Le voci su un addio lampo di Tim Cook nel 2026 si fanno rumorose, ma Mark Gurman smonta la timeline e ridimensiona il caso, mentre a Cupertino i piani di successione ruotano sempre più intorno a John Ternus.​ Apple accelera la pianificazione per il dopo‑Cook, senza però dare segnali di un cambio al vertice immediato e con uno scenario in cui il CEO potrebbe restare a lungo come figura chiave, anche solo da presidente.

Le “puntate precedenti”: come siamo arrivati qui

Non è la prima volta che si parla di un “dopo Tim Cook”, ma nelle ultime settimane il dibattito è letteralmente esploso dopo un report del Financial Times che ha messo nero su bianco l’ipotesi di un’uscita di scena già tra gennaio e giugno 2026. Secondo il quotidiano finanziario, Apple avrebbe intensificato le attività di successione interna, con board e top management impegnati a preparare il passaggio di consegne dopo oltre 14 anni di leadership.​

Questo scenario si innesta su un contesto in cui Cook ha appena compiuto 65 anni e ha portato Apple da circa 350 miliardi agli attuali migliaia di miliardi di dollari di capitalizzazione, guidando l’azienda nel post‑Jobs con nuove categorie come Apple Watch, AirPods, Mac con chip proprietari e il più recente Vision Pro. Proprio per questo, ogni indiscrezione su una sua possibile “pensione” non è mai solo gossip, ma tocca direttamente la percezione del futuro di Cupertino, soprattutto mentre la partita dell’intelligenza artificiale entra nel vivo.​

Il caso Financial Times: pensione già nel 2026?

Il cuore della ricostruzione del Financial Times è chiaro: Apple starebbe accelerando il percorso di successione per arrivare a un passaggio di testimone già nel 2026, verosimilmente prima della WWDC o del ciclo di grandi lanci di metà anno. Le fonti citate parlano di discussioni intense ai piani alti, ma sottolineano che le valutazioni non sarebbero legate a problemi di performance, bensì alla naturale necessità di programmare il dopo‑Cook in una fase cruciale per il business.​

In questo quadro, il quotidiano britannico ha indicato chiaramente nel responsabile dell’ingegneria hardware, John Ternus, il nome in cima alla lista dei possibili successori, dipingendo uno scenario con Cook pronto a farsi da parte come CEO ma potenzialmente ancora presente in un ruolo di vertice più defilato. Le ipotesi si sono spinte fino a un Cook pronto a traghettare la transizione e poi a rimanere come presidente del consiglio di amministrazione, garantendo continuità negli anni immediatamente successivi al cambio di guida.​

Segui APPLE Italia su Telegram, ricevi news e offerte per primo

La replica di Gurman: “nessun segnale interno di addio imminente”

Il problema, per chi guarda a queste voci con occhio da insider, è la timeline: secondo Mark Gurman, che su Apple ha un track record difficilmente eguagliabile, l’idea di un’uscita entro metà 2026 semplicemente non regge alla prova dei fatti. Nella sua newsletter Power On, il giornalista di Bloomberg ha spiegato di non aver riscontrato segnali interni che puntino a un ribaltone ai vertici in quella finestra temporale, arrivando a dire che rimarrebbe “scioccato” da un addio di Cook nei tempi indicati dal FT.​

Gurman ha anche messo in discussione la qualità delle fonti del Financial Times, sostenendo che non si tratterebbe di persone con conoscenza diretta dei dossier più delicati e respingendo la teoria del “pallone di prova” lanciato da Apple per testare la reazione del mercato. Il punto centrale della sua analisi è che, con i risultati ottenuti in questi anni e con un ruolo ancora centrale in dossier chiave come Apple Intelligence e le future piattaforme AI, Cook avrebbe di fatto guadagnato il diritto di decidere in prima persona tempi e modalità della propria uscita.​

Un CEO ancora al centro dell’azione (e della roadmap AI)

Nonostante i 65 anni appena compiuti, Cook viene descritto da più lati come un CEO tutt’altro che in fase calante, ancora immerso nella definizione della roadmap dei prossimi prodotti e nella strategia sul fronte intelligenza artificiale. L’introduzione del nuovo corso AI di Apple, con un mix di funzioni on‑device e cloud e partnership strategiche, è vista come una partita che Cook vuole presidiare fino in fondo prima di pensare a un vero e proprio passaggio di consegne.​

C’è poi un elemento politico‑istituzionale da non sottovalutare: alcune analisi statunitensi sostengono che Cook potrebbe scegliere di restare almeno fino al termine dell’attuale presidenza USA nel 2029, per non lasciare il successore a gestire in prima linea il rapporto, spesso complesso, con Washington e i regolatori. In questa lettura, la finestra 2026 appare più come una tappa di un percorso di pianificazione che come una data scolpita nella pietra per l’addio.​

Segui APPLE Italia su Telegram, ricevi news e offerte per primo

La successione non è fantascienza: i piani ci sono eccome

Al netto delle divergenze sulle tempistiche, un punto mette tutti d’accordo: Apple non sta improvvisando e la successione di Tim Cook è un dossier aperto, vivo e in continuo aggiornamento. Lo stesso CEO, in passato, ha parlato pubblicamente dell’esistenza di piani di successione “molto dettagliati”, un passaggio quasi obbligato per un gruppo che vale migliaia di miliardi e che non può permettersi scosse impreparate al vertice.​

In questo processo, il lavoro del board e dei top executive è quello di testare sul campo possibili delfini, aumentandone la visibilità pubblica, allargando il perimetro delle responsabilità interne e osservando come reagiscono a momenti di pressione, dalle presentazioni evento fino alla gestione delle crisi mediatiche e regolatorie. È esattamente in questo contesto che il nome di John Ternus è passato da “semplice” senior VP ad avversario da temere per chiunque sogni la poltrona più alta di Cupertino.​

John Ternus, l’ingegnere che si prepara al grande salto

Ternus è oggi Senior Vice President of Hardware Engineering e risponde direttamente a Tim Cook, con in mano responsabilità pesantissime: guida i team che lavorano su iPhone, iPad, Mac, AirPods e altre linee chiave, oltre ad avere un ruolo nel percorso del Vision Pro e delle future piattaforme di realtà mista. Entrato in Apple nel 2001 nel team di Product Design, è diventato vice president di Hardware Engineering nel 2013, per poi salire all’attuale posizione di vertice dell’hardware, con una visibilità crescente durante gli eventi e i keynote degli ultimi anni.​

Negli ultimi mesi la sua esposizione è aumentata in modo evidente: Ternus è spesso il volto che presenta i pezzi più importanti dell’offerta hardware, dagli iPhone più sottili alle nuove generazioni di Mac con Apple Silicon, segnali che molti leggono come una preparazione intenzionale al ruolo di CEO. A 50 anni, più o meno la stessa età di Cook quando ha raccolto l’eredità di Steve Jobs, viene considerato un profilo in grado di garantire un orizzonte di leadership di lungo periodo, con solide radici ingegneristiche ma una crescente capacità di visione di prodotto.​

Segui APPLE Italia su Telegram, ricevi news e offerte per primo

Perché Ternus è il favorito (almeno oggi)

Se si guardano i nomi che circolano da anni come possibili successori – da Craig Federighi ad altri volti noti dell’executive team – Ternus sembra oggi quello meglio posizionato nel bilanciamento tra età, esperienza interna, track record sui prodotti e livello di esposizione pubblica. Diverse ricostruzioni internazionali di queste settimane lo definiscono esplicitamente “frontrunner” o “most likely successor”, spesso in linea con quanto trapela da ambienti vicini al board.​

C’è chi sottolinea come, dopo un CEO con un background fortemente operativo e gestionale come Cook, il consiglio di amministrazione possa preferire ancora una volta un profilo con radici ingegneristiche, capace di coniugare efficienza, supply chain e innovazione hardware in una fase in cui Apple deve dimostrare di saper rilanciare anche sul fronte AI, MR e nuove categorie. Questo non significa che la partita sia chiusa, ma è difficile trovare un’altra figura interna che, oggi, metta insieme in modo altrettanto convincente competenze, anni di casa madre e potenziale di leadership.​

Lo scenario più probabile: transizione soft e Cook presidente

Anche quando il passaggio di consegne ci sarà, quasi tutti gli osservatori concordano su un punto: è altamente improbabile che Cook sparisca dal radar da un giorno all’altro. Lo scenario più gettonato resta quello di una transizione graduale, con il CEO che lascia la guida operativa ma assume il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione, mantenendo una forte influenza sulle grandi scelte strategiche per diversi anni ancora.​

Questa soluzione permetterebbe ad Apple di rassicurare mercati, partner e dipendenti, offrendo al nuovo CEO – che si chiami Ternus o in altro modo – una sorta di “rete di sicurezza” nella fase più delicata del subentro. Al tempo stesso, consentirebbe a Cook di continuare a presidiare i dossier più critici, dall’AI alla regolamentazione, passando per la relazione con governi e autorità, senza però doversi occupare della gestione quotidiana del colosso di Cupertino.​

Segui APPLE Italia su Telegram, ricevi news e offerte per primo

Tra rumor e realtà: cosa aspettarsi davvero

Alla fine, la narrazione di queste settimane si muove su due livelli: da un lato la cronaca di un’Apple che, comprensibilmente, organizza con largo anticipo il dopo‑Cook; dall’altro la tentazione di trasformare ogni segnale in una data precisa per l’addio, con il rischio di forzare la mano sulla realtà. La lettura più equilibrata sembra quella che vede il 2026 non come un traguardo obbligato, ma come una delle finestre possibili all’interno di un ventaglio più ampio, dove il fattore decisivo sarà la volontà di Tim Cook, più che una scadenza imposta dall’esterno.​

Quel che è certo è che Apple sta costruendo il futuro con estrema attenzione, e che il nome di John Ternus continuerà a tornare spesso ogni volta che si parlerà di successione. Fino all’annuncio ufficiale, la storia di Tim Cook a Cupertino resta ancora tutta da scrivere, e la vera notizia, per ora, è che un epilogo nel 2026 è tutt’altro che garantito, nonostante i titoli roboanti degli ultimi giorni.​

Potrebbe interessarti:
  • Apple chiude un 2025 da record: boom iPhone 17 e servizi, utile quasi raddoppiato
  • Tim Cook potrebbe lasciare la guida di Apple già nel 2026, secondo il Financial Times
  • Apple oltre che il CEO potrebbe dover cambiare vari dirigenti

I nostri contenuti da non perdere: