Nel corso degli ultimi anni la ricerca di pianeti al di fuori del nostro Sistema Solare ha compiuto passi da gigante, soprattutto grazie a missioni dedicate come TESS, il satellite della NASA progettato per individuare esopianeti attraverso il metodo dei transiti. Tuttavia, come spesso accade nel mondo della ricerca scientifica, alcune delle scoperte più interessanti arrivano proprio quando si va oltre gli obbiettivi iniziali.

Un nuovo studio basato sui dati raccolti da TESS, pubblicato sulla rivista Montly Notices of the Royal Astronomical Society, ha infatti individuato oltre venti potenziali nuovi esopianeti sfruttando un approccio alternativo che, almeno sulla carta, potrebbe ampliare in modo significativo le capacità di rilevamento della missione.

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Le eclissi stellari diventano uno strumento chiave

Per comprendere la portata di questa novità è necessario fare un piccolo passo indietro. Tradizionalmente, TESS individua gli esopianeti osservando i cosiddetti transiti, ovvero quelle lievi e periodiche diminuzioni di luminosità che si verificano quando un pianeta passa davanti alla propria stella dal nostro punto di vista.

Questo metodo ha permesso alla missione di scoprire, fino a oggi, centinaia di pianeti confermati (oltre 800) e migliaia di candidati; tuttavia, si tratta di una tecnica che funziona solo in condizioni ben precise, legate principalmente all’orientamento dell’orbita del pianeta rispetto alla Terra.

Ed è proprio qui che entra in gioco il nuovo approccio: invece di cercare direttamente i transiti, gli astronomi hanno analizzato la tempistica delle eclissi nelle stelle binarie, sistemi in cui due stelle orbitano una attorno all’altra oscurandosi a vicenda. Studiando con estrema precisione le variazioni di queste eclissi, è possibile individuare perturbazioni gravitazionali causate da eventuali pianeti presenti nel sistema.

In altre parole, anche quando un pianeta non orbita davanti alla stella (e quindi risulta invisibile con i metodi tradizionali), la sua presenza può comunque essere dedotta indirettamente.

Un metodo che supera i limiti dei transiti

Come sottolineato dai ricercatori coinvolti nello studio, tra cui Margo Thornton della University of New South Wales, uno dei principali vantaggi di questo metodo è proprio il fatto di non dipendere dall’allineamento orbitale.

Questo significa, in termini molto concreti, che gli astronomi possono ora esplorare una gamma molto più ampia di sistemi planetari, inclusi quelli in cui i pianeti si trovano su orbite inclinate o particolarmente complesse, come spesso accade nei sistemi binari.

Del resto, proprio i sistemi con due stelle rappresentano uno degli ambienti più affascinanti (e complessi) per la formazione planetaria: alcuni modelli suggeriscono configurazioni ordinate, con pianeti allineati al piano orbitale delle stelle, mentre altri ipotizzano scenari decisamente più caotici, in cui le interazioni gravitazionali spingono i pianeti su orbite più ampie e inclinate.

I numeri dello studio e le prospettive future

Analizzando ben 1.590 sistemi binari osservati da TESS per almeno due anni, il team di ricerca ha individuato 27 candidati esopianeti, che ora dovranno essere confermati attraverso ulteriori osservazioni, in particolare dalla Terra.

Le stime preliminari suggeriscono una varietà piuttosto ampia, si va da pianeti con masse circa 12 volte quella della Terra fino a giganti che potrebbero raggiungere dimensioni pari a circa 10 volte quella di Giove; tuttavia, come spesso accade in questi casi, sarà necessario attendere misurazioni più precise per avere conferme definitive.

Un aspetto particolarmente interessante riguarda il fatto che questi risultati dimostrano, ancora una volta, come i dati raccolti da missioni come TESS possano essere sfruttati ben oltre gli obbiettivi originari. Come evidenziato anche dagli scienziati della NASA, la lunga e continua raccolta di osservazioni rappresenta una vera e propria miniera di informazioni, utile non solo per gli esopianeti ma anche per altri ambiti dell’astronomia.

TESS continua a sorprendere

Dall’inizio delle operazioni nel 2018, TESS ha scandagliato ampie porzioni di cielo con una regolarità impressionante, catturando immagini ogni pochi minuti e costruendo nel tempo un archivio di dati estremamente ricco e dettagliato.

Proprio questa continuità osservativa si sta rivelando fondamentale per studi come quello appena descritto, che richiedono serie temporali lunghe e precise per individuare variazioni minime non significative.

In definitiva, questa scoperta rappresenta un ulteriore passo avanti nella comprensione dei sistemi planetari complessi e, allo stesso tempo, conferma come l’esplorazione dell’universo sia ancora piena di sorprese: anche strumenti progettati per uno scopo specifico possono, con il tempo, aprire porte completamente nuove.

Non ci resta che attendere le future osservazioni per scoprire se questi candidati si trasformeranno in veri e propri nuovi mondi.

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