I legislatori europei hanno votato per ritardare parti fondamentali dell’AI Act, la legge di punta dell’Unione Europea per la regolamentazione dell’intelligenza artificiale, approvando al contempo proposte per vietare le cosiddette “nudify app, le applicazioni che generano immagini di nudo non consensuali tramite intelligenza artificiale.

Le misure, approvate a larga maggioranza dal Parlamento Europeo, rappresentano un cambio di rotta significativo rispetto alla tabella di marcia originale, che prevedeva l’entrata in vigore di diverse disposizioni già ad agosto di quest’anno.

Come fa notare la fonte del report, è una notizia che riflette le difficoltà pratiche nell’implementare una regolamentazione così complessa, ma che allo stesso tempo fa ben sperare perché introduce nuove tutele contro alcuni degli usi più problematici dell’intelligenza artificiale generativa.

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Le nuove scadenze per l’AI Act

Come accennato, questo voto posticipa le scadenze di conformità per gli sviluppatori di sistemi di AI ad alto rischio, ovvero quelli considerati una “seria minaccia” per la salute, la sicurezza o i diritti fondamentali. La nuova deadline è fissata a dicembre 2027, oltre un anno dopo rispetto ai piani originali. Si tratta di una categoria ampia che include sistemi utilizzati in ambiti sensibili come la selezione del personale, l’accesso al credito, la giustizia e le infrastrutture critiche.

Le aziende che sviluppano sistemi di AI coperti da regole di sicurezza settoriali specifiche, come quelle per giocattoli o dispositivi medici, avranno ancora più tempo per conformarsi, con una scadenza proposta ad agosto 2028. In questi casi, la complessità normativa è ancora maggiore perché i requisiti dell’AI Act si sovrappongono a regolamentazioni già esistenti, creando potenziali conflitti e ambiguità interpretative.

Anche le regole che richiedono ai provider di apporre watermark ai contenuti generati dall’AI verranno ritardate fino a novembre 2026. Si tratta di una disposizione particolarmente importante nell’era dei deepfake e della disinformazione, pensata per permettere agli utenti di distinguere i contenuti autentici da quelli sintetici.

Il divieto delle nudify app

Accanto ai rinvii, i parlamentari hanno anche appoggiato proposte per includere un divieto delle nudify app nella revisione dell’AI Act. Queste applicazioni, che utilizzano l’intelligenza artificiale per rimuovere digitalmente i vestiti dalle fotografie di persone reali creando immagini di nudo non consensuali, sono diventate un fenomeno online sempre più preoccupante negli ultimi anni.

Non ci sono ancora dettagli su come questo divieto sarà strutturato nella pratica, anche se è stato specificato che “non si applicherà ai sistemi di AI con misure di sicurezza efficaci che impediscono agli utenti di creare tali immagini”. Una formulazione che lascia spazio a interpretazioni e che dovrà essere chiarita nelle fasi successive del processo legislativo.

La decisione arriva dopo l’indignazione diffusa nell’UE per l’ondata di deepfake sessualizzati generati da Grok, il chatbot di xAI disponibile su X, all’inizio di quest anno. L’episodio ha riacceso il dibattito sulla necessità di regolamentare più severamente questo tipo di applicazioni, che possono essere utilizzate per molestie, revenge porn e altre forme di abuso digitale, colpendo in modo sproporzionato le donne.

Incertezza per le aziende

Il voto estende un periodo di incertezza per le aziende che operano in Europa, già alle prese con ritardi e confusione normativa. L’UE non ha rispettato le proprie scadenze per la pubblicazione di linee guida chiave necessarie per l’implementazione della legge, e ha modificato elementi del testo anche dopo la sua approvazione formale. Per molte aziende, soprattutto quelle più piccole, capire esattamente cosa devono fare per essere conformi è diventato un esercizio frustrante.

Non è inoltre chiaro se le modifiche proposte possano essere implementate prima della scadenza originale di agosto, dato che il Parlamento non può modificare unilateralmente la legge europea. Il Parlamento dovrà ora negoziare con il Consiglio Europeo, l’organo composto dai ministri di tutti i 27 stati membri, sul testo finale. Un processo che potrebbe richiedere settimane o mesi e che aggiunge ulteriore incertezza a un quadro normativo già complesso.