Chi segue Elon Musk da un po’ di tempo avrà notato uno schema ricorrente: guida autonoma pronta “l’anno prossimo” ripetuto per almeno sei anni di fila, colonizzazione di Marte con equipaggio annunciata e rimandata più volte, e ora un nuovo capitolo della stessa saga, questa volta con l’intelligenza artificiale come protagonista. Nell’intervista di 90 minuti concessa a The Economist, registrata nella lobby della Gigafactory Texas e pubblicata il 23 luglio, Musk ha dato al pubblico una data precisa su cui misurarlo tra qualche anno: entro cinque anni l’IA supererà la somma dell’intelligenza umana, ed entro il 2036 il denaro perderà rilevanza.
Non è la prima volta che lo dice, e vale la pena tenerlo a mente prima di prendere sul serio la tempistica. Già a novembre, allo U.S.-Saudi Investment Forum, Musk aveva usato quasi le stesse parole, paragonando il lavoro futuro a un hobby facoltativo, tipo coltivare l’orto per piacere invece che per necessità. Quello che cambia stavolta è il contesto in cui la dichiarazione arriva: la registrazione risale al 20 luglio, appena tre giorni prima della pubblicazione, e precede di poco la rivelazione da parte di OpenAI di comportamenti anomali riscontrati nei propri modelli più avanzati durante un test interno di sicurezza, una coincidenza temporale che rende ancora più stridente l’ottimismo di Musk rispetto al clima generale del settore in quei giorni.
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Reddito universale sì, ma le tasse “non conteranno più niente”
Alla domanda su come reggerebbe un’economia senza lavoro obbligatorio, Musk ha risposto con quella che sembra una contraddizione più che una soluzione: prevede un sistema di redistribuzione su larga scala, finanziato da tasse più alte che si è detto pronto ad accettare personalmente, «pagherò molte migliaia di miliardi di tasse, e va bene così», ha dichiarato, salvo poi sostenere che il concetto stesso di denaro, tasse comprese, diventerà irrilevante entro un decennio. Ha indicato la deflazione, non l’inflazione, come il rischio economico più concreto in un mondo di produzione automatizzata pressoché illimitata, un’inversione rispetto alle preoccupazioni economiche più comuni quando si parla di eccesso di liquidità.
Dietro queste previsioni ci sono, secondo Musk, xAI (ora ribattezzata SpaceXAI), che lavorerebbe su sistemi capaci di programmare software in autonomia, Tesla, che proseguirebbe lo sviluppo dei robot umanoidi Optimus, e il progetto, di cui parla da tempo senza che sia mai arrivato a una fase concreta, di data center orbitali alimentati da energia solare raccolta direttamente nello spazio.
Un endorsement inatteso, e una posizione morbida sulla Cina
Sul fronte della sicurezza, Musk ha ripreso un’idea avanzata in precedenza da Demis Hassabis di Google DeepMind: un sistema di autoregolamentazione condivisa tra i principali laboratori IA, comprese le realtà cinesi, con una o due settimane per ispezionare reciprocamente i modelli più avanzati prima del rilascio e segnalare eventuali rischi ai governi di Washington e Pechino. «I concorrenti possono tenersi onesti a vicenda», ha detto, aggiungendo di essere disposto persino a un riavvicinamento con Sam Altman di OpenAI, con cui è in causa legale da anni, «per il bene del mondo», una frase che suona quasi stonata considerando quanto la rivalità tra i due sia stata pubblica e feroce negli ultimi tempi.
Sulla Cina, Musk si è mostrato decisamente più rilassato di altri protagonisti del settore, Dario Amodei di Anthropic su tutti: ha citato il modello Kimi K3 di Moonshot AI come prova della crescita cinese e ha stimato una “buona probabilità” che Pechino diventi leader mondiale nell’IA, complice una capacità produttiva elettrica superiore a quella statunitense. Coerente con questa lettura, si è detto contrario ai divieti dell’amministrazione Trump sull’uso di modelli cinesi da parte di aziende americane, sostenendo che non rallenterebbero comunque la corsa di Pechino, e ha aggiunto che la Cina sarebbe “più vicina di quanto si pensi” a risolvere il nodo della litografia per i semiconduttori più avanzati, oggi monopolio dell’olandese ASML.
Anche l’intervistatrice non se l’è bevuta del tutto
A rendere l’intervista interessante non sono solo le affermazioni di Musk, ma anche la reazione di chi gliele ha estorte. Secondo diverse testate che hanno seguito lo scambio, la direttrice di The Economist Zanny Minton Beddoes ha incalzato più volte Musk chiedendogli concretamente come le sue aziende continuerebbero a esistere in uno scenario in cui il denaro non conta più nulla, ottenendo risposte che diversi osservatori hanno giudicato poco coerenti tra loro. La stessa testata, nel proprio editoriale di commento, ha messo il dito nella piaga più evidente: Musk sostiene che l’IA renderà “irrilevanti” anche le persone più potenti, lui compreso, entro un decennio, mentre nel presente continua a rafforzare il proprio controllo su aziende come SpaceX, di cui detiene oltre l’80% dei diritti di voto. Ha inoltre fatto notare quanto la promessa di un’abbondanza infinita di beni e servizi cozzi con la scarsità molto reale di risorse fisiche, energia e materie prime necessarie a produrli davvero.
Alla fine, la parte più interessante dell’intervista non è tanto cosa Musk pensa accadrà, quanto il fatto che lo stia dicendo con lo stesso identico tono sicuro con cui, anni fa, prometteva un milione di robotaxi Tesla entro il 2020. Il conto alla rovescia, questa volta, scade nel 2031 per la prima previsione, e nel 2036 per la seconda: appuntamento tra qualche anno per verificare quanto ci abbia preso.
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