Dopo mesi di indiscrezioni sul primo dispositivo hardware sviluppato da OpenAI insieme a Jony Ive, l’azienda di Sam Altman ha sorpreso tutti annunciando un prodotto completamente diverso; il debutto nell’hardware arriva infatti con Codex Micro, una particolare tastiera pensata per semplificare il controllo degli agenti di intelligenza artificiale all’interno di Codex.
Realizzata in collaborazione con Work Louder, azienda specializzata nella produzione di tastiere compatte per professionisti e creator, la nuova periferica è già disponibile per l’acquisto al prezzo di 230 dollari e rappresenta il primo accessorio ufficiale progettato da OpenAI per interagire direttamente con i propri strumenti di produttività basati sull’IA.
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Il primo prodotto hardware di OpenAI è una tastiera per lavorare con Codex
Codex Micro nasce con un obbiettivo ben preciso, ossia rendere più immediata la gestione degli agenti IA dedicati alla programmazione. Il design riprende quello di altri prodotti già realizzati da Work Louder, come Creator Micro 2 e Framer Micro, ma introduce una serie di controlli specificamente progettati per l’ecosistema OpenAI.
La tastiera integra sei tasti principali retroilluminati con indicatori LED che mostrano in tempo reale lo stato degli agenti di Codex. Accanto a questi trovano posto altri pulsanti dedicati alle operazioni più frequenti, come l’accettazione o il rifiuto del codice generato dall’intelligenza artificiale, la gestione delle conversazioni, l’attivazione dell’input vocale e altre funzioni legate ai flussi di lavoro.
A completare la dotazione ci sono una manopola rotativa, utilizzata per selezionare il livello di ragionamento da impiegare durante l’esecuzione delle attività, e un piccolo joystick che permette di passare rapidamente da un workflow all’altro; l’intera configurazione è inoltre personalizzabile, consentendo agli utenti di assegnare scorciatoie e comandi in base alle proprie esigenze.
Il lancio della nuova tastiera arriva poche settimane dopo un’importante evoluzione dell’app Codex, OpenAI ha infatti trasformato il servizio in una piattaforma più ampia, che unisce le funzionalità tradizionali di ChatGPT, gli strumenti di programmazione di Codex e il nuovo ambiente ChatGPT Work, pensato per gestire attività di produttività generale attraverso agenti IA.
Naturalmente tutte queste funzioni possono essere utilizzate anche senza una periferica dedicata, Codex Micro si rivolge soprattutto agli utenti più esperti e agli sviluppatori che trascorrono molte ore lavorando con gli agenti IA e desiderano accedere ai comandi più utilizzati senza dover continuamente interagire con l’interfaccia software.
L’arrivo di Codex Micro rappresenta anche un piccolo colpo di scena. Da settimane l’attenzione era infatti concentrata sul primo dispositivo hardware sviluppato insieme a Jony Ive, ex responsabile del design Apple, che secondo diverse indiscrezioni dovrebbe assumere la forma di uno smart speaker basato sull’intelligenza artificiale e arrivare entro la fine del 2026.
Quel progetto tuttavia, continua a essere al centro delle cronache anche per motivi legali, Apple ha infatti avviato una causa nei confronti di due attuali dipendenti di OpenAI, Tang Yew Tan e Chang Liu, accusandoli di aver sottratto segreti commerciali prima di lasciare l’azienda di Cupertino. Nel frattempo, OpenAI ha scelto di debuttare sul mercato dell’hardware con un prodotto decisamente più concreto e immediatamente disponibile.
A tal proposito, Codex Micro può già essere acquistata sia attraverso OpenAI sia tramite Work Louder al prezzo di 230 dollari; l’azienda produttrice segnala inoltre che le unità disponibili sono limitate, lasciando intendere che almeno questa prima produzione potrebbe esaurirsi rapidamente.
Pur trattandosi di una periferica destinata a una nicchia di utenti, Codex Micro offre un primo assaggio della strategia hardware di OpenAI. L’azienda sembra infatti intenzionata a costruire un ecosistema in cui gli agenti di intelligenza artificiale non siano accessibili soltanto tramite software, ma possano essere controllati anche attraverso dispositivi fisici progettati appositamente per velocizzare e rendere più naturale l’interazione con l’IA.
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