La battaglia legale tra l’industria musicale e le aziende che sviluppano modelli di intelligenza artificiale generativa continua ad arricchirsi di nuovi capitoli, questa volta è Sony Music Entertainment a tornare in tribunale contro Udio, la piattaforma specializzata nella generazione di musica tramite IA, con una nuova causa che riguarda oltre 30.000 registrazioni audio che sarebbero state utilizzate senza autorizzazione per addestrare i modelli dell’azienda.

La nuova azione legale arriva a poche settimane da una decisione del tribunale che aveva impedito a Sony di ampliare la causa già avviata nel 2024. La major discografica ha quindi scelto una strada diversa, presentando un procedimento separato che potrebbe avere conseguenze economiche molto pesanti per Udio.

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Una nuova causa dopo lo stop del tribunale

La denuncia è stata depositata presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto meridionale di New York da Sony Music Entertainment insieme a nove etichette affiliate, tra cui Arista Records e LaFace Records.

Il nuovo procedimento nasce direttamente dalla precedente controversia avviata nel giugno 2024 nell’ambito dell’azione coordinata dalla Recording industry Association of America (RIAA) contro Udio. Durante quella causa, Sony aveva chiesto di aggiungere oltre 30.000 ulteriori registrazioni all’elenco delle opere che riteneva fossero state copiate senza autorizzazione; tuttavia, lo scorso 29 giugno il giudice aveva respinto la richiesta, precisando però che nulla impediva ai querelanti di avviare un nuovo procedimento dedicato esclusivamente a quelle opere.

È proprio su questa base che Sony ha deciso di tornare in tribunale, sostenendo che 30.117 registrazioni siano state utilizzate illegalmente per addestrare l’intelligenza artificiale di Udio.

Come Sony avrebbe identificato i brani

Secondo quanto riportato nella denuncia, la nuova lista di opere sarebbe stata individuata grazie alle informazioni emerse durante la fase istruttoria del procedimento originale.

Le prove raccolte avrebbero infatti consentito agli esperti incaricati da Sony di analizzare il dataset di addestramento utilizzato da Udio e di identificare centinaia di migliaia di registrazioni attraverso sistemi di riconoscimento audio; le oltre 30.000 opere indicate nella nuova causa rappresenterebbero soltanto una parte del materiale che, secondo le etichette, sarebbe stato utilizzato senza licenza.

Tra i brani coinvolti figurerebbero anche canzoni di artisti di fama mondiale come Alicia Keys, Beyoncé, Bob Dylan, Britney Spears, Dolly Parton, Elvis Presley e Michael Jackson.

Le accuse: copie da YouTube e violazione del copyright

Uno degli aspetti più delicati della nuova denuncia riguarda il modo in cui Udio avrebbe ottenuto parte del materiale utilizzato per l’addestramento.

Sony sostiene infatti che numerose registrazioni sarebbero state scaricate direttamente da YouTube attraverso il software YT-DLP, uno strumento utilizzato per estrarre contenuti dalla piattaforma. Secondo la major, questa procedura avrebbe aggirato le misure tecnologiche di protezione previste dalla piattaforma, configurando anche una violazione del Digital Millennium Copyright Act (DMCA).

Le accuse mosse da Sony si articolano quindi su più fronti, dalla violazione del copyright per le registrazioni pubblicate dopo il 1972 fino alle opere precedenti a tale data, oggi tutelate dal Music Modernization Act, passando appunto per l’elusione delle protezioni tecnologiche.

Nella denuncia la società descrive il comportamento di Udio come una corsa disperata per diventare il servizio dominante nella generazione musicale tramite intelligenza artificiale, accusando l’azienda di aver ignorato deliberatamente i diritti dell’industria musicale fin dal proprio lancio.

Udio continua a difendere il fair use

Dal canto suo, Udio non ha mai negato di aver utilizzato grandi quantità di registrazioni audio per addestrare i propri modelli, nella risposta depositata durante il procedimento originale la società aveva infatti riconosciuto che il sistema era stato sviluppato utilizzando un’enorme raccolta di registrazioni sonore, comprese opere i cui diritti appartengono alle etichette coinvolte nella causa.

L’azienda continua però a sostenere che questo utilizzo rientri nel principio statunitense del fair use, ovvero l’eccezione al diritto d’autore che, in determinate circostanze, consente l’impiego di opere protette senza autorizzazione.

Secondo Sony tuttavia, il comportamento successivo di Udio indebolirebbe proprio questa linea difensiva, dopo l’avvio della causa del 2024 infatti, la società ha raggiunto accordi di licenza con numerosi titolari dei diritti, tra cui Universal Music Group, Warner Music Group, Merlin, Kobalt, Believe e la National Music Publishers’ Association.

Per Sony, questa scelta dimostrerebbe implicitamente che l’utilizzo iniziale delle registrazioni fosse privo delle necessarie autorizzazioni, la major sottolinea infatti come l’adozione tardiva delle licenze non faccia altro che confermare l’illegalità dell’impiego delle opere protette nella fase di addestramento dell’intelligenza artificiale.

Sony resta l’unica major senza accordo

Uno degli elementi che distingue questa vicenda da altri casi analoghi riguarda proprio i rapporti tra Udio e le grandi case discografiche. Universal Music Group e Warner Music Group, inizialmente coinvolte nella causa insieme a Sony, hanno infatti successivamente raggiunto accordi di licenza con la piattaforma IA, aprendo la strada a una collaborazione commerciale; Warner, in particolare, aveva definito l’intesa una potenziale nuova fonte di ricavi per gli artisti che avessero scelto di aderire. Sony rappresenta invece l’unica delle tre principali major a non aver sottoscritto alcun accordo con Udio, preferendo proseguire la battaglia nelle aule di tribunale.

La richiesta avanzata nella nuova causa è particolarmente pesante, Sony chiede infatti un processo con giuria, un’ingiunzione per impedire ulteriori violazioni e un risarcimento fino a 150.000 dollari per ciascuna opera ritenuta violata, oltre a ulteriori danni fino a 2.500 dollari per ogni presunta violazione delle misure tecnologiche di protezione previste dal DMCA.

La vicenda si inserisce nel più ampio scontro tra l’industria creativa e le aziende che sviluppano modelli di intelligenza artificiale, parallelamente, anche Suno (uno dei principali concorrenti di Udio) continua ad affrontare procedimenti analoghi intentati da Sony e Universal, segno di un contenzioso che potrebbe contribuire a definire il futuro rapporto tra IA generativa e diritto d’autore.