Chi paga un abbonamento Disney+ Premium per godersi film e serie nella migliore qualità possibile si è trovato, in queste ore, con una brutta sorpresa, ovvero la scomparsa improvvisa del Dolby Vision e del 3D dal catalogo, e questa volta il problema riguarda anche l’Italia. Non si tratta di un guasto tecnico né di un bug passeggero, ma della conseguenza diretta di una disputa legale sui brevetti che si è chiusa, almeno per ora, a sfavore di Disney.

Alla base di tutto c’è InterDigital, azienda statunitense specializzata nello sviluppo di tecnologie wireless, video e di intelligenza artificiale, che detiene un portafoglio di circa 38.000 brevetti e da tempo è in causa con Disney su più fronti. Il 16 giugno 2026, la Divisione locale di Mannheim del Tribunale unificato dei brevetti, l’organo giurisdizionale paneuropeo che emette sentenze valide in più Stati dell’Unione Europea contemporaneamente, ha stabilito un’ingiunzione a favore di InterDigital, confermando al tempo stesso la validità del brevetto contestato. Il verdetto, comunicato direttamente da InterDigital tramite un comunicato ufficiale, riguarda nello specifico una tecnica di codifica video legata allo standard HEVC.

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Un’ingiunzione che copre undici Paesi, Italia compresa

La particolarità di questa decisione, rispetto alle precedenti vicende della causa, è la sua portata geografica. Le ingiunzioni ottenute finora da InterDigital contro Disney erano arrivate da tribunali nazionali, in particolare in Germania e in Brasile, e i loro effetti si erano fatti sentire prevalentemente in quei mercati. Questa volta, trattandosi di una sentenza del Tribunale unificato dei brevetti, il provvedimento si applica simultaneamente in undici Paesi dell’Unione Europea, ovvero Austria, Belgio, Germania, Danimarca, Finlandia, Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Romania e Svezia. È la prima volta che l’Italia viene coinvolta in modo diretto in questa disputa, a differenza di quanto era accaduto a inizio anno, quando il problema aveva toccato altri mercati europei lasciando il nostro Paese ai margini.

Vale la pena chiarire un dettaglio tecnico che aiuta a capire la natura reale della controversia. Il brevetto in questione non riguarda propriamente il marchio Dolby Vision in sé, quanto piuttosto il cosiddetto processo di overlay, ovvero il metodo con cui il player, il software che riproduce audio e video, sovrappone i metadati dinamici a un flusso video di base. In altre parole, la disputa si concentra sul modo in cui Disney+ struttura e distribuisce i dati durante lo streaming, e non sulla tecnologia Dolby in quanto tale. Poiché però sia il Dolby Vision sia la riproduzione dei contenuti 3D si basano su quel medesimo meccanismo di sovrapposizione dei flussi, l’ingiunzione finisce per colpire entrambi i formati, lasciando intatti invece l’HDR10 e la risoluzione 4K, che restano disponibili senza interruzioni.

Non è la prima volta, ma stavolta l’Italia non resta a guardare

Per chi segue la vicenda da qualche tempo, questo episodio suonerà come un fastidioso déjà vu. Già a fine 2025 gli utenti tedeschi di Disney+ avevano segnalato la scomparsa di Dolby Vision e HDR10+ dal servizio, in un caso che era stato inizialmente scambiato per un problema tecnico, prima che il quotidiano Heise lo ricollegasse a una causa legale intentata da InterDigital. La situazione si era poi estesa nei mesi successivi anche a Francia, Paesi Bassi, Belgio, Portogallo e Polonia, salvo poi essere parzialmente risolta il 12 marzo 2026, quando Disney aveva confermato pubblicamente, per la prima volta, che la rimozione era effettivamente legata alla disputa sui brevetti, ripristinando Dolby Vision e 3D in gran parte d’Europa.

Quella tregua, però, non equivaleva a una pace definitiva. Come riportato dalla stessa InterDigital, il ripristino dei formati non significava che fosse stato raggiunto un accordo di licenza con Disney, e la causa di fondo restava aperta. L’ingiunzione del Tribunale unificato dei brevetti dello scorso 16 giugno rappresenta quindi una nuova puntata della stessa storia, ma con un’aggravante non da poco, perché questa volta la sentenza ha una portata multinazionale immediata e coinvolge per la prima volta anche il nostro Paese.

Interpellata sulla vicenda, Disney ha confermato la situazione con una dichiarazione che lascia trasparire una certa insofferenza verso l’esito giudiziario. L’azienda ha spiegato che, a seguito di un contenzioso davanti a un tribunale dei brevetti europeo, è stata costretta a modificare la disponibilità di Dolby Vision e 3D in diversi Paesi, aggiungendo di essere rammaricata per questo sviluppo e di condividere la frustrazione dei propri clienti. Disney ha precisato che il servizio continua comunque a supportare formati di alta qualità come il 4K UHD e l’HDR, e che sta valutando attivamente le opzioni per affrontare i cambiamenti recenti, nel tentativo di offrire la miglior esperienza visiva possibile in base ai dispositivi e ai piani di abbonamento dei clienti.

Cosa cambia per chi è abbonato a Disney+ Premium

Per gli utenti italiani, l’effetto pratico è già visibile, perché Dolby Vision e 3D risultano scomparsi dal catalogo, mentre restano invariati gli altri formati video di qualità superiore. Resta da capire chi farà davvero le spese di questa situazione nel lungo periodo. Gli abbonati al piano Premium continuano infatti a versare l’intera quota di abbonamento, che include esplicitamente l’accesso ai contenuti in alta qualità, pur ricevendo oggi un servizio temporaneamente ridimensionato su questo fronte specifico.

Disney ha la possibilità di presentare appello contro la decisione del tribunale di Mannheim, ma le cause di questo tipo tendono tipicamente a protrarsi a lungo, e al momento non esiste una tempistica definita per il ritorno di Dolby Vision e 3D sul servizio. Chi desidera continuare a guardare i contenuti con il massimo della qualità dovrà quindi attendere gli sviluppi della disputa legale, oppure accontentarsi, almeno per ora, della qualità HDR10 e della risoluzione 4K, che restano comunque pienamente disponibili. Vista la storia recente di questa vicenda, fatta di rimozioni e ripristini alternati a seconda degli esiti giudiziari, non è da escludere che la situazione possa nuovamente evolversi nelle prossime settimane.