L’Unione Europea ha indetto un bando per costruire fino a sette Gigafactory dedicate all’intelligenza artificiale sul proprio territorio, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle nuove tecnologie all’interno del continente e rafforzarne la sovranità tecnologica.
Non è la prima volta che l’Europa investe in infrastrutture di calcolo attraverso EuroHPC infatti nel 2022 avevamo raccontato del debutto di LUMI, realizzato da un consorzio di dieci Paesi e diventato all’epoca il supercomputer più potente ed ecologico del continente.
Ebbene, le Gigafactory annunciate oggi vogliono far compiere un salto di scala molto più ambizioso rispetto a quel progetto nell’idea generale di un’Europa più competitiva in ambito AI.
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100 miliardi in fondi pubblici con l’obiettivo della sovranità tecnologica
La realizzazione di questi enormi data center sarà resa possibile grazie a 10 miliardi di euro di fondi pubblici, stanziati sia dall’Unione che dai singoli Stati membri, con l’obiettivo di stimolare investimenti privati per un totale complessivo che potrebbe superare i 20 miliardi di euro aggiuntivi.
Queste nuove strutture si affiancheranno alle Gigafactory già esistenti e saranno messe a disposizione di start-up, scale-up, PMI, pubblica amministrazione e mondo accademico per sviluppare e perfezionare nuovi modelli linguistici.
Ciascuna Gigafactory potrà essere sfruttata da tutti i membri di EuroHPC, l’impresa comune europea per il calcolo ad alte prestazioni che ha già coordinato lo sviluppo di diversi supercomputer, con diritti d’uso della potenza di calcolo proporzionali ai fondi versati da ciascun partecipante.
Chi punta a portarne una in Italia
La candidatura è aperta a consorzi o unioni di più società private e pubbliche insieme a eventuali investitori. Secondo quanto riportato nelle scorse settimane da Adnkronos, le aziende ed enti italiani interessati alla partecipazione potrebbero essere TIM, Eni, Leonardo, FiberCop, Fastweb più Vodafone, Cineca di Bologna e Ai4i di Torino.
Unite insieme, queste realtà permetterebbero all’Italia di ospitare una delle sette Gigafactory. Si sta già ragionando sulla location, con diverse ipotesi sul tavolo tra cui l’imminente data center di Eni in provincia di Pavia al tecnopolo di Bologna, passando per Genova.
Il nodo dei chip e le due fasi del progetto
Da Bruxelles spiegano che l’hardware da installare nelle Gigafactory dovrà essere acquistato da fornitori europei, o comunque da Paesi che in generale condividono gli stessi principi, con l’obiettivo di rafforzare la catena di approvvigionamento all’interno dell’Unione.
Ci sono però delle eccezioni visto che per garantire una fornitura continua di componenti, è stata siglata una lettera di intenti con AMD, NVIDIA e Qualcomm, tre aziende americane che restano comunque centrali per qualsiasi infrastruttura di calcolo su questa scala, anche quando l’obiettivo dichiarato è la sovranità tecnologica europea.
Il bando, fa sapere l’UE, si articola in due fasi. La prima sosterrà quattro progetti, ed è a sua volta divisa in due momenti: un primo periodo con 100 milioni di euro disponibili per installare almeno il maggior numero di processori IA più avanzati attualmente presenti nella Gigafactory più potente d’Europa, e una seconda parte da 200 milioni per triplicare quel livello.
La seconda fase, riservata agli altri tre progetti, è più ambiziosa e punta a 200 milioni di euro per implementare almeno il doppio dei processori della fabbrica IA più avanzata, e altri 800 milioni per quadruplicare quella capacità.
Quando saranno pronte?
La firma dei contratti con i consorzi vincitori è prevista per l’inizio del 2027, ed entro 18 mesi da quel momento le Gigafactory dovrebbero entrare in funzione. È quindi ragionevole aspettarsi l’avvio delle strutture nella seconda metà del 2028. Le candidature restano aperte fino al prossimo 12 novembre.
Nel frattempo, avrete modo di leggere come sui social numerosi utenti hanno già espresso perplessità sui fondi allocati visto che 10 miliardi per costruire sette Gigafactory sono, in proporzione, una cifra piuttosto contenuta e timida se paragonata ai 50 miliardi di dollari che Meta sta investendo da sola in Louisiana per un’unica infrastruttura IA. Insomma, l’Europa ha davanti a sé una strada complessa per poter raggiungere quella sovranità tecnologica tanto agognata.
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