L’intelligenza artificiale continua a ritagliarsi un ruolo sempre più centrale anche nei contesti più critici e complessi, e questa volta lo fa addirittura sul Pianeta Rosso. Il rover Perseverance della NASA ha infatti completato i primi spostamenti su Marte interamente pianificati da un’intelligenza artificiale, segnando un passaggio storico per l’esplorazione spaziale autonoma e aprendo scenari decisamente interessanti per le missioni future.
La dimostrazione, condotta l’8 e il 10 dicembre 2025 dal Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, ha visto protagonista un sistema di IA generativa con capacità visive, sviluppato in collaborazione con Anthropic e basato sui modelli Claude, chiamato a svolgere un compito che da quasi trent’anni è affidato esclusivamente a pianificatori umani.
Indice:
Un percorso deciso dall’IA, senza intervento umano diretto
Entrando più nel dettaglio, Perseverance ha percorso complessivamente circa 456 metri lungo il bordo del cratere Jazero, seguendo una traiettoria definita da waypoint generati autonomamente dall’intelligenza artificiale; si tratta, di fatto, dei primi viaggi su un altro pianeta pianificati da un modello di intelligenza artificiale generativa, senza che operatori umani intervenissero direttamente nella scelta del percorso.
Tradizionalmente, ogni movimento di un rover marziano viene pianificato manualmente con estrema attenzione: immagini orbitali, dati topografici e telemetria vengono analizzati per creare una sorta di traccia di briciole di pane, composta da waypoint distanziati di poche decine di metri, così da evitare pericoli come rocce instabili, dune sabbiose o pendenze eccessive.
In questo caso invece, l’IA ha analizzato le stesse informazioni utilizzate dai pianificatori umani, tra cui:
- immagini orbitali ad alta risoluzione della fotocamera HiRISE a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter
- modelli digitali di elevazione per valutare la pendenza del terreno
- dati storici della missione raccolti dal rover stesso
Sulla base di questi elementi, il sistema ha identificato substrati rocciosi, affioramenti, campi di massi e increspature di sabbia, generando quindi un percorso continuo e sicuro, completo di waypoint pronti per l’esecuzione.
Verifiche rigorose prima dell’invio al rover su Marte
Ovviamente, trattandosi di una missione reale e non di una semplice simulazione, il lavoro dell’intelligenza artificiale non è stato accettato alla cieca; gli ingegneri del JPL hanno infatti sottoposto i comandi generati dall’IA a un’ulteriore fase di validazione, utilizzando il cosiddetto gemello digitale di Perseverance, ovvero una replica virtuale del rover.
Attraverso questa simulazione sono state verificate oltre 500.000 variabili di telemetria, così da garantire la piena compatibilità delle istruzioni con il software del rover. Solo dopo questi controlli i comandi sono stati inviati a Marte tramite il Deep Space Network della NASA.
Il risultato? L’8 dicembre Perseverance ha percorso 210 metri, mentre due giorni dopo ne ha coperti altri 245, senza alcun problema operativo.
Perché l’IA è così importante per Marte
Il motivo per cui questa sperimentazione è così rilevante è legato soprattutto alla distanza: Marte si trova in media a 225 milioni di chilometri dalla Terra, una distanza che rende impossibile qualsiasi forma di controllo remoto in tempo reale; ogni comando impiega minuti per arrivare a destinazione, rendendo necessaria una pianificazione estremamente accurata.
Secondo la NASA, l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale come Claude potrebbe dimezzare i tempi di pianificazione dei percorsi, rendendo i viaggi più coerenti e riducendo il carico di lavoro degli operatori umani. In altre parole, meno tempo speso nella pianificazione manuale significa più spostamenti, più dati e un ritorno scientifico complessivo più elevato.
Come sottolineato da Vandi Verma, esperto di robotica spaziale del JPL, l’IA generativa si sta dimostrando particolarmente promettente nel supportare i tre pilastri della navigazione autonoma: percezione, localizzazione e pianificazione del percorso. L’obbiettivo, nel lungo periodo, è arrivare a gestire tragitti su scala chilometrica con un intervento umano minimo.
Uno sguardo al futuro dell’esplorazione spaziale
La NASA non nasconde l’entusiasmo per i risultati ottenuti, secondo Matt Wallace, responsabile dell’Exploration System Office del JPL, sistemi intelligenti addestrati con l’esperienza collettiva di ingegneri e scienziati potrebbero diventare fondamentali non solo per i rover, ma anche per elicotteri, droni e altri elementi di superficie, sia su Marte che sulla Luna.
In prospettiva, tecnologie di questo tipo rappresentano un tassello chiave per costruire infrastrutture autonome e rendere possibile una presenza umana permanente oltre la Terra, in un contesto in cui risorse e personale sono sempre più limitati.
Insomma, quello di Perseverance non è solo un successo tecnico, ma un chiaro segnale di come intelligenza artificiale ed esplorazione spaziale stiano iniziando a muoversi nella stessa direzione.
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