata al soffitto, possa custodire al suo interno un piccolo atto di resistenza. È esattamente quello che ha immaginato e realizzato Rick Osgood, che sul proprio blog ha raccontato la nascita di Banned Book Library, un progetto che trasforma una comune lampadina smart in un rifugio segreto per i libri censurati. Un’idea che profuma di cyberpunk, di quelle storie in cui la tecnologia di consumo viene piegata a scopi che i suoi produttori non avevano mai previsto.

Il concetto di partenza è tanto semplice quanto potente. Se vivete in un luogo dove alcuni libri che ritenete importanti sono stati messi al bando, potreste nasconderne una copia digitale dentro una di queste lampadine, per poi installarla da qualche parte nella vostra comunità. Finché la lampadina resta accesa, chiunque si trovi nelle vicinanze e abbia con sé un dispositivo dotato di connessione WiFi può accedere a quel materiale proibito. Trattandosi di una lampadina del tutto ordinaria, è difficile da individuare e con ogni probabilità passerà inosservata. Osgood la descrive con un’espressione perfetta, ovvero un dead drop digitale, il punto di scambio clandestino della tradizione spionistica, qui reinterpretato in chiave informatica.

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Come funziona, in linea di massima

Senza addentrarci nei dettagli realizzativi, il funzionamento è intuitivo. La lampadina crea una propria rete WiFi aperta e ospita al suo interno una piccola biblioteca digitale. Chi si avvicina e si connette non deve fare altro che lasciarsi guidare, perché il sistema utilizza la stessa tecnologia dei captive portal, quelle pagine che compaiono automaticamente quando ci si collega alla rete di un hotel e che indirizzano l’utente verso la libreria, evitando che qualcuno si colleghi e poi rinunci pensando che non funzioni nulla.

La pagina che accoglie il visitatore non si limita a elencare i titoli disponibili. Per ogni libro vengono indicati il titolo, l’autore e soprattutto il motivo per cui quell’opera è stata contestata o bandita, un dettaglio che trasforma la semplice consultazione in un piccolo momento di consapevolezza. C’è perfino un pannello riservato a chi installa il dispositivo, che permette di regolare il colore della luce emessa. L’obiettivo è quanto mai pratico, ovvero fare in modo che la lampadina si confonda con le altre luci già presenti nell’ambiente, così da non destare sospetti e da rendere ancora meno evidente che qualcosa è cambiato.

Il fascino del limite e l’eredità della fantascienza

Uno degli aspetti più interessanti del racconto di Osgood riguarda i limiti del progetto, che da ostacolo si trasformano in pregio. Lo spazio disponibile in una lampadina di questo tipo è davvero ridotto, sufficiente a contenere soltanto pochi libri. All’inizio l’autore aveva immaginato una biblioteca traboccante di titoli, e la scoperta di poterne ospitare solo una manciata lo aveva deluso. Poi ha cambiato idea, e la sua riflessione merita di essere riportata.

Quel limite, ha capito, costringe chi crea il dispositivo a scegliere. Ogni dead drop finisce così per rappresentare la persona che lo ha realizzato, perché obbliga a selezionare con cura i libri che si ritengono davvero importanti, quelli che si vuole assolutamente mettere a disposizione degli altri. Da qui nasce anche un’altra suggestione, ovvero immaginare molte di queste lampadine sparse per una stessa città, ciascuna con contenuti diversi, trasformando la ricerca dei libri proibiti in una piccola caccia al tesoro urbana, fatta di scoperte sempre nuove.

Non stupisce che dietro tutto questo ci sia una radice letteraria. Osgood riconosce di aver tratto ispirazione dal racconto Library di Ben Brown, in cui alcuni personaggi custodiscono un archivio digitale di opere e conoscenze che non si vuole rischiare di perdere, e cita anche Unauthorized Bread di Cory Doctorow, altra storia in cui la tecnologia quotidiana diventa terreno di conflitto e di emancipazione. È la dimostrazione di come la buona fantascienza sappia anticipare, e a volte ispirare, gesti concreti.

Tra le idee per il futuro, l’autore immagina di collegare più lampadine tra loro in una rete condivisa, così da rendere accessibili tutti i libri custoditi nei vari dispositivi a chiunque se ne colleghi anche solo a uno. Resta sullo sfondo lo spirito autentico del progetto, ovvero l’idea che la libertà di accedere alla cultura possa nascondersi nei luoghi più impensati, persino dentro la luce di una lampadina. Un piccolo gesto di ribellione illuminato, è il caso di dirlo, che ci ricorda quanto la tecnologia possa ancora essere messa al servizio delle persone.