Della disputa tra Disney e InterDigital avevamo già scritto lo scorso giugno, quando il Dolby Vision era sparito dal catalogo Disney+ in 11 Paesi europei, Italia inclusa, dopo una sentenza del Tribunale Unificato dei Brevetti favorevole a InterDigital. La battaglia legale ha appena fatto un altro passo avanti, e stavolta a farne le spese è direttamente il 4K.
Da lunedì 27 luglio chi in Italia paga 15,99 euro al mese per il piano Premium riceve, senza saperlo, esattamente lo stesso flusso video di chi paga 6,99 euro per il piano Standard con pubblicità: Full HD, niente gamma dinamica avanzata.
Non c’è stato nessun avviso in app a segnalare il cambiamento, e il sito ufficiale di Disney+ continua a elencare lo streaming in 4K Ultra HD tra i vantaggi del piano più costoso. Facciamo chiarezza.
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Come si è arrivati a questo punto
La vicenda comincia nel novembre 2025, quando un tribunale tedesco a Monaco blocca temporaneamente Dolby Vision e HDR10+ su Disney+ per una violazione di brevetto legata alla sovrapposizione dinamica dei flussi video, tecnologia dietro HDR dinamico e sottotitoli.
All’epoca Disney parla genericamente di problema tecnico ma poi a febbraio arriva una seconda ingiunzione dallo stesso tribunale, questa volta sulla compressione HEVC, e InterDigital rivendica pubblicamente la vittoria. A marzo Disney ammette per la prima volta il collegamento con il contenzioso legale e ripristina i formati.
Poi, il 16 giugno, la sede di Mannheim del Tribunale Unificato dei Brevetti condanna nuovamente Disney, stavolta su un brevetto legato alla codifica dei colori. Dolby Vision e i contenuti 3D spariscono di nuovo in 11 Paesi dell’Unione, Italia compresa, mentre 4K e HDR10 restano ancora accessibili.
Fino al 23 luglio, quando la sede di Düsseldorf dello stesso tribunale concede a InterDigital una nuova ingiunzione, questa volta sull’intero standard HEVC. Anche questa decisione copre gli stessi 11 Stati membri, Italia inclusa, e stavolta a saltare è proprio il 4K.
Il punto tecnico è semplice da spiegare; in parole povere InterDigital possiede brevetti considerati essenziali per lo standard HEVC, e chi vuole usarlo dovrebbe negoziare una licenza a condizioni eque e non discriminatorie, comunemente chiamata licenza FRAND. Di norma, chi possiede un brevetto essenziale non può ottenere un blocco contro un’azienda che sta trattando in buona fede ma in questo caso, però, i giudici hanno stabilito che Disney non stesse negoziando seriamente, etichettandola come licenziatario riluttante.
Va anche ricordato come funziona il Tribunale Unificato dei Brevetti il quale è un organo condiviso tra più Stati membri, e le sue sentenze su un brevetto europeo unitario valgono automaticamente in tutti i Paesi coinvolti dalla decisione. Ecco perché un singolo verdetto emesso a Düsseldorf ha spento il 4K contemporaneamente in Germania, Francia, Italia e altrove.
Nessuna comunicazione, poi una nota tardiva
A giugno, quando era sparito il Dolby Vision, Disney aveva almeno rilasciato una dichiarazione ufficiale, ammettendo il contenzioso e scusandosi per il disagio. Questa volta, per giorni, non è arrivato nulla: nessun avviso nell’app, nessuna nota pubblica, nessuna modifica alla pagina degli abbonamenti che, come potete notare dallo screenshot sopra, è rimasta identica a prima con tanto di promessa di streaming 4K.
Solo oggi, 31 luglio, Disney ha diffuso una nota:
“A seguito di una recente decisione del tribunale che riguarda la tecnologia che utilizziamo per offrire contenuti in 4K UHD e HDR, abbiamo temporaneamente rimosso il supporto 4K UHD e HDR su Disney+ in Italia.
Comprendiamo il disagio e condividiamo il disappunto che questa situazione può causare ai nostri clienti e stiamo lavorando intensamente per ripristinare il servizio nel più breve tempo possibile”.
Nel frattempo, chi si sente danneggiato può solo contattare l’assistenza per chiedere un rimborso parziale o passare gratuitamente al piano Standard, oppure aspettare che Disney presenti appello e magari ottenga, come già successo a marzo, un ripristino temporaneo dei formati. Salvo poi perderli di nuovo, visto il precedente già capitato due volte nel giro di un anno.
Insomma, vi terremo aggiornati su questa vicenda che sembra essere ben lontana dal potersi definire conclusa.
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