Se c’è una cosa che gli strumenti di intelligenza artificiale fanno molto bene è, ancor più che generare immagini, audio e video, scrivere testi. I chatbot sono così capaci (per quanto copywriter e giornalisti potrebbero dissentire) che sono sempre più diffusi (al netto di falsi positivi e riserve sulla loro reale attendibilità) tool che promettono di rilevare la porzione di testo scritta da un essere umano e quella scritta da uno strumento di intelligenza artificiale.

Tra gli strumenti di rilevamento dei testi c’è GPTZero. Sviluppato nel gennaio del 2023 da un giovane studente universitario, Edward Tian, nei primi giorni di vita il servizio registrò trentamila accessi e andò in crash. Era il segnale che quello che GPTZero si prometteva di fare era un’esigenza diffusa. A distanza di poco più di tre anni, GPTZero è stato acquisito da Superhuman, la società nata dalla fusione tra Grammarly e il client di posta Superhuman. Un’operazione che, al di là della dimensione industriale e finanziaria, ha un qualcosa di contraddittorio: la stessa azienda che aiuta milioni di persone a scrivere con l’intelligenza artificiale si compra chi quell’intelligenza artificiale cerca di smascherarla.

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I protagonisti dell’accordo: Superhuman e GPTZero

Superhuman è la piattaforma di produttività nata quando Grammarly (uno dei correttori grammaticali più diffuso in ambito accademico e professionale) ha acquisito il client di posta Superhuman nel 2025 e ha adottato quel nome per l’intero gruppo. Oggi la piattaforma conta quaranta milioni di utenti quotidiani e un ecosistema che comprende, oltre a Grammarly, strumenti come Coda e Rows. Al momento dell’acquisizione, Superhuman disponeva già di un proprio sistema di rilevamento dell’IA integrato nei suoi prodotti.

GPTZero è invece nato come progetto personale e si è trasformato in una startup specializzata nell’analisi dell’autenticità dei contenuti testuali. Il suo fondatore lo ha sviluppato dopo aver lavorato nel campo dei dati sintetici per Microsoft e come giornalista investigativo per la BBC. Nel tempo GPTZero ha ampliato la propria offerta ben oltre il semplice rilevamento dei testi, includendo strumenti per individuare allucinazioni, verificare il plagio, tracciare la provenienza delle fonti e monitorare in tempo reale la diffusione di contenuti artificiali sui principali social network grazie a una funzione chiamata AI Vision. Al momento della chiusura dell’accordo, il servizio contava più di diciannove milioni di utenti registrati e circa trenta milioni di dollari di ricavi ricorrenti annui.

I dettagli dell’operazione

L’intero team di GPTZero, trenta persone compreso il cofondatore e CTO Alex Cui, passa a Superhuman. GPTZero continuerà a funzionare come prodotto indipendente, ma le sue tecnologie saranno integrate nell’assistente Superhuman Go, il sistema che opera trasversalmente su oltre un milione di app e siti web. I termini economici dell’accordo non sono stati resi noti, ma secondo alcuni dati prima dell’acquisizione GPTZero era valutata oltre 88 milioni di dollari, con soli 13,5 milioni raccolti in due round di finanziamento.

La ragione ufficiale dell’operazione, secondo la dichiarazione del CEO di Superhuman Shishir Mehrotra, è la costruzione di quello che l’azienda chiama un “authenticity layer”, ovvero un sistema di verifica dell’autenticità integrato nella piattaforma. Alla domanda sul perché acquistare uno strumento concorrente al proprio, Superhuman ha risposto che due rilevatori sono meglio di uno.

Perché rilevare i testi scritti con l’AI è diventato un problema

Con la diffusione dei modelli di intelligenza artificiale, identificare se un testo è stato scritto da una persona o generato automaticamente è diventato un vero e proprio problema in diversi settori. Il più discusso è quello scolastico e accademico, dove l’uso di strumenti come ChatGPT, Gemini e Claude per scrivere elaborati o saggi solleva interrogativi sull’effettiva capacità di apprendimento degli studenti e sulla tenuta dei criteri di valutazione tradizionali. Ma il problema riguarda anche il giornalismo, le piattaforme di recensioni, i social network, il mercato del lavoro e qualsiasi contesto in cui l’autenticità di un testo ha un peso.

Il problema, più che una questione di qualità (sulla quale l’IA può solo che migliorare), è legato alla fiducia. Tanto nei confronti degli utenti quanto nei confronti degli editori.

L’altro problema è che i tool che promettono di rilevare i testi scritti con l’AI non sono una soluzione. Diversi studi e ricerche hanno documentato la presenza di falsi positivi, ovvero testi scritti interamente da esseri umani classificati erroneamente come artificiali. Questo limite rende il rilevamento dell’IA un indicatore utile ma non un verdetto affidabile, e spiega perché Superhuman stia puntando su un approccio più articolato dove l’obiettivo non è solo stabilire se un testo è artificiale, ma tracciarne il processo di produzione, dalla bozza iniziale alle revisioni successive.