Lo scontro legale tra Apple e OpenAI continua ad alzare i toni, a quasi un mese dalla causa intentata dall’azienda di Cupertino, OpenAI ha deciso di rompere il silenzio con una lunga risposta pubblica, accompagnata da documenti, email e conversazioni che, secondo la società guidata da Sam Altman, dimostrerebbero come molte delle accuse mosse da Apple siano infondate o addirittura basate su una ricostruzione errata dei fatti.

La controversia riguarda il presunto furto di segreti commerciali da parte di alcuni ex dipendenti Apple oggi impiegati in OpenAI, tra cui Tang Tan e Chang Liu, figure centrali nello sviluppo del futuro hardware basato sull’intelligenza artificiale della società.

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OpenAI contesta la ricostruzione di Apple e pubblica le email

Nel post pubblicato sul proprio blog, significativamente intitolato Apple sta sbagliando, OpenAI apre con parole molto dure nei confronti dell’azienda di Cupertino. Pur riconoscendo il ruolo di Apple come una delle aziende più importanti e rispettate del settore tecnologico, OpenAI sostiene che la causa intentata il 10 luglio non sia all’altezza della reputazione costruita dall’azienda nel corso degli anni, definendola una causa sconsiderata, aggressiva e stranamente personale.

L’azienda ricostruisce quindi la cronologia degli eventi, ricordando di aver inizialmente negato qualsiasi interesse nei confronti dei segreti commerciali di altre aziende e di aver successivamente dichiarato di non aver trovato alcuna prova a sostegno delle accuse formulate da Apple.

Uno degli aspetti più importanti della risposta riguarda i contatti intercorsi tra le due aziende nei mesi precedenti alla causa. Secondo OpenAI, Apple aveva sostenuto di aver cercato un confronto già nel mese di febbraio senza ricevere alcuna risposta, la società afferma però che la realtà sarebbe diversa: i legali esterni incaricati da Apple avrebbero inviato un’email alla persona sbagliata, confondendo due cognomi asiatici, e avrebbero perfino sostenuto erroneamente di aver già avuto una conversazione telefonica con il responsabile legale di OpenAI, telefonata che, secondo l’azienda, non sarebbe mani avvenuta.

Per rafforzare la propria posizione, OpenAI ha pubblicato l’intera corrispondenza email. Dai documenti emerge infatti che il consulente legale incaricato da Apple ha successivamente ammesso l’errore, spiegando di aver inviato accidentalmente un messaggio destinato a un ex dipendente Apple e chiarendo che la confusione era nata proprio da questo scambio di destinatari. Nella stessa comunicazione viene inoltre precisato che Apple stava cercando di risolvere qualsiasi problema, senza però formulare le specifiche accuse che sarebbero poi finite nella causa depositata cinque mesi dopo.

Secondo OpenAI, proprio questo dimostrerebbe come Apple non abbia mai realmente tentato di affrontare la questione prima di ricorrere alle vie legali.

Il caso Chang Liu e la difesa di Tang Tan

Un’altra parte della replica riguarda Chang Liu, uno degli ex ingegneri Apple coinvolti nella vicenda. Apple sostiene che Liu abbia continuato ad accedere a informazioni riservate anche dopo aver lasciato l’azienda; OpenAI invece, ribalta completamente la prospettiva, spiegando che la stessa Apple avrebbe ammesso come alcuni dipendenti continuassero a contattare Liu per chiedergli aiuto nel recupero di file e informazioni utili al loro lavoro quotidiano.

Secondo OpenAI, il problema deriverebbe da quello che definisce un accesso residuo, ossia il mancato aggiornamento delle autorizzazioni interne dopo l’uscita di un dipendente dall’azienda. Una situazione che, sempre secondo la società, rappresenterebbe un problema organizzativo interno ad Apple e non un comportamento doloso dell’ex dipendente.

A sostegno della propria versione, il blog pubblica numerosi screenshot di conversazioni iMessage nelle quali ex colleghi Apple chiedono a Liu supporto per recuperare file, informazioni tecniche e documentazione di progetto. Nelle conversazioni è presente anche un messaggio in cui Liu chiede espressamente ai colleghi di disconnettere il proprio account iMessage dal computer Apple rimasto temporaneamente accessibile, sottolineando come le comunicazioni della sua nuova azienda potessero rappresentare un problema di riservatezza.

La replica dedica ampio spazio anche a Tang Tan, ex dirigente Apple considerato una figura chiave nello sviluppo dei futuri dispositivi hardware di OpenAI. Secondo Apple, Tan avrebbe cercato di ottenere e utilizzare segreti commerciali appartenenti all’azienda; OpenAI respinge categoricamente anche questa accusa, sostenendo che Tan abbia sempre ribadito internamente una regola molto chiara: non utilizzare in alcun modo informazioni riservate provenienti da altre aziende.

La società ricorda inoltre che Tan ha trascorso oltre ventiquattro anni in Apple, costruendosi la reputazione di uno dei dirigenti più innovativi dell’azienda, elemento che OpenAI cita per rafforzare la credibilità del proprio dirigente.

Lo scontro legale è solo all’inizio

Nelle conclusioni del proprio intervento pubblico, OpenAI afferma che avrebbe preferito affrontare direttamente eventuali dubbi con Apple prima dell’avvio dell’azione legale e sostiene di essersi resa disponibile a collaborare per chiarire ogni aspetto della vicenda.

Secondo la società, la richiesta di ingiunzione preliminare presentata da Apple sarebbe basata su informazioni false e del tutto inutile, poiché OpenAI ribadisce di non possedere né di voler utilizzare alcun segreto commerciale appartenente all’azienda di Cupertino, dichiarando di essere invece concentrata esclusivamente sullo sviluppo di nuove tecnologie e prodotti innovativi.

Naturalmente, quella pubblicata da OpenAI rappresenta esclusivamente la propria versione dei fatti e non costituisce una risposta depositata in tribunale, la battaglia legale tra le due aziende è quindi ancora nelle fasi iniziali e sarà il procedimento giudiziario a stabilire quale delle ricostruzioni troverà effettivo riscontro.

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