La transizione verso l’energia pulita procede a ritmo sostenuto, una nota positiva e che fa ben sperare per il futuro del pianeta ma, con essa cresce la fame di litio, il materiale al centro di questa rivoluzione green.
Non sono solo le auto elettriche a trainare la domanda: in generale, l’elettronica di consumo si espande sempre di più; nascono nuove categorie di prodotti smart; con gli accumuli domestici si diffondono; e gli impianti di stoccaggio per le rinnovabili diventano sempre più grandi. Le auto elettriche, va detto, restano il settore dominante e pesano almeno per il 72% della richiesta complessiva.
Un nuovo report di Wood Mackenzie, intitolato “Energy Transition Outlook for Lithium“, mette in fila i numeri e lancia un avvertimento: se il mondo accelererà davvero verso l’energia pulita, la domanda globale di litio potrebbe toccare i 13 milioni di tonnellate entro il 2050. E i problemi di approvvigionamento potrebbero manifestarsi molto prima.
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Più ambiziosa sarà la transizione elettrica, prima arriverà il problema
L’istituto ha elaborato quattro scenari diversi, da quello con una transizione rallentata a quello più spinto verso le emissioni zero. I risultati sono interessanti, e per certi versi paradossali.
Nello scenario più conservativo, con una transizione che procede a rilento, il mercato del litio dovrebbe reggere fino al 2037 prima di entrare in sofferenza. Nel caso base, le difficoltà si presenterebbero a metà degli anni ’30.
Ma è negli scenari ambiziosi che la situazione si complica. Con impegni nazionali significativi sulla decarbonizzazione, il fabbisogno di carbonato di litio equivalente potrebbe quasi raddoppiare, e l’offerta inizierebbe a non bastare già dal 2029. Nello scenario più spinto, quello che punta dritto alle emissioni zero entro il 2050, la domanda crescerebbe di un ulteriore 16% e il deficit potrebbe presentarsi addirittura nel 2028.
In pratica, più ci impegniamo nella transizione energetica, prima rischiamo di restare a corto di una delle materie prime essenziali per realizzarla.

Le batterie al sodio come via d’uscita
Questi numeri rendono ancora più rilevante il lavoro che diversi produttori stanno portando avanti sulle batterie agli ioni di sodio. La logica è sostituire il litio con un elemento molto più abbondante in natura, più facile da estrarre e decisamente meno costoso.
Il sodio non manca; è praticamente ovunque, a partire dal sale marino che usiamo tutti i giorni. E le batterie che lo utilizzano stanno facendo progressi significativi. Produttori cinesi come CATL e BYD hanno già avviato linee di produzione dedicate, e alcuni veicoli elettrici economici le stanno adottando.
C’è però un limite importante che ne frena l’adozione su scala molto più ampia ovvero che, ad oggi, le celle al sodio hanno una densità energetica inferiore rispetto a quelle al litio. A parità di peso immagazzinano meno energia, il che le rende adatte agli accumuli stazionari o ai veicoli urbani con autonomie contenute, ma meno competitive per le auto elettriche che devono percorrere centinaia di chilometri con una singola carica.
La tecnologia sta migliorando, e nei prossimi anni la densità energetica dovrebbe crescere. Ma per ora il sodio rappresenta un complemento al litio, non un sostituto completo.
Anche il riciclo di litio dovrà fare la sua parte
Wood Mackenzie sottolinea un altro aspetto fondamentale: il riciclo delle batterie esauste dovrà crescere in modo significativo. Secondo le stime, l’offerta di materiali recuperati dovrebbe aumentare tra il 13% e il 16% ogni anno, arrivando a fornire tra 2,3 e 2,7 milioni di tonnellate di carbonato di litio equivalente entro il 2050 negli scenari più ambiziosi.
È un contributo importante, ma da solo non basta a colmare il divario tra domanda e offerta. Il riciclo può alleggerire la pressione sulle miniere e rendere la filiera più sostenibile, ma serviranno comunque nuove fonti di approvvigionamento e chimiche alternative.
Cosa aspettarsi da questa situazione
Le previsioni di Wood Mackenzie sono proiezioni a lungo termine, e come tali vanno prese con cautela. Ma indicano che chi produce batterie farebbe bene a diversificare le tecnologie, e chi estrae litio dovrà aumentare la capacità produttiva se vuole stare al passo.
Per i consumatori gli effetti non saranno immediati, ma nel medio periodo una carenza di litio potrebbe tradursi, avete indovinato, in prezzi più alti per veicoli elettrici e dispositivi portatili. Un motivo in più per seguire con attenzione l’evoluzione delle batterie al sodio e delle altre tecnologie che potrebbero affiancare, o in parte sostituire, quelle attuali.
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