Govee è uno di quei nomi che negli ultimi anni si sono fatti spazio nell’illuminazione smart proponendo un’alternativa concreta a brand più affermati come Philips Hue. Il marchio si è costruito una reputazione su due fronti precisi: la tecnologia RGBIC, che permette di gestire colori diversi sullo stesso elemento luminoso, e l’apertura verso gli ecosistemi domotici, con un supporto a Matter che oggi è praticamente standard sui suoi prodotti di fascia media e alta. Il catalogo delle lampade da terra, in particolare, è cresciuto parecchio nel tempo, passando dai modelli più classici come la Lyra e la Floor Lamp 2 fino alla Floor Lamp Pro, che ha alzato l’asticella con asta più alta, speaker Bluetooth integrato e una resa luminosa pensata anche per spazi importanti.

Nel giugno del 2025, a Berlino, Govee ha presentato una nuova serie di lampade da terra di terza generazione che ha cambiato un po’ le carte in tavola. Tre modelli diversi, pensati per esigenze altrettanto diverse: la Tree Floor Lamp con le sue tre teste indipendenti orientabili a 350 gradi, la Torchiere Floor Lamp dal design più tradizionale con uplight diffuso verso l’alto, e la protagonista di questa recensione, la Uplighter Floor Lamp, modello H60B0. Mentre la Tree punta tutto sulla precisione direzionale e la Torchiere sulla morbidezza di una luce indiretta classica, la Uplighter sceglie una strada che nel catalogo Govee non ha precedenti.

Il corpo centrale racchiude tre zone luminose impilate e gestibili separatamente. In alto, un proiettore con lente prismatica rotante che disegna sul soffitto un effetto a onde colorate, simile ai riflessi dell’acqua. Al centro, un anello con tecnologia RGBIC che dà colore di contorno alla testa della lampada gestendo più tonalità contemporaneamente. In basso, un faretto bianco regolabile da 1000 lumen che funziona come luce d’uso vera e propria. Tre elementi distinti, ognuno con una tecnologia LED dedicata, che convivono nello stesso corpo e che, soprattutto, possono essere combinati in modi diversi a seconda del momento.

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Caratteristiche e scheda tecnica

Con i suoi 170 centimetri di altezza, la Uplighter occupa più o meno lo spazio di una piantana classica da salotto. L’asta è in alluminio nero opaco, leggermente ruvido al tatto, mentre la base circolare misura circa 30 centimetri di diametro ed è pensata volutamente larga e pesante per garantire stabilità anche su tappeti o pavimenti irregolari. La testa, posizionata in cima all’asta, è un dome dalla forma morbida che ricorda vagamente un disco volante, largo 28 centimetri, e racchiude al suo interno la parte più interessante del prodotto.

Il cuore della lampada è il sistema a tre zone luminose indipendenti, ognuna con una tecnologia LED diversa pensata per uno scopo specifico. La zona superiore è il proiettore con effetto ripple, basato su LED RGBWW (tre canali colore più bianco caldo e bianco freddo) che illuminano una lente prismatica fissa in plastica trasparente. Sotto la lente, un disco corrugato rotante deforma la luce in modo dinamico, generando l’effetto a onde proiettato sul soffitto. La velocità di rotazione è regolabile fino al fermo completo, ma la trama della lente resta sempre visibile: non è quindi possibile ottenere una luce piatta e uniforme, l’effetto onda è strutturale.

L’anello centrale è l’unica zona che sfrutta davvero la tecnologia RGBIC, ovvero la possibilità di gestire colori diversi contemporaneamente sullo stesso elemento. Da qui escono i gradienti, gli effetti segmentati e le combinazioni cromatiche più elaborate visibili sulla lampada stessa, anche se la posizione dell’anello sotto il dome ne limita un po’ la visibilità da angolazioni basse, come quando si è seduti sul divano.

La zona inferiore è invece un faretto rivolto verso il basso, costruito con LED a luce bianca regolabile (WW), capace di erogare fino a 1000 lumen reali e di coprire un’area di circa 16-20 metri quadrati. La temperatura colore spazia da 2700 a 6500 kelvin, quindi dal bianco caldo dell’illuminazione serale al bianco neutro-freddo più adatto a leggere o lavorare. È la luce che fa il mestiere “vero” della lampada, mentre le altre due zone si occupano dell’atmosfera.

La testa è inclinabile fino a 30 gradi rispetto all’asse verticale, abbastanza per direzionare il faretto inferiore verso una poltrona da lettura o un angolo specifico della stanza. Sulla parte alta dell’asta si trovano due pulsanti fisici: uno per l’accensione e lo spegnimento, l’altro per il cambio scena, che diventa centrale nell’uso quotidiano grazie alla possibilità di assegnare fino a 8 colori e 6 scene preimpostate richiamabili con un semplice tocco.

La connettività si appoggia a una doppia interfaccia WiFi 2.4 GHz e Bluetooth, con gestione affidata all’app Govee Home. Lato compatibilità smart, la Uplighter dialoga con Amazon Alexa, Google Assistant e lo standard Matter, coprendo di fatto i principali ecosistemi domotici in circolazione.

Di seguito, una sintesi schematica dei valori principali.

Caratteristica Dato
Modello H60B0
Altezza 170 cm
Diametro base 30 cm
Diametro testa 28 cm
Materiali Alluminio (asta), plastica (lente e dome)
Colore Nero opaco
Zone luminose 3 indipendenti (RGBWW + RGBIC + WW)
Luminosità massima 1000 lumen (faretto inferiore)
Temperatura colore 2700K – 6500K
Area coperta 16-20 m²
Inclinazione testa Fino a 30°
Connettività WiFi 2.4 GHz + Bluetooth
Compatibilità smart Alexa, Google Assistant, Matter
Scene preimpostate 80+
Modalità music sync 7
Preset su pulsante fisico 8 colori + 6 scene
App Govee Home

Design e contenuto della confezione Govee Uplighter

La Uplighter arriva in una scatola allungata di dimensioni contenute, considerato l’ingombro finale del prodotto. All’apertura, i componenti sono protetti e separati tra loro: la base circolare, quattro segmenti di asta in alluminio, la testa con il dome già pre-assemblato, l’alimentatore e un manualetto multilingua. Nessun attrezzo incluso, ma non serve: il montaggio è interamente a vite manuale, con filettature ampie pensate per chiudersi a mano senza bisogno di cacciavite.

L’assemblaggio richiede pochi minuti. Si avvita il primo segmento di asta alla base e si procede in sequenza fino all’ultimo, su cui si innesta la testa. Il cavo elettrico corre già preinserito all’interno dell’asta, quindi non c’è nulla da far passare manualmente: basta prestare attenzione durante la chiusura dei giunti per evitare di pizzicarlo o danneggiarlo. Il manuale invita comunque a verificare il funzionamento prima di stringere tutto, collegando l’alimentatore e accendendo la lampada per controllare che tutte e tre le zone luminose rispondano. È un passaggio veloce ma sensato, perché smontare a posteriori per un contatto difettoso è seccante.

Una volta in piedi, la lampada trasmette una sensazione di solidità superiore a quanto suggerisca il prezzo. L’asta in alluminio nero opaco ha una finitura leggermente ruvida che non trattiene impronte e non riflette in modo fastidioso la luce circostante. La base, larga 30 centimetri e visibilmente pesante, fa il suo mestiere: spostando volutamente la lampada con una piccola spinta laterale, oscilla appena per poi tornare ferma, senza il barcollare nervoso di certe piantane economiche. La gestione del cavo è curata, con un piccolo passaggio ricavato nella base che permette di farlo uscire verso il muro nella direzione più comoda, anziché lasciarlo sospeso sotto la scocca.

La testa è la parte che cattura l’occhio anche da spenta. Il dome ha una forma morbida, schiacciata, in plastica grigio scuro opaca nella parte alta e con una fascia traslucida sul perimetro che corrisponde alla zona dell’anello RGBIC. La lente prismatica superiore, quella responsabile dell’effetto onda, è in plastica trasparente con una superficie scolpita a creste ondulate ben visibili. È la zona più delicata del prodotto, e la sua finitura può graffiarsi con facilità: meglio evitare di appoggiarci sopra oggetti o di passarci sopra un panno asciutto e ruvido durante le pulizie.

Sotto il dome, attorno alla circonferenza più larga, si trova il faretto bianco rivolto verso il basso, protetto da un diffusore che ne ammorbidisce il bordo e ne distribuisce la luce su un’area ampia. Due pulsanti fisici sono incassati sull’asta, poco sotto la testa, in posizione comoda per essere raggiunti da seduti: uno per l’accensione e uno per il cambio scena. Entrambi hanno una corsa breve e un feedback netto, senza il clic plasticoso tipico delle componenti più economiche.

Da spenta, la Uplighter ha un aspetto sobrio, quasi anonimo, che si integra senza forzature in arredi moderni o minimalisti. Non è una lampada di design nel senso stretto del termine, e chi cerca un oggetto che dichiari qualcosa di sé anche prima di essere acceso probabilmente troverà più carattere altrove. La vera identità del prodotto si rivela solo quando si dà corrente, e da quel momento in poi cambia completamente registro.

Le 3 zone luminose indipendenti: RGBWW, RGBIC e luce bianca

Accendere la Uplighter per la prima volta è il momento in cui il prodotto smette di essere una piantana sobria e diventa qualcos’altro. Le tre zone luminose entrano in funzione con una scena di default che le tiene tutte accese contemporaneamente, anche se nell’uso reale la lampada lavora quasi sempre con una o due zone alla volta, perché la combinazione completa è limitata via firmware e perché ogni elemento ha un mestiere specifico. Vale la pena vederle una per una, partendo da quella che dà il nome al prodotto.

Effetto ripple sul soffitto: come funziona il proiettore RGBWW

Il proiettore superiore è il vero motivo per cui si compra questa lampada. Il funzionamento è meccanico più che elettronico: la lente prismatica fissa in cima al dome filtra la luce dei LED RGBWW sottostanti, mentre un disco corrugato rotante distorce in modo continuo il fascio luminoso, creando sul soffitto e sulle pareti alte un effetto a onde che ricorda i riflessi dell’acqua o, in certe combinazioni cromatiche, l’aurora boreale. La velocità di rotazione è regolabile dall’app, fino al fermo completo, anche se la trama della lente continua a essere visibile: non è quindi possibile usare il proiettore come una luce d’ambiente piatta e uniforme, il pattern ondulato resta una caratteristica strutturale.

Il limite tecnico più evidente di questa zona riguarda la gestione del colore. La logica RGBWW dei LED tratta i canali rosso, verde e blu come elementi separati piuttosto che miscelati in tempo reale, quindi quando si seleziona una tonalità composita come il giallo o l’arancione, il risultato sul soffitto è una proiezione che alterna le componenti primarie anziché restituire un colore unico e pulito. Sulle scene preimpostate, dove le palette sono pensate per sfruttare proprio questa caratteristica, l’effetto funziona molto bene e diventa parte del fascino. Quando invece si prova a impostare un colore preciso in modalità manuale, la resa può sorprendere chi si aspettava il comportamento di una matrice RGBIC tradizionale.

Anello RGBIC: colori multipli simultanei e limiti di visibilità

L’anello che corre lungo il perimetro del dome è la zona tecnologicamente più sofisticata della lampada e, paradossalmente, anche quella meno protagonista nell’uso quotidiano. La tecnologia RGBIC permette di gestire più colori contemporaneamente sullo stesso elemento, creando gradienti, transizioni segmentate e combinazioni cromatiche che variano lungo la circonferenza. La resa è quella tipica dei prodotti Govee di fascia alta, con colori saturi, transizioni morbide e tempi di risposta brevi ai comandi via app.

Il punto debole è la visibilità. La posizione dell’anello, incassato sotto il bordo del dome, ne limita la lettura quando ci si trova seduti sul divano o comunque a un’altezza inferiore a quella della lampada. Da in piedi o passandoci accanto si nota bene, da seduti si percepisce più come un alone colorato di contorno che come un elemento luminoso vero e proprio. È una scelta di design coerente con la filosofia della lampada, che usa l’anello come accento cromatico più che come fonte luminosa principale, ma chi cerca un effetto RGBIC ben visibile da ogni posizione potrebbe restare un po’ deluso.

Faretto inferiore: 1000 lumen per l’illuminazione quotidiana

Il faretto bianco rivolto verso il basso è la zona più convenzionale delle tre, ed è anche quella che giustifica l’acquisto della Uplighter come piantana vera. I 1000 lumen dichiarati sono reali e percepibili: la copertura di circa 16-20 metri quadrati permette di illuminare un’intera area conversazione di un salotto medio, o di garantire una luce di lettura ampia e diffusa attorno a una poltrona. Non è una luce direzionale stretta, è un cono ampio che cade morbido dal bordo del dome.

La temperatura colore regolabile da 2700 a 6500 kelvin copre tutto lo spettro utile per gli scopi domestici, dal bianco caldo serale al bianco neutro-freddo per il lavoro o la lettura prolungata. Le transizioni tra le temperature, gestite via app o tramite i preset del pulsante fisico, sono fluide e prive di sfarfallii visibili. La resa cromatica è quella tipica dei LED a luce bianca regolabile di buona qualità: non da paragonare a una lampadina specialistica con indice CRI dichiarato sopra i 95, ma più che sufficiente per leggere a lungo senza affaticare la vista o per illuminare un piano di lavoro occasionale. Anche al 20 percento di intensità, in modalità bianco caldo, la luce resta usabile e accogliente, segno che il dimming è ben calibrato e non scende a strappi.

 

App Govee Home, compatibilità smart: Alexa, Google Home e supporto Matter

La gestione della Uplighter passa quasi interamente dall’app Govee Home, disponibile per iOS e Android, e il primo abbinamento è una delle operazioni più rapide che si possano sperimentare su un dispositivo smart di questa fascia. Bastano pochi secondi: Bluetooth attivo sullo smartphone, tocco sul pulsante di aggiunta dispositivo, riconoscimento automatico della lampada e configurazione della rete WiFi a 2.4 GHz.

L’interfaccia è strutturata su quattro aree principali, accessibili dalla schermata del dispositivo: il controllo manuale del colore e della luminosità delle tre zone, la libreria di oltre 80 scene preimpostate divise per categoria (relax, festività, natura, gaming, audiovisivo), le sette modalità di sincronizzazione musicale che sfruttano il microfono integrato nella testa della lampada, e una modalità DIY che permette di costruire le proprie combinazioni di colori, transizioni e tempi.

La quantità di scene già pronte è il punto di forza più immediato: nella maggior parte dei casi non serve nemmeno entrare nella sezione DIY, perché tra le opzioni preimpostate si trova quasi sempre qualcosa di adatto al momento.

L’integrazione con gli ecosistemi smart è dove la Uplighter mostra sia i suoi pregi che i suoi limiti. Il collegamento con Amazon Alexa e Google Assistant è semplificato direttamente dall’app Govee, che gestisce l’attivazione della skill senza richiedere passaggi manuali macchinosi. Una volta abbinata, la lampada risponde senza problemi ai comandi vocali base: accensione, spegnimento, regolazione della luminosità e cambio colore. Sul supporto Matter, invece, il discorso è più complesso.

Il protocollo è effettivamente implementato e permette di portare la lampada in HomeKit, Google Home o altri controller compatibili, ma con limitazioni concrete: il controllo esposto via Matter riguarda principalmente il faretto bianco inferiore, mentre le funzioni più caratterizzanti, come la gestione separata delle tre zone, la scelta delle scene dinamiche o il controllo dell’effetto ripple, restano accessibili solo dall’app Govee. È un limite noto delle implementazioni Matter attuali, non specifico di questo prodotto, ma vale la pena saperlo prima dell’acquisto se l’obiettivo è gestire tutto dentro Apple Home.

Sul fronte dell’automazione, la funzione più utile nell’uso quotidiano è l’Auto-Run, che permette di programmare cambi di scena, colore o stato della lampada in fasce orarie diverse della giornata. Si può per esempio impostare una luce bianca neutra al mattino, il faretto inferiore caldo al pomeriggio, l’effetto ripple alla sera, lo spegnimento automatico a notte fonda. Una volta configurata, la lampada lavora in autonomia senza più bisogno di toccare l’app o di parlare a un assistente vocale, e diventa parte dell’arredo nel senso più letterale del termine. La configurazione iniziale richiede una decina di minuti per essere impostata con criterio, ma il risultato è una piantana che cambia comportamento da sola durante il giorno, adattandosi ai ritmi di chi la usa.

La Govee Uplighter alla prova in salotto

Abbiamo collocato la Uplighter nel salotto di casa, con il soffitto a 270 centimetri di altezza. È una condizione che mette la lampada nelle migliori circostanze possibili: la distanza tra il dome e il soffitto è abbastanza ampia da permettere all’effetto ripple di aprirsi e disegnare un pattern leggibile, senza schiacciamenti né zone troppo concentrate. Chi vive in appartamenti più recenti con soffitti sui 240-250 centimetri probabilmente vedrà comunque un buon risultato, ma è ragionevole pensare che sopra i 260 la resa diventi davvero apprezzabile.

Una delle cose che ci ha sorpreso da subito è che l’effetto ondulato non ha bisogno del buio totale per essere godibile. Anche con altre luci accese in stanza o con la luce naturale di fine giornata che entra dalle finestre, le onde colorate sul soffitto restano visibili e piacevoli. L’unico scenario in cui perdono mordente è quando la stanza riceve luce diretta dall’esterno proprio sul soffitto, nelle ore centrali di una giornata di sole pieno, e in quel caso il contrasto si appiattisce e la proiezione diventa molto meno leggibile. È una limitazione abbastanza prevedibile, ma utile da sapere per chi pensa di tenere la lampada accesa di pomeriggio in una stanza molto luminosa.

Recensione Govee Uplighter H60B0: la lampada da terra smart con effetto onda 19

La qualità costruttiva si è mantenuta nel tempo: nessun gioco nei giunti, nessun cedimento della testa, base sempre stabile anche dopo qualche spostamento. Il faretto inferiore si è rivelato versatile più di quanto si potesse immaginare. Lo abbiamo usato come luce principale del salotto la sera, in bianco caldo a media intensità, come luce di lettura puntandolo verso la poltrona con la testa inclinata, e occasionalmente come illuminazione da lavoro al tavolo del salotto con il portatile. I 1000 lumen reali fanno la differenza in tutti e tre i casi, e la regolazione della temperatura colore permette di passare dal caldo serale al neutro funzionale senza dover cambiare lampada o stanza.

La quantità di scene preimpostate disponibili dall’app è uno di quei numeri che spesso sembra di marketing, e invece nell’uso reale si traduce in un beneficio concreto. Le abbiamo esplorate quasi tutte nelle prime settimane, e dopo un po’ è emerso chiaramente che è difficile non trovarne almeno una adatta a qualsiasi momento, sia che si tratti di un film, di una serata in musica, di una lettura o di una semplice pausa sul divano. Govee aggiorna inoltre la libreria con cadenza regolare, e nuove scene compaiono periodicamente senza bisogno di interventi manuali.

A questa abbondanza si affianca una funzione che alla prova quotidiana si è rivelata più utile di quanto si pensasse: la possibilità di preimpostare fino a 8 colori e 6 scene direttamente sul pulsante fisico della lampada, configurandoli prima dall’app. Una volta salvati, basta una pressione breve sul tasto scena per ciclarli in sequenza, mentre una pressione lunga ne cambia l’ordine. Significa che le combinazioni usate più spesso, tipo il bianco caldo serale, l’effetto ripple in tonalità fredde per la musica, oppure una tonalità rosa-viola per le serate più rilassate, sono raggiungibili con un singolo tocco sulla lampada, senza dover prendere il telefono o chiamare l’assistente vocale. Per chi accende e spegne la lampada più volte al giorno è una di quelle piccole cose che cambiano davvero il rapporto con l’oggetto.

Il difetto più evidente emerso dall’uso prolungato riguarda il music sync. Funziona, è ben calibrato, reagisce con buona precisione ai bassi e ai picchi audio, ma in ambiente buio dopo un po’ diventa fastidioso. Quando la lampada è l’unica fonte luminosa della stanza e pulsa al ritmo della musica, l’occhio fatica a riposare, perché l’intera illuminazione di sfondo cambia continuamente intensità e colore. Funziona molto meglio in scenari sociali con luci d’ambiente già presenti, dove la lampada diventa un elemento aggiuntivo e non l’unica protagonista. Per l’ascolto serale rilassato, invece, conviene passare a una scena statica con effetto ripple lento, che dà comunque movimento ma in modo prevedibile e calmo.

Sul fronte vocale, una volta collegata ad Alexa la lampada risponde bene ai comandi di base, mentre per il cambio di scena serve prendere un po’ la mano: bisogna memorizzare il nome esatto delle scene così come compaiono in app, perché Alexa non interpreta sinonimi né varianti. Una richiesta tipo “metti la scena tramonto” funziona solo se quella scena si chiama davvero “Tramonto” nella libreria, e all’inizio capita di chiedere qualcosa e sentirsi rispondere che il dispositivo non riesce a trovarla.

C’è infine un dettaglio poco pubblicizzato che merita di essere segnalato. L’app Govee Home permette di impostare il comportamento della lampada dopo un’interruzione di corrente: si può scegliere se farla riaccendere automaticamente nello stato precedente, lasciarla spenta, oppure farla ripartire con una scena specifica. La scelta “resta spenta” è quella che abbiamo selezionato, e si è rivelata preziosa la prima volta che è saltata la corrente nel cuore della notte. La maggior parte dei dispositivi smart si riaccende automaticamente al ritorno della corrente, trasformando un blackout notturno in una casa improvvisamente illuminata alle tre del mattino. La Uplighter no, e per chi tiene la lampada in salotto e dorme in camera è esattamente il comportamento che si vorrebbe. È un piccolo dettaglio software, ma di quelli che si notano quando servono e si dimenticano in fretta quando funzionano.

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Dove comprare la Govee Uplighter H60B0

La Govee Uplighter Floor Lamp ha un prezzo di listino di 189,99 euro, in linea con il posizionamento di fascia medio-alta del marchio. Sul sito ufficiale Govee e sui principali marketplace come Amazon il prezzo reale si attesta più frequentemente nella forbice tra 145 e 160 euro, soprattutto in occasione delle offerte stagionali come il Black Friday, il Prime Day o i saldi estivi. A queste cifre il rapporto qualità-prezzo diventa decisamente interessante, considerato che si porta a casa una piantana smart, un proiettore d’effetto e una luce funzionale da 1000 lumen in un unico prodotto.

A chi consigliamo la Govee Uplighter (e a chi no)

La Uplighter è una scelta sensata per chi cerca una piantana smart che faccia più di un solo mestiere: una luce d’atmosfera capace di trasformare visivamente la stanza, una luce funzionale per lettura e attività quotidiane, e un’integrazione domotica solida con Alexa e Google Assistant. È particolarmente indicata per chi vive in ambienti con soffitti sopra i 250 centimetri, dove l’effetto ripple riesce a esprimersi al meglio.

È meno indicata, invece, per chi cerca una luce d’ambiente classica e statica, dato che l’effetto ondulato è strutturale e non disattivabile, e per chi vuole gestire tutte le funzioni avanzate tramite Apple HomeKit, perché l’implementazione Matter resta parziale. Tra le sorelle della stessa serie, chi privilegia la precisione direzionale potrebbe preferire la Tree Floor Lamp con le sue tre teste indipendenti, mentre chi cerca un uplight più tradizionale e diffuso troverà nella Torchiere una soluzione più adatta. La Uplighter ha senso quando si vuole proprio quell’effetto onda sul soffitto come elemento distintivo del salotto, e in quel caso, oggi, sul mercato non c’è davvero nulla di paragonabile.

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