La Francia ha appena fatto qualcosa che in Italia, tra Registro Pubblico delle Opposizioni, filtri anti-spoofing e i più recenti codici a tre cifre di AGCOM di cui avevamo parlato lo scorso maggio, ancora non era riuscita a fare ovvero capovolgere la logica su cui si basa il telemarketing.
Dall’11 agosto le chiamate commerciali non richieste diventano illegali per principio, non più un fastidio da cui l’utente deve difendersi attivamente iscrivendosi a un elenco: le aziende potranno contattare un consumatore solo se questo ha già dato un consenso esplicito, oppure se esiste già un rapporto contrattuale in corso.
Vediamo insieme come funziona davvero questa svolta, quali eccezioni restano in piedi e quanto rischiano le aziende che non si adegueranno.
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Da Bloctel al consenso preventivo: cosa cambia davvero
Il cambio di regime si basa sull’articolo 13 della legge n° 2025-594, approvata da Assemblea Nazionale e Senato il 30 giugno 2025 e promulgata dal presidente Emmanuel Macron, integrata dal decreto attuativo n° 2026-662 del 23 luglio 2026. Fin qui il sistema francese funzionava esattamente al contrario di come funzionerà ora infatti chi non voleva ricevere telefonate commerciali doveva iscriversi di propria iniziativa al registro Bloctel, l’equivalente francese del nostro Registro Pubblico delle Opposizioni.
Da martedì quella logica si ribalta completamente e Bloctel cessa di esistere: il silenzio del consumatore non autorizza più nessuna chiamata, un principio che ribalta radicalmente il funzionamento tipico di questi registri in tutta Europa, Italia compresa, dove è ancora il cittadino a doversi attivare per bloccare le chiamate indesiderate.
Per contattare un cliente servirà d’ora in poi un “atto positivo chiaro“: una casella da spuntare, non una clausola nascosta in un contratto. Il consenso raccolto vale al massimo un anno, senza rinnovo automatico, e può essere ritirato in qualsiasi momento, anche a voce durante la telefonata stessa.
Le eccezioni
Restano comunque due varchi aperti visto che le aziende che hanno già un contratto in corso con il cliente, un operatore telefonico, un assicuratore, un fornitore di energia, potranno comunque richiamare per proporre offerte complementari legate al servizio già sottoscritto, una logica non troppo distante da quella che vale già in Italia per chi ha un contratto continuativo con gestori di utenze.
Sopravvive anche la vendita telefonica di giornali e periodici; infatti fuori da questi casi, l’unico modo per contattare al telefono un cittadino francese resta chiedere prima il permesso.
Il testo fissa inoltre gli orari consentiti per le chiamate autorizzate: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 20, salvo un consenso esplicito che indichi fasce diverse. Il governo ha pubblicato tutti i dettagli della riforma sul portale service-public.gouv.fr, che resta il riferimento ufficiale per cittadini e imprese.
Sanzioni salate, e l’onere della prova cambia di mano
Le sanzioni pensate per scoraggiare gli irriducibili del telemarketing aggressivo non sono affatto simboliche, infatti chi telefona senza autorizzazione rischia una multa fino a 75.000 euro per chiamata se agisce come persona fisica, che sale addirittura a 375.000 euro per chiamata nel caso di un’azienda, cifre che rendono economicamente insostenibile qualsiasi campagna condotta ignorando le nuove regole.
Un contratto firmato al telefono in violazione di queste norme è semplicemente nullo e il consumatore non è vincolato da nessun acquisto concluso fuori norma, esattamente il principio che AGCOM aveva già introdotto in Italia con la propria delibera di maggio, dove la prova del consenso spetta ormai all’azienda e non più al consumatore.
Le violazioni potranno essere segnalate attraverso la piattaforma Signal Conso, gestita dalla Direzione generale della concorrenza, dei consumi e della repressione delle frodi, l’ente che vigilerà sull’applicazione del nuovo regime.
La questione adesso è; se le aziende del settore, abituate per anni a un mercato dove il silenzio valeva consenso, riusciranno ad adattarsi a una regola che ribalta completamente l’onere della prova. Da ora dunque sta a loro dimostrare di avere il permesso, non più al consumatore dimostrare di averlo negato. Un cambio di logica che se dovesse funzionare davvero, potrebbe diventare un modello osservato con attenzione anche dagli altri Paesi europei alle prese con lo stesso problema con la concreta possibilità di vederlo anche in Italia.
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