C’è una categoria di oggetti che esistono al confine tra gadget e soprammobile, tra strumento e dichiarazione di stile. Il Retro Cube 2 di 8BitDo abita esattamente quel confine, e lo fa con una consapevolezza stilistica rara in un prodotto che costa meno di cinquanta dollari. Lo abbiamo tenuto sulla scrivania per oltre un mese, lo abbiamo usato ogni giorno, lo abbiamo confrontato con le nostre aspettative e con la realtà di quello che uno speaker compatto a doppio driver da 5 watt può ragionevolmente offrire. Il risultato è stato, a tratti, sorprendente.
Indice:
Il primo impatto: una scatola che non è solo una scatola
La prima cosa che si nota, tirando fuori 8BitDo Retro Cube 2 N Edition dalla confezione, è quanto sia solido. Non stiamo parlando di una di quelle plastiche da entry level che suonano cave se le tocchi con le nocche. Il corpo è compatto, leggermente più grande di un cubo di Rubik, con le griglie rosse sui lati e il corpo grigio che richiamano inequivocabilmente l’estetica del NES americano. 8BitDo lo ha progettato come parte della NES40 Collection, la lineup creata per festeggiare il quarantennale del Nintendo Entertainment System, e si vede: non è un tributo approssimativo, è una traduzione fedele di quell’estetica in un oggetto tridimensionale.
Il top del cubo è il dettaglio che fa scattare il sorriso: un D-pad a croce, identico a quello del joypad originale. Il tasto su accende e spegne, giù mette in pausa o riprende la riproduzione, sinistra e destra abbassano e alzano il volume. Al centro, il tasto principale gestisce l’abbinamento e la modalità. Chi ha passato qualche anno della propria infanzia o adolescenza con un pad NES tra le mani troverà tutto questo istintivo in pochi secondi. È uno di quei casi in cui il design ha una funzione precisa: togliere attrito dall’uso quotidiano mascherandosi da nostalgia.
Sul fondo del cubo c’è la base di ricarica wireless, una piccola piattaforma quadrata che funge contemporaneamente da supporto estetico e da estensore del segnale 2.4G. Quando il cubo è posato sulla base si carica in modo invisibile, senza cavi che pendono, e il segnale wireless resta stabile anche a distanza. L’adattatore USB-C per il 2.4G trova posto in un vano integrato nella base stessa, soluzione pratica che evita di perdersi il dongle ogni volta che si cambia stanza.
Uno dei punti di forza del Retro Cube 2 rispetto alla concorrenza di pari fascia è la varietà di connessioni. Si può usare in Bluetooth 5.3, che gestisce la latenza in modo accettabile per la musica e le chiamate. Si può usare in modalità 2.4G wireless tramite il dongle USB-C, e qui la latenza scende a valori praticamente impercettibili, rendendo il cubo utilizzabile anche per guardare video o giocare senza il disturbo del ritardo audio. Si può infine collegare via cavo USB-C, per chi vuole zero compromessi.

C’è anche un microfono integrato, che permette di usarlo come speaker per le chiamate. Non è il suo utilizzo principale, ma funziona. La voce arriva abbastanza pulita dall’altro lato, e in un ufficio silenzioso è perfettamente adeguato per una videochiamata.
La modalità Gaming, attivabile con una pressione prolungata del tasto centrale, ottimizza il suono per la latenza bassa e accentua le frequenze medie, aiutando la leggibilità degli effetti sonori. La modalità Music, invece, bilancia il suono in modo più arrotondato, con una leggerissima enfasi sui bassi che aiuta la musica a suonare meno sottile.
Come suona davvero: un mese di ascolto
È qui che dobbiamo essere precisi, e onesti. Il Retro Cube 2 non è uno speaker hi-fi. Non lo è nemmeno da lontano, e non pretende di esserlo. I due driver da 5 watt con risposta in frequenza da 120 Hz a 15 kHz ci dicono già tutto: i bassi profondi non esistono, e l’estensione sugli acuti ha un tetto abbastanza evidente. Quello che questo speaker fa bene, però, lo fa sorprendentemente bene per il formato e per il prezzo.
Abbiamo iniziato il nostro mese di test con il pop degli anni Novanta. Con i Backstreet Boys e con Alanis Morissette il Retro Cube 2 si comporta ottimamente. Le voci escono pulite e presenti, con una chiarezza che non stanca nemmeno nelle sessioni lunghe. Jagged Little Pill in particolare suona meglio di quanto ci aspettassimo: la voce di Morissette ha quella presenza tagliente che si porta bene con la risposta in frequenza del cubo, e le chitarre acustiche di You Oughta Know risultano nitide e dettagliate.



Con il pop italiano degli anni Ottanta e Novanta il cubo ha mostrato forse il suo lato migliore. Vasco Rossi, Zucchero, Lucio Battisti: in questo repertorio le frequenze medie fanno tutto il lavoro, e il Retro Cube 2 le gestisce con una naturalezza che non ci aspettavamo da uno speaker di queste dimensioni. Metti una sera a cena di Battisti suona equilibrata e godibile, con il pianoforte ben definito e la voce al centro. L’ascolto in near-field, che è esattamente l’uso per cui il Retro Cube 2 è pensato, rende questo genere particolarmente piacevole.
Il rock è stato il banco di prova più impietoso. Con i Guns N’ Roses o con i Metallica la mancanza di corpo sulle basse frequenze si fa sentire in modo evidente. Le chitarre distorte perdono peso, il kick drum diventa quasi inudibile al di sotto di un certo volume e Paradise City perde buona parte della sua fisicità. Non è un difetto del cubo in sé, è la fisica di due driver da 5 watt in un cabinet compatto. Con il volume al massimo il suono tende ad appiattirsi, e conviene restare intorno all’80% per mantenere la pulizia. Il rock funziona meglio con album come Thriller di Michael Jackson o con il pop rock degli anni Ottanta stile Dire Straits, dove la produzione è meno satura e le frequenze medie portano comunque tutto il carico espressivo. Money for Nothing su questo speaker suona sorprendentemente bene.
Abbiamo passato qualche sera con la dance e la musica da discoteca di quegli anni. Gloria Gaynor, Village People, i Duran Duran, gli Spandau Ballet: il cubo in modalità Music tira fuori una piacevole rotondità sulle frequenze medie-basse dei synth, e Gold degli Spandau Ballet sulla scrivania ha un effetto quasi cinematografico. I bassi sintetici non hanno il peso di uno speaker vero, ma c’è abbastanza presenza da rendere l’ascolto soddisfacente senza cuffie.
I cantautori italiani e la musica acustica sono stati forse la rivelazione più bella del nostro test. Fabrizio De André, Francesco De Gregori, Paolo Conte: in questo repertorio il Retro Cube 2 eccelle senza riserve. La voce di De André su Via del Campo esce con una presenza quasi intima, e il contrabbasso di Paolo Conte, pur perdendo un po’ di profondità, conserva abbastanza corpo da non sembrare assente. È qui che ci siamo resi conto che questo speaker è fatto per la scrivania, per l’ascolto ravvicinato, per la musica che non ha bisogno di potenza ma di dettaglio.
Abbiamo provato anche i podcast e i contenuti parlati, ambito in cui lo speaker eccelle senza riserve. La voce umana cade esattamente nella fascia di frequenza in cui il cubo lavora meglio, e dopo un mese di uso quotidiano possiamo dire che ascoltare podcast alla scrivania con il Retro Cube 2 è semplicemente piacevole.



La batteria da 2.000 mAh garantisce circa 30 ore di utilizzo, e nei nostri test questa cifra si è confermata realistica. Con 6 o 7 ore al giorno di ascolto siamo arrivati a ricarica ogni quattro o cinque giorni, posando il cubo sulla base a fine giornata e ritrovandolo carico il mattino dopo. La ricarica wireless è lenta rispetto a un cavo, ma nella pratica quotidiana non è mai un problema perché il cubo sta sulla base quando non lo si usa.
Considerazioni finali
Il Retro Cube 2 costa 49,99 dollari, a cui vanno aggiunte spese di spedizione e tasse per un totale di circa 63 dollari (circa 54 euro al cambio attuale). A questo prezzo è difficile trovare uno speaker con un design così curato, tre modalità di connessione, ricarica wireless e 30 ore di autonomia. L’audio non ha la profondità di speaker più grandi o più costosi, ma per l’ascolto alla scrivania a distanza ravvicinata è più che sufficiente per la maggior parte degli usi quotidiani. Se siete cresciuti con il NES o se semplicemente volete un oggetto che abbia una personalità precisa invece di essere l’ennesimo cilindro nero anonimo, il Retro Cube 2 convince anche prima di accenderlo.
Se il vostro genere principale è il rock duro con bassi potenti e volete che lo speaker si senta anche dall’altra parte della stanza, cercate altrove. Ma se lavorate con musica di sottofondo, ascoltate podcast, volete rivivere il pop e il rock degli anni Ottanta e Novanta mentre lavorate o semplicemente volete qualcosa che stia bene accanto alla tastiera senza sembrare un oggetto di risulta, il cubo di 8BitDo è tra le scelte più sensate del mercato compact speaker attorno ai cinquanta euro.
Pro:
- design iconico
- ricarica wireless
- prezzo corretto
Contro:
- bassi limitati
- da usare solo a volume medio
I nostri contenuti da non perdere:
- 🔝 Importante: NVIDIA GeForce RTX 5050 ritestata: quanto è buona per il gaming nel 2026?
- 💰 Risparmia sulla tecnologia: segui Prezzi.Tech su Telegram, il miglior canale di offerte
- 🏡 Seguici anche sul canale Telegram Offerte.Casa per sconti su prodotti di largo consumo


