Dopo anni di sviluppo, rinvii e una lunga sequenza di test, la missione Artemis II è finalmente realtà: nella notte italiana tra l’1 e il 2 aprile 2026 la NASA ha lanciato con successo il razzo Space Launch System dal Kennedy Space Center, inaugurando ufficialmente una nuova fase dell’esplorazione umana dello spazio profondo.

A bordo della capsula Orion, soprannominata Integrity, si trovano quattro astronauti pronti a compiere un’impresa storica: il primo volo con equipaggio attorno alla Luna dai tempi del programma Apollo, oltre mezzo secolo fa.

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È ufficialmente partita la missione Artemis II

Il decollo della missione Artemis II è avvenuto alle 18:35 EDT (00:35 in Italia) dalla storica rampa 39B, con il potente SLS che ha portato Orion oltre l’atmosfera terrestre dopo una fase iniziale particolarmente delicata, tra cui il passaggio attraverso il Max-Q (il punto di massima pressione aerodinamica) e la separazione dei booster.

Alcuni di voi potrebbero aver seguito la diretta o visto le immagini del lancio, si tratta (senza troppi giri di parole) di uno di quei momenti destinati a rimanere nella storia dell’esplorazione spaziale; non solo per il valore simbolico, ma anche perché Artemis II rappresenta il primo vero passo concreto verso il ritorno stabile dell’uomo sulla Luna.

A bordo troviamo un equipaggio internazionale composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, quest’ultimo in rappresentanza della Canadian Space Agency.

Come ormai molti di voi avranno capito, Artemis II non prevede un allunaggio, si tratta infatti di una missione di test pensata per validare tutte le tecnologie necessarie alle future missioni con equipaggio sulla superficie lunare.

Nel corso dei circa 10 giorni di missione, Orion verrà spinta in un’orbita sempre più distante dalla Terra fino a entrare in una traiettoria che la porterà a effettuare un flyby attorno alla Luna, sfruttandone la gravità per tornare indietro.

Durante il viaggio, gli astronauti testeranno sistemi fondamentali come supporto vitale, navigazione e comunicazioni, manovre manuali della capsula e comportamento del velivolo nello spazio profondo.

Si tratta, in sostanza, di una prova generale completa, che servirà a raccogliere dati preziosi in vista delle prossime missioni, tra cui quelle che (salvo cambi di programma) dovrebbero riportare l’uomo sulla superficie lunare entro la fine del decennio.

Dopo il lancio, Orion ha dispiegato correttamente i pannelli solari e iniziato la fase di verifica dei sistemi. Circa 49 minuti dopo il decollo, un’accensione dello stadio superiore ha inserito la capsula in orbita terrestre, seguita da una seconda manovra che la porterà fino a circa 74.000 km dalla Terra. Se tutto procederà come previsto, il modulo di servizio europeo seguirà la cosiddetta Trans-Lunar Injection, ovvero la manovra che indirizzerà Orion verso la Luna.

Il momento clou della missione è atteso per il 6 aprile, quando l’equipaggio effettuerà il sorvolo del nostro satellite naturale, osservando anche alcune aree del lato nascosto della Luna. Le condizioni di illuminazione, tra l’altro, dovrebbero creare ombre particolarmente utili per evidenziare crateri, creste e rilievi, offrendo così una prospettiva unica anche dal punto di vista scientifico.

Parallelamente alle attività principali, Artemis II porterà avanti anche una serie di esperimenti scientifici, inclusi studi sugli effetti dello spazio profondo sul copro umano; inoltre, verranno rilasciati diversi CubeSat sviluppati da agenzie internazionali, a dimostrazione di come il programma Artemis abbia una forte componente collaborativa.

Questo aspetto è tutt’altro che secondario, la presenza di partner internazionali, sia a bordo sia nelle attività scientifiche, sottolinea come l’esplorazione lunare stia diventando sempre più un progetto globale.

Dopo il flyby lunare, Orion inizierà il viaggio di ritorno verso la Terra, culminando con il rientro nell’atmosfera ad altissima velocità (una delle fasi più critiche), e il successivo ammaraggio nell’Oceano Pacifico previsto introno all’11 aprile.

Ed è proprio qui che si chiude (ma allo stesso tempo si apre) il cerchio: Artemis II non è solo una missione, ma l’inizio di una campagna molto più ampia. L’obbiettivo dichiarato dalla NASA è infatti quello di stabilire una presenza umana duratura sulla Luna e, nel lungo periodo, gettare le basi per le future missioni verso Marte. In altre parole, siamo solo all’inizio, e i prossimi giorni saranno decisivi per capire se tutto funzionerà come previsto.