Alla luce del crescente impatto di ChatGPT nella vita delle persone e delle perplessità denunciate da più parti anche il Garante per la protezione dei dati personali ha affrontato la questione disponendo oggi uno stop con effetto immediato.

Il perché è presto detto: secondo l’Autorità non rispetta la disciplina sulla privacy perché raccoglie dati personali in maniera illecita e non ha alcun sistema per verificare l’età di chi lo utilizza, rappresentando quindi un rischio per i minori. E oltre allo stop di ChatGPT, il Garante ha già aperto un’istruttoria (fase del processo che prevede la raccolta e il controllo di informazioni).

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Perché l’Italia ha deciso di bloccare ChatGPT

Stop a ChatGPT finché non rispetterà la disciplina privacy si legge nel comunicato stampa pubblicato poco fa dal Garante per la protezione dei dati personali, che dettaglia il blocco del chatbot sviluppato da OpenAI rimandando a un provvedimento pubblicato ieri (lo trovate qui).

ChatGPT non rispetta la disciplina sulla privacy, comunica l’Autorità spiegando la mancanza di un’informativa destinata agli utenti e agli interessati che indichi in che modo i dati vengono raccolti da OpenAI e, in particolare, l’assenza di una base giuridica che ne giustifichi il trattamento, cioè la raccolta e la conservazione massiccia, che verrebbero usati per addestrare gli algoritmi stessi di ChatGPT.

C’è poi la questione dell’inesattezza delle informazioni fornite, questione che si lega a un trattamento dei dati personali inesatto, e soprattutto l’assenza di un sistema che verifichi l’età degli utenti. Nonostante OpenAI spieghi che il servizio (ChatGPT) sia rivolto ai maggiori di 13 anni, non presenta alcun filtro o altro sistema per verificare l’età degli utenti, esponendo di conseguenza i minori a rischi di vario genere.

E ora? Il Garante ha chiesto a OpenAI di comunicare entro 20 giorni misure adeguate alle richieste, pena una sanzione fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato globale annuo dell’azienda. Quindi, ChatGPT sarà spento finché non rispetterà la nostra legge sulla privacy.

Aggiornamento: blocco effettivo e rimborsi agli utenti

Il blocco di ChatGPT vero e proprio si è concretizzato a distanza di qualche ora dall’annuncio del Garante. Oggi, primo aprile 2023, il chatbot di OpenAI non funziona, e presenta questo messaggio di avviso in cui l’azienda spiega che ha avviato le procedure di rimborso per gli utenti italiani che hanno pagato a marzo ChatGPT Plus, la versione in abbonamento, anch’essa non più disponibile.

Offrire ChatGPT in conformità al GDPR (il regolamento generale sulla protezione dei dati) e alle altre leggi sulla privacy è un obiettivo dichiarato da OpenAI, che immaginiamo prenda presto provvedimenti per far sì che il chatbot torni a funzionare.

Nell’attesa, in questa pagina FAQ, trovate maggiori dettagli sulle modalità di rimborso e su altre questioni legate al blocco di ChatGPT. Altrimenti, non dovreste avere problemi a usarlo tramite VPN.

Leggi anche: GPT-4 è ufficiale: l’intelligenza artificiale di OpenAI si fa più intelligente

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