Chi indossa un paio di occhiali smart con fotocamera sa che quella piccola spia bianca sul bordo della montatura serve a un solo scopo, avvisare chi si trova nell’inquadratura che è in corso una ripresa. Secondo un’inchiesta del Financial Times, ripresa da numerose testate internazionali, Meta starebbe testando internamente una nuova generazione di occhiali IA in cui quella spia potrebbe non accendersi mai, diventando un vero incubo per la privacy.
La funzione, chiamata internamente super sensing, punta a trasformare gli occhiali da dispositivo che registra su comando a dispositivo che osserva e ascolta in modo continuo, scattando fotografie ogni pochi secondi e campionando l’audio circostante per tutto il giorno. L’obiettivo dichiarato da Meta è costruire un assistente personale capace di rispondere a domande come “dove ho lasciato le chiavi” o “cosa mi ha detto quella persona prima”, basandosi su una sorta di memoria continua di ciò che il portatore vede e sente.
Secondo l’inchiesta, sarebbero due i prototipi attualmente in fase di test, con nomi in codice ispirati a cocktail: Aperol, in formato occhiale da sole, e Bellini, pensato per lenti da vista. Entrambi puntano a un lancio non prima della fine del 2026 o dell’inizio del 2027, e alcune delle funzioni potrebbero arrivare anche sui modelli già in commercio tramite un semplice aggiornamento software, senza richiedere l’acquisto di un nuovo dispositivo.
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Il nodo della spia luminosa, e perché conta più di quanto sembri
Il dettaglio che sta sollevando più discussione riguarda proprio la spia di registrazione. Sugli occhiali Ray-Ban Meta e Oakley attualmente in commercio, il piccolo LED bianco si accende ogni volta che una foto o un video viene catturato, rappresentando l’unico segnale visibile per chi si trova nell’inquadratura. Secondo la ricostruzione del Financial Times, i dirigenti Meta starebbero valutando di non attivare la spia durante l’utilizzo della modalità super sensing, rendendo di fatto impossibile per le persone circostanti sapere quando sono osservate o ascoltate.
Una delle architetture proposte prevede che le registrazioni grezze, audio e immagini, non vengano né salvate in modo permanente né rese disponibili al portatore per il download. Al loro posto, verrebbero estratti soltanto i metadati, cioè le informazioni sintetiche su cosa è stato visto o sentito, che alimenterebbero poi l’assistente IA per rispondere alle domande dell’utente. Resta comunque aperta, secondo quanto riportato, la possibilità che questi dati vengano in futuro utilizzati anche per l’addestramento dei modelli IA di Meta.
La tempistica non gioca a favore dell’azienda. La notizia arriva a pochi giorni da un annuncio in cui Meta ha comunicato che, sui modelli attuali, la fotocamera verrà disattivata automaticamente se il sistema rileva un tentativo di manomissione o copertura della spia luminosa, una misura pensata proprio per rafforzare la fiducia degli utenti nel meccanismo di segnalazione. Il contrasto tra questa iniziativa e l’ipotesi di disattivare la stessa spia sui nuovi prototipi non è passato inosservato tra chi segue da vicino il settore.
Non è la prima controversia sulla privacy degli occhiali Meta
Gli occhiali smart di Meta, realizzati in collaborazione con EssilorLuxottica, hanno venduto oltre 7 milioni di unità nel solo 2025, diventando una categoria di prodotto tutt’altro che di nicchia. Ma il percorso non è stato privo di episodi controversi. A giugno, due ricercatori di sicurezza avevano scoperto un sistema di riconoscimento facciale completo integrato nell’app degli occhiali, pronto per essere distribuito tramite aggiornamento: dopo la copertura mediatica della vicenda, Meta ha rimosso il codice in questione. Nello stesso periodo, lo Stato di New York ha vietato l’uso di occhiali e altri accessori dotati di tecnologia di registrazione nelle proprie aule di tribunale.
Meta non ha commentato pubblicamente i dettagli dei prototipi in fase di test, dichiarando di non discutere di progetti ancora in sviluppo. Resta però la dichiarazione che l’amministratore delegato Mark Zuckerberg ha più volte ripetuto negli scorsi mesi, quella di voler costruire “un agente personale che sia con voi tutto il giorno”, capace di aiutare a ricordare cose e raggiungere obiettivi. È esattamente l’ambizione che oggi si scontra con la domanda più semplice e più difficile da risolvere per qualsiasi dispositivo indossabile con fotocamera, come garantire che chi si trova accanto al portatore sappia, in ogni momento, se sta per caso venendo osservato.
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