Sembra fantascienza, o meglio sembra uscito direttamente dalle pagine di Dune, il romanzo di Frank Herbert in cui le tute distillanti permettevano ai Fremen di sopravvivere nel deserto di Arrakis recuperando l’umidità corporea. Eppure un team di ricercatori dell’Università del Texas ad Austin sta lavorando a qualcosa di sorprendentemente simile, anche se il principio è diverso.
Hanno sviluppato un tessuto speciale capace di catturare l’umidità dall’aria e trasformarla in acqua potabile.
I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Advances e descrivono un prototipo funzionante sotto forma di giacca, anche se la tecnologia potrebbe essere applicata a zaini, tende e altri oggetti di uso quotidiano.
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Il problema delle tecnologie esistenti
Esistono già metodi per raccogliere acqua dall’aria ambiente, ma la maggior parte di questi sistemi è ingombrante o richiede installazioni fisse. L’intuizione del team texano è stata ripensare completamente la forma della tecnologia, trasformandola in qualcosa che si può indossare e portare sempre con sé.
“Volevamo ripensare la forma della tecnologia“, ha spiegato Guihua Yu, uno degli autori dello studio. “Se il tessuto stesso può raccogliere acqua dall’aria, si apre una nuova direzione per l’accesso personale e portatile all’acqua“.
Come funziona la giacca che produce acqua in stile Dune
Come spiegano i ricercatori, il tessuto utilizzato nella giacca è progettato per catturare l’umidità atmosferica e convogliarla in unità di raccolta rimovibili, invece di limitarsi ad assorbirla come farebbe un normale materiale.
Questo sistema di trasporto dell’umidità è ciò che permette alla tecnologia di funzionare non solo in un piccolo test di laboratorio, ma in un sistema indossabile nella vita reale.
“Quel design di trasporto è ciò che permette al materiale di funzionare non solo in un piccolo test di laboratorio, ma in un sistema indossabile”, ha aggiunto il co-autore Keith Johnston, anch’egli dell’Università del Texas ad Austin.
Una volta che le unità di raccolta hanno accumulato sufficiente umidità, vengono posizionate in un collettore pieghevole e riscaldate per produrre acqua potabile. Un processo relativamente semplice che non richiede fonti di energia particolarmente complesse.
Durante i test, a seconda dei livelli di umidità ambientale, la giacca ha prodotto tra 400 e 900 millilitri di acqua potabile al giorno, equivalenti a circa 14-30 once. Una quantità che potrebbe fare la differenza in situazioni di emergenza o in ambienti dove l’accesso all’acqua è limitato.
I ricercatori sottolineano che il formato scelto per questo studio è stato una giacca, ma lo stesso principio e tessuto potrebbe essere utilizzato per realizzare altri oggetti come zaini o tende, conferendo loro capacità di raccolta dell’acqua.
Applicazioni per emergenze e sport estremi
Le potenziali applicazioni di questa tecnologia sono molteplici; prima fra queste sul fronte umanitario, potrebbe rivelarsi preziosa per squadre di risposta medica o durante emergenze in luoghi remoti, dove l’approvvigionamento idrico rappresenta spesso una sfida logistica significativa come abbiamo avuto modo di notare, purtroppo, nel corso degli ultimi anni.
Sul versante commerciale, invece, il tessuto potrebbe tradursi in attrezzatura particolarmente utile per escursionismo e sport estremi, dove il peso dello zaino e la disponibilità di acqua sono fattori critici.
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