La causa intentata da Apple contro OpenAI continua a far discutere, non soltanto per le accuse di presunto furto di segreti commerciali rivolte ad alcuni ex dirigenti di Cupertino, ma anche per un’assenza che in molti hanno notato fin da subito, ossia quella di Jony Ive, storico responsabile del design di Apple e oggi impegnato nello sviluppo del progetto hardware di OpenAI.

Nonostante il suo coinvolgimento nella nuova avventura dell’azienda guidata da Sam Altman, Ive non compare infatti tra i destinatari dell’azione legale avviata da Apple; secondo le ultime indiscrezioni, questa scelta non sarebbe casuale e potrebbe essere il risultato di una combinazione di motivazioni pratiche e strategiche.

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Il ruolo di Jony Ive in OpenAI sarebbe diverso da quello degli altri ex dirigenti Apple

A fare il punto sulla vicenda è Mark Gurman di Bloomberg, che nella sua newsletter Power On prova a spiegare perché Apple abbia deciso di non coinvolgere uno dei suoi ex dirigenti più celebri.

La prima ragione riguarderebbe il ruolo effettivamente ricoperto da Ive all’interno del progetto hardware di OpenAI, sebbene il designer britannico sia diventato il volto dell’iniziativa nata dalla collaborazione con Sam Altman, il suo contributo sembrerebbe concentrarsi prevalentemente sugli aspetti creativi e progettuali, senza un coinvolgimento diretto nelle attività finite al centro della causa.

Secondo quanto riportato, il principale responsabile dello sviluppo hardware sarebbe infatti Tang Tan, ex dirigente Apple oggi a capo della divisione hardware di OpenAI e figura centrale nelle accuse avanzate da Cupertino.

È proprio Tan infatti il bersaglio principale della causa, Apple sostiene che avrebbe incoraggiato alcuni dipendenti dell’azienda a candidarsi per OpenAI chiedendo loro di condividere prototipi, progetti e altre informazioni riservate, oltre ad aver utilizzato comunicazioni che ora rappresentano parte delle prove presentate in tribunale.

Se questa ricostruzione fosse corretta, Ive non avrebbe avuto alcun ruolo nelle attività contestate, né si occuperebbe del reclutamento del personale o della gestione operativa del team hardware, una posizione che spiegherebbe perché il suo nome non compaia nei documenti depositati da Apple.

Entrano in gioco anche i rapporti personali

Oltre agli aspetti strettamente legati alla causa, Gurman individua un secondo elemento che potrebbe aver influenzato la strategia di Apple, ovvero la reputazione.

Jony Ive continua infatti a essere una figura profondamente legata alla storia dell’azienda, per oltre vent’anni è stato uno dei collaboratori più stretti di Steve Jobs, contribuendo alla nascita di prodotti iconici come iMac, iPod, iPhone, iPad e Apple Watch, diventando uno dei simboli del design Apple moderno.

Secondo l’analista di Bloomberg, citarlo direttamente in giudizio avrebbe potuto generare un effetto mediatico poco favorevole per Cupertino. Un ruolo importante potrebbe averlo avuto anche il rapporto tra Ive e Laurene Powell Jobs, imprenditrice e vedova di Steve Jobs. La donna mantiene ancora oggi stretti legami con Apple e con il managment dell’azienda, compresi il CEO Tim Cook e il responsabile hardware John Ternus.

Coinvolgere Ive in una battaglia legale così importante avrebbe potuto incrinare questi rapporti e alimentare la percezione che Apple stesse agendo anche per motivazioni personali, più che esclusivamente legali.

Un possibile danno d’immagine per Apple

Secondo Gurman, un eventuale coinvolgimento di Ive avrebbe probabilmente attirato una forte ondata di solidarietà nei confronti dell’ex designer. Molti osservatori avrebbero potuto interpretare la scelta di Apple come una sorta di rivalsa nei confronti di uno dei protagonisti della rinascita dell’azienda alla fine degli anni ’90, soprattutto considerando il rapporto quasi leggendario che lo legava a Steve Jobs.

In questo scenario, Apple avrebbe rischiato di essere accusata di agire per risentimento dopo l’addio di Ive, piuttosto che limitarsi a difendere la propria proprietà intellettuale.

Jony Ive ha lasciato ufficialmente Apple nel 2019 per fondare il proprio studio di design, LoveFrom, ma il rapporto con Cupertino non si è interrotto immediatamente.

Per circa tre anni, fino al 2022, Ive ha continuato a collaborare con Apple come consulente attraverso la sua società; nello stesso periodo diversi designer hanno lasciato l’azienda per raggiungerlo nella nuova avventura professionale, alimentando già allora numerose discussioni sul futuro del team di design di Cupertino.

Secondo Gurman, all’interno di Apple queste partenze potrebbero essere state percepite come un progressivo indebolimento del reparto design, anche se ciò non si è tradotto nell’attuale azione legale.

Apple punta su Tang Tan per fermare il progetto hardware di OpenAI

Pur senza coinvolgere direttamente Jony Ive, la causa potrebbe comunque avere conseguenze importanti per OpenAI. L’obbiettivo principale di Apple sembra infatti essere quello di contestare il comportamento attribuito a Tang Tan e agli altri ex dirigenti coinvolti, cercando di limitare eventuali vantaggi competitivi ottenuti attraverso informazioni considerate riservate.

Secondo l’interpretazione proposta da Gurman, questa strategia consentirebbe ad Apple di difendere la propria proprietà intellettuale senza aprire un fronte diretto contro una delle figure più rappresentative della storia recente, evitando così un possibile contraccolpo sul piano dell’immagine.

Naturalmente, al momento si tratta di indiscrezioni e analisi basate sulla documentazione della causa e sulle fonti vicine alla vicenda. Saranno gli sviluppi del procedimento legale a chiarire se emergeranno nuovi elementi e quale impatto avrà questa battaglia giudiziaria sul futuro del progetto hardware di OpenAI.

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