Il Computex 2026 si sta rivelando un palcoscenico particolarmente importante per Intel, che ha colto l’occasione per mostrare una visione decisamente più ampia del proprio futuro nel settore dell’intelligenza artificiale; non si parla soltanto di processori o di acceleratori per data center, ma di un ecosistema completo che abbraccia robotica, edge computing, infrastrutture server e nuove GPU dedicate all’inferenza IA.

L’azienda di Santa Clara ritiene infatti che il prossimo grande passo dell’intelligenza artificiale sarà rappresentato dalla cosiddetta Physical AI, ossia l’intelligenza artificiale applicata a sistemi fisici come robot, droni, veicoli autonomi e macchinari industriali; parallelamente, Intel ha annunciato nuove soluzioni hardware per i data center, comprese le GPU Crescent Island e i processori Xeon 6+ di nuova generazione.

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Intel vuole semplificare la robotica basata sull’intelligenza artificiale

Uno degli annunci più interessanti riguarda il nuovo framework OpenVINO dedicato alla Physical AI, secondo Intel uno dei principali ostacoli alla diffusione su larga scala della robotica intelligente è sempre stato rappresentato dalla complessità delle implementazioni, spesso costrette a utilizzare pipeline altamente personalizzate per gestire sensori, codec e modelli di inferenza.

La Physical AI si differenzia dai tradizionali modelli generativi perché non si limita a produrre contenuti digitali, ma deve essere in grado di percepire l’ambiente circostante, prendere decisioni e agire nel mondo reale; per questo motivo sono fondamentali latenze estremamente ridotte e capacità di elaborazione locale, caratteristiche che rendono l’edge computing una componente essenziale dell’intero processo.

Intel sostiene di aver individuato quello che definisce l’anello mancante che fino a oggi ha limitato la scalabilità di queste soluzioni. La combinazione tra le CPU Core Ultra Series 3 basate su Panther Lake e il nuovo framework OpenVINO Physical AI dovrebbe consentire di utilizzare uno stack hardware-software unificato, riducendo il costo totale di proprietà e semplificando notevolmente lo sviluppo.

L’azienda ha inoltre mostrato alcuni confronti con le piattaforme robotiche basate sulle soluzioni NVIDIA Jetson, sostenendo di poter offrire vantaggi in termini di costi e valore complessivo soprattutto nei modelli Vision-Language-Action di fascia intermedia.

Arriva Crescent Island: la GPU Intel con fino a 480 GB di memoria

Per quanto riguarda il settore dei data center, Intel ha presentato ufficialmente Crescent Island, una nuova GPU progettata principalmente per i carichi di lavoro di inferenza IA.

La soluzione si basa sull’architettura Arc Xe 3P, la stessa che alimenta le GPU integrate presenti nei processori Panther Lake, ma porta il concetto a un livello completamente diverso. L’aspetto che colpisce maggiormente è senza dubbio la dotazione di memoria: Crescent Island può infatti arrivare fino a 480 GB di VRAM LPDDR5X.

Si tratta di un incremento molto significativo rispetto alla versione mostrata lo scorso anno, che si fermava a 160 GB; Intel ha scelto di non utilizzare memoria HBM, preferendo invece una configurazione LPDDR5X ad alta capacità pensata per massimizzare il buffer disponibile per i modelli di intelligenza artificiale.

Il raffreddamento viene affidato a una soluzione ad aria progettata per gestire un TDP di 350 watt, mentre il supporto ai formati numerici spazia da FP4 e MXFP4 fino a FP64, consentendo alla GPU di adattarsi a differenti tipologie di workload IA.

Xeon 6+ porta l’efficienza al centro dei data center

Accanto alle nuove GPU, Intel ha presentato anche la sua strategia per i server di prossima generazione, che ruota attorno alla famiglia Xeon 6+ basata su piattaforma Clearwater Forest.

Il modello di punta arriverà fino a 288 core Efficient basati sull’architettura Darkmont, un numero particolarmente elevato che punta a soddisfare la crescente richiesta di densità computazionale nei data center moderni. La configurazione include inoltre ben 576 MB di cache LLC a bassa latenza e il supporto a memoria DDR5 a 12 canali con velocità fino a 8.000 MT/s.

Secondo Intel, il nuovo Xeon 6990E+ sarebbe in grado di offrire prestazioni per thread superiori del 30% rispetto all’AMD EPYC 9965, oltre a garantire un miglioramento dell’efficienza energetica pari al 30% nei carichi di lavoro tipici; rispetto alla precedente generazione Xeon 6780E, l’azienda parla addirittura di un incremento prestazionale medio del 55%.

Grande attenzione è stata dedicata anche ai consumi energetici, per questo Intel ha introdotto la tecnologia proprietaria Application Energy Telemetry (AET), che raccoglie dati direttamente dal silicio per monitorare il consumo energetico dei carichi di lavoro con un overhead minimo. La funzionalità sarà supportata da Linux 7.0 e versioni successive e dovrebbe consentire ottimizzazioni più precise in ambienti enterprise.

Tra le altre novità troviamo anche il nuovo controller Ethernet E835 con velocità fino a 200 Gbps e i processori Xeon serie 6300 destinati alle piccole e medie imprese, che arriveranno fino a 12 core.

Uno sguardo al futuro

Gli annunci del Computex 2026 mostrano chiaramente come Intel stia cercando di rafforzare la propria presenza in tutti i segmenti dell’intelligenza artificiale, dalla robotica edge ai grandi data center; la società prevede che entro cinque anni i carichi di lavoro IA rappresenteranno circa la metà dell’attività complessiva dei data center e sta adattando il proprio portafoglio prodotti di conseguenza.

Nel corso dell’evento Intel ha anche anticipato l’arrivo della futura piattaforma Xeon basata su Diamond Rapids, attesa nel 2027, segnale di una roadmap che punta a mantenere elevata la competitività dell’azienda in un mercato sempre più dominato dall’intelligenza artificiale.

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